L’Evoluzione (?) della F1.

In questi giorni vari gossip si stanno alternando su web, riviste online e cartacee su argomenti che possono lasciare perplessi puristi, pignoli e i soliti scontenti di tutto. In particolare mi riferisco agli argomenti principe: le dimissioni di Piech, presidente del consiglio di controllo di Volkswagen,  la vittoria in F4 alla sua prima gara di Mick Schumacher e le dichiarazioni dei vari Lauda, Marko e Bernie, il trio dei vecchietti terribili, due senza troppo potere decisionale, uno invece con troppo di tutto… età, soldi, interessi, amicizie e quant’altro. Oggi ogni notizia che non solo riguardi ma solo sfiori la F1 rimbalza da ogni parte e viene amplificata perchè quella che era l’età aurea di Mosley, di Gilles, Senna, Prost, Schumacher, Montezemolo e Agnelli, Dennis, sir Williams e altri si è andata offuscando nell’era di Todt ed Ecclestone l’un contro l’altro armati. Il primo con i suoi regolamenti sregolati, l’altro con il proliferare di circuiti anonimi sparsi nel mondo e l’aumento delle richieste pecuniare a fronte di un continuo calo di interesse e di ascolti che solo nel 2014 ha visto una timida ripresa in Finlandia e Germania ( chissà perchè…). Guardavo la foto della partenza dell’ultimo GP dove due cose mi sono saltate agli occhi: la pochezza dello schieramento e due McLaren-Honda ( di grigio-nero stile Force India verniciate ) in fondo alla griglia. Basta andare a guardare una gara di Indy o del WEC e anche della MotoGP per vedere e apprezzare le differenze. Come può piacere una competizione con una ventina di macchine ( di cui quattro in grado di doppiare oltre la metà delle altre ) che girano dentro circuiti con più asfalto fuori che sulla pista? Io sono un fautore dei circuiti storici, ma ben vengano circuiti in tutto il mondo, magari con la rotazione di alcuni, ma che si corra su piste dove l’insieme pilota-macchina ( in quest’ordine ) faccia la differenza… in poche parole: il pubblico vuole la suspense cioè l’attesa di un incidente, di un fuoripista stile Kubica, di un mucchio selvaggio alla prima staccata, di un’impresa alla Gilles. Non nascondiamoci dietro al finto perbenismo della sicurezza a tutti i costi. La sicurezza al 100 % noin ci sarà mai, l’imponderabile è sempre in agguato, come Alonso ben sa ( forse l’esempio non è calzante, ma facciamo finta che lo sia perchè l’altro esempio è troppo triste ). Quindi non meravigliamoci se 110 giornalisti sono piombati su un ragazzo dal cognome leggendario o se le dimissioni di Piech rilanciano in poche ore l’ingresso del gruppo VW in F1, ma riflettiamo sulla notizia delle prove Audi a Monza dove le R18 hanno percorso il curvone a 360 km/h. Roba d’altri tempi quando il motorsport era sinonimo di rischio e di cuori coraggiosi, dove l’incidente era in agguato dentro ogni curva, quando non si risparmiavano carburante e motori e le gomme non erano studiare per 20-30 giri e obbligate. Ci sono fatti del passato, remoto e anche prossimo, che non devono in nessun modo ripetersi, ma a me dà molto fastidio che un pilota pagato oltre trenta milioni di euro l’anno venga sedato per una strisciata a muro a 105 chilometri orari e portato in ospedale con l’eliambulanza. O che la ruotata a un cameraman nei box sia la scusa per limitare l’ingresso al paddock a tutto vantaggio di chi gestisce i diritti televisivi e fotografici della giostra rutilante che è diventato il Circus.  ( massimo scalzo )

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Massimo Scalzo

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