IL MARE MANGIA

Il fenomeno dell’erosione costiera è un problema che affligge la riviera romagnola da decenni ed ha radici lontane, le cui cause sono per lo più ascrivibili all’uomo.

La spiaggia sabbiosa romagnola, in passato, era accompagnata da una più o meno ampia fascia di dune, allungate nel senso del litorale e perpendicolari ai venti dominanti.

Fino a qualche anno fa, alcune tracce di questa caratteristica fascia costiera si potevano osservare tra Milano Marittima e la foce del Savio, oggi rimane solo sull’arenile dell’Oasi Naturalistica Protetta del fiume Bevano.

È nel corso del 900, che il sistema ambientale costiero della regione Emilia-Romagna subisce profonde trasformazioni dovute all’urbanizzazione, nonchè all’intenso sviluppo economico-turistico, che inevitabilmente ne minano radicalmente l’equilibrio.

La regimentazione dei fiumi e l’escavo di inerti in alveo, hanno portato a un crollo del trasporto di detriti verso il mare e, di conseguenza, ad una forte riduzione dell’apporto naturale di sabbia alle spiagge.

Nella seconda metà del secolo, lo sfruttamento delle risorse idriche sotterranee e quello dei giacimenti di metano, ha poi determinato l’incremento della subsidenza della fascia litoranea e, conseguentemente, dell’erosione delle spiagge.

Le tecniche di perforazione permisero infatti di attingere acqua dalle falde fino a 70-80 m di profondità, si sostituirono così i primi acquedotti con pozzi artesiani.

Allora l’acqua usciva spontaneamente dai pozzi e la si usava solo come acqua potabile e per attività artigianali. Col tempo, aumentando le necessità per usi agricoli e industriali, si giunse a togliere più acqua di quanta ne arrivasse dai fiumi.

Agli inizi degli anni ’50 l’acqua non sgorgava più spontaneamente e si rese necessario ricorrere a pompe sommerse. Così, con la diffusione dei pozzi, alla lenta subsidenza naturale per carico sedimentario, si è aggiunta una subsidenza ben più rapida.

A poche miglia dalla costa, l’estrazione del gas dal sottosuolo ha provocato la compressione dei sedimenti degli strati sovrastanti e di quelli sottostanti la zona produttiva. Uno studio condotto in prossimità del giacimento di gas Angela-Angelina, ha evidenziato che la coltivazione di tale attività ha prodotto in oltre 20 anni, sui fondali compresi tra i 4 e i 6 metri, abbassamenti presumibilmente superiori ai 200 cm.

In prossimità del suddetto impianto, tra il 1984 e il 1993, si è registrato un abbassamento di 80-90 cm. sui fondali compresi tra i 3 e i 6 metri. A tutto ciò l’intervento umano ha aggiunto un altro elemento di pressione, costruendo opere trasversali (moli in cemento) a protezione dei numerosi approdi. Queste opere, oltre a causare una frammentazione fisica del sistema costiero, hanno interferito sul trasporto solido lungo costa, ostacolandolo e producendo fenomeni localizzati di erosione sottoflutto alle opere stesse. La spiaggia è un sistema ambientale dotato di un equilibrio dinamico molto precario. Il processo per mantenere in equilibrio la linea di spiaggia, si svolge in due fasi: l’erosione e il deposito.

Quando questo equilibrio si rompe, può avvenire che:
– il mare deposita maggiore quantità di materiale e la spiaggia avanza;
– il mare deposita minore quantità di materiale e allora si verifica l’erosione della costa.

Le cause principali dell’aumento dell’erosione sono:
– la subsidenza
– la diminuzione del trasporto da parte dei fiumi
– le opere costruite a mare
– l’urbanizzazione della costa.

La Subsidenza è un lento movimento di abbassamento della crosta terrestre che si verifica in determinate zone ed è attribuito al peso dei sedimenti che si accumulano; è, infatti, un fenomeno che fa parte del naturale sviluppo delle pianure alluvionali.

Tuttavia, a partire dagli anni ’40-’50, questo fenomeno ha interessato la costa emiliano-romagnola in maniera talmente rilevante da risultare la causa preponderante dell’erosione costiera.

Nonostante le difficoltà legate alla scelta di un adatto sistema di misura del fenomeno, gli studi effettuati ne hanno dimostrato la gravità: si pensi che negli ultimi 50 anni, la fascia costiera regionale si è abbassata di oltre 70 cm. a Rimini e di oltre un metro da Cesenatico al delta del Po.

Lido di Dante poi, è la località con la velocità di abbassamento più elevata dell’intero litorale romagnolo. Nonostante la continua attività di ripascimento effettuata nel corso dei decenni, negli ultimi 55 anni la costa romagnola ha perso 100.000.000 di metri cubi di sabbia.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci

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