FINLANDIA: REDDITO UNIVERSALE PER TUTTI

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Il progetto di legge annunciato dal nuovo primo ministro Juha Sipila, in carica da fine maggio, è un esempio più unico che raro in Europa. Mai prima d’ora un governo aveva presentato un piano per un reddito minimo così alto e di così ampia portata.

Un reddito universale  fino a 1.000 euro per tutti i cittadini, a prescindere dalla loro età o condizione sociale, renderebbe il lavoro una “scelta di vita”. Sarebbe infatti sufficiente a condurre una vita modesta, ma dedita completamente al tempo libero e agli interessi personali, oltre ai doveri di famiglia e burocratici.

Certo servono anche basi strutturali ben solide: la Finlandia è un paese ricco e virtuoso dell’area euro, e il programma sarebbe possibile grazie al fatto che in Finlandia tutti pagano le tasse e grazie anche al taglio deciso del numero di funzionari pubblici incaricati dei programmi sociali.

Il progetto, un’utopia dagli effetti perversi per i critici, è sostenuto da gran parte dei partiti politici. Alcuni evocano una retribuzione base più bassa, intorno ai 500 euro, ma c’è chi, come i liberali, desidererebbe arrivare a 850-1.000 euro.

L’applicazione di una tale politica eliminerebbe la povertà e, sostituendo i programmi governativi attuali, ridurrebbe anche la burocrazia.

La forza lavoro meno qualificata avrebbe un maggior potere contrattuale con i datori di lavoro e non ci sarebbe più bisogno del salario minimo.

Peraltro, a metà degli anni ’70, un esperimento di questo tipo vide protagonista la città canadese di Dauphin, che per un breve periodo di tempo aiutò 1.000 famiglie in difficoltà, attraverso l’assegnazione di un reddito garantito. L’esito fu molto positivo: la manovra pose fine alla povertà,  ci furono anche meno pazienti ricoverati in ospedale e maggiori casi di studenti che completarono gli studi.

Ma non tutti approvano l’idea, più che altro per gli effetti che una tale misura avrebbe sulla produttività potenziale. La gente continuerà a lavorare se non ce ne sarà bisogno? E chi può avere la certezza che i cittadini spenderanno gli assegni statali nell’istruzione e nei beni alimentari, e non in droghe o articoli non necessari? In ogni caso in molti Paesi d’Europa esiste: vediamo più sotto dove e in che misura:

Belgio:
– 613 euro per persone sole
– 817 euro per coppie con o senza figli
– 957 euro per coppie con 1 figlio di 10 anni
– 1.161 per coppie con 2 figli sopra gli 8 e i 12 anni
Francia:
– 425 euro per le persone sole
– 638 euro per famiglie monoparentali con 1 figlio
– 765 euro per coppie con 1 figlio
– 893 euro per coppie con 2 figli.
Danimarca:
– 1.532 euro per le persone sole
– 1.912 euro per monogenitori con 1 figlio
– 3.172 per le coppie con 1 figlio
– 3.280 euro per le coppie con 2 figli.
Irlanda:
– 645 euro per le persone sole
– 1.073 euro per le coppie senza figli
– 1.146 euro per le coppie con 1 figlio
1.219 euro per le coppie con 2 figli.
Germania:
– 345 euro per le persone sole
– 621 euro per le coppie senza figli
– 828 euro per le coppie con 1 figlio (10 anni)
– 1.035 euro per le coppie con 2 figli (8 e 12 anni).
Gran Bretagna:
– 669 euro per gli individui dell’età minima di 25 anni
– 881 euro per le coppie senza figli
– 1.265 euro per le coppie con 1 figlio (10 anni)
– 1.572 euro per le coppie con 2 figli (8 e 12 anni).
Olanda:
Nei Paesi Bassi esistono due tipi di sussidi, il primo è il Bijstand, un diritto individuale e si accompagna al sostegno all’affitto, ai trasporti per gli studenti, all’accesso alla cultura. Il secondo è il Wik, un reddito destinato agli artisti per “permettere loro di avere tempo di fare arte”. Entrambi si aggirano sui 500 euro.
Norvegia:
Stønad til livsopphold letteralmente “reddito di esistenza”, erogato a titolo individuale a chiunque senza condizione di età: ammonta a circa 500 euro.
In Italia il costo di un reddito minimo di cittadinanza è stato quantificato in 15-17 miliardi, cifra alta ma non impossibile, se si considera che per lo sgravio Irpef da 80 euro sono serviti circa 10 miliardi.

C’è chi lo considera una soluzione positiva per l’economia in generale. Comunque la Commissione Lavoro è chiamata a incardinare le due proposte di legge. Per il M5S, la platea potenziale è di 9 milioni di persone: 780 euro a testa per un costo di 17 miliardi. Nella seconda proposta (Misto-Sel), 600 euro a chi ne guadagna meno di 8.000 l’anno. Le coperture, secondo la proposta M5S, verrebbero dai tagli alle pensioni d’oro, tagli alla Difesa, tagli al finanziamento ai partiti, tassazione del gioco d’azzardo e dall’8 per mille di chi non decide a chi destinarlo.


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Massimo Scalzo

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