IL FUNERALE DELL’EUROPA

L’Europa è morta, viva l’Europa, quella vera, visto che quella dell’austerity e della Germania guidata dalla Cancelliera Angela Merkel (pare sia sull’orlo di una crisi di nervi), è stata definitivamente seppellita dalla vittoria dei «no» nel referendum indetto dal premier Alexis Tsipras.

La cosa veramente sconvolgente, è che la rivolta di un piccolo e povero stato, ha mandato in crisi l’Europa e solo adesso, i politici di ogni parte, dicono che questa Europa non va bene e bisogna cambiarla…… Bene ma sorge una domanda: finora cosa avete fatto? Probabilmente dormivate!

Questo è il primo verdetto politico che esce dalle urne greche e non lascia margini di incertezza: l’Unione Europea così come l’abbiamo conosciuta finora non esiste più. Da oggi dunque, probabilmente ricomincia una trattativa per sistemare il dossier della crisi finanziaria, ma accanto se ne aprirà un’altra per capire se l’Unione ha ancora un senso.

Come non considerare un segno di grande debolezza, il fatto che qualche ora dopo le prime notizie della prevalenza del «no» in Grecia, la prima reazione europea sia stato l’incontro tra François Hollande e la Merkel, fissato per stasera, per valutare le conseguenze del referendum in Grecia? Un incontro che «si inserisce nell’ambito della cooperazione permanente tra la Francia e la Germania per contribuire ad una soluzione durevole del problema Grecia». Insomma. ci sono più versioni dell’Europa, una delle quali è a due soli membri. La domanda è: dove sono gli altri? Niente paura, la risposta è arrivata ieri in serata. Qualcuno è andato in ordine sparso come il leader della Gran Bretagna David Cameron, che riunisce oggi un pezzo del suo governo e il governatore della Banca d’Inghilterra. Scelta solitaria dunque.

Quanto alla pochezza della strategia di coordinamento europeo, basta la fonte finanziaria che ha smentito l’eurogruppo dei ministri finanziari annunciato per stasera: «I ministri delle Finanze non saprebbero cosa discutere dopo l’eventuale vittoria del no al referendum in Grecia». Un messaggio che lascia poco spazio all’ottimismo sul futuro dell’Europa. In serata la dichiarazione tardiva: il summit europeo si terrà domani. È stato il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, a convocarlo ufficialmente con un tweet, dopo le rimostranze anche del governo italiano («serve più collegialità» ha tuonato Renzi).

Non essere stato invitato al meeting con Hollande e Merkel non fa fare certo una bella figura a Matteo Renzi (pare che i cabasisi gli abbiano frullato di brutto), che non ha mai espresso grandissime simpatie per Tsipras, divenuto nel frattempo icona della sinistra più radicale italiana. Non solo, il referendum greco ha di fatto compattato il Movimento 5 stelle e la sinistra di Sel, un asse che se consolidato, può cominciare a infastidire Renzi già in calo nei sondaggi. Insomma, il terremoto greco potrebbe avere qualche ripercussione anche nella politica italiana. Intanto stamattina il premier, ha chiamato a Palazzo Chigi il ministro dell’Economia Padoan  per un colloquio. Il Tesoro, già ieri sera, ha messo le mani avanti. In una nota ha spiegato che «prevede volatilità sui mercati per le incertezze sulla Grecia, ma non teme rischi per l’Italia e per l’Europa». Questo grazie alla Bce e al suo quantitativo easing, all’unione bancaria che ha sterilizzato quello che in passato è stato un canale di trasmissione del contagio dell’incertezza e il consolidamento di bilancio.

Posto che la trattativa deve ripartire anche se non si sa su quali basi, le borse partiranno sicuramente in negativo, soprattutto i titoli bancari. Sono quelli che probabilmente sconteranno le fibrillazioni del default ormai a un passo. Atene, per ora comunque, resta formalmente nell’area Euro. I Trattati non prevedono né procedure di autoesclusione né, tantomeno, procedure di espulsione.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci

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