CONDICIO SINE QUA NON

Riflessioni sull’articolo di Ottopagine riportato più sotto.

Nell’apparenza questo articolo potrebbe sembrare banale e scontato, ma al suo interno si possono leggere altre cose. La prima è l’attenzione che si pone nel non attaccare Neri: perché? L’intento potrebbe essere quello di tentare Neri a montarsi la testa (passateci il termine)?

All’Udc, dopo tutto, non è stato dato gran spazio nel CDX; almeno finora e almeno non tanto quanto vorrebbero gli ex DC. I componenti l’Udc sono stati considerati solo come portatori d’acqua alla causa del centrodestra, sono, di conseguenza, considerati dei gregari più che dei protagonisti. Magari cambiando area e tornando nell’aura del centro sinistra, si potrebbe ottenere di più…

L’intento potrebbe essere farlo approdare in un nuovo laboratorio dove far convergere gli ex DC e ex PCI. L’ipotesi potrebbe essere tutt’altro che remota, un’operazione del genere, di cui Nando Fabbri potrebbe, ma è solo una nostra fantasia? Essere il regista. Non fosse altro perché lui, insieme a Lazzarini, fu l’artefice ai tempi del primo “laboratorio”,

Visto che allora era un ex PCI ad esserne il leader, ora lo “scettro” dovrebbe, o potrebbe, toccare a un ex DC, e chi se non il prode Michele Neri nella veste di sindaco, o perlomeno di candidato? Condicio sine qua non, per quella che non sarebbe una santa alleanza, ma solo una convergenza d’interessi, come del resto avviene sempre in politica. Per l’Udc, essere finalmente a capo di tutto, per il Pd, poter tornare agli antichi splendori.

Sembrerebbe quasi si voglia ricopiare quello che da mesi si sussurra a livello nazionale, una alleanza tra PD E FI, per la quale spingono l’ala renziana e alcune parti di Forza Italia.

Tuttavia molti ostacoli si frappongono a questa idea, prima fra tutti la candidatura di Filippo Giorgetti, che in caso di pericolo nella trattativa con l’Udc, darebbe più spazio e importanza a Michele Neri. Magari il posto di vicesindaco e all’Udc, un altro assessorato importante: ma con la lega come si metterebbe?

Se l’operazione andasse in porto, e se invece sindaco diventasse Filippo Giorgetti, sarà interessante vedere come si comporterà Neri, venendosi a trovare all’opposizione verso i suoi ex alleati?

Ma non vorremmo che tutta questa storia che volteggia nell’aria, non fosse altro che un modo per poter candidare un illustre sconosciuto a Bellaria, tal Chiaiese. Già Chiaiese, una persona che non è di Bellaria e, a parer nostro, ha già cominciato male, visto che si autoaccredita dell’appoggio dell’intero PD (pur non essendone iscritto). Un personaggio che probabilmente non conosce neppure la differenza tra Donegallia e Bordonchio….

Ecco l’articolo integrale di Ottopagine dal titolo “VOTO ZERO”.

«Un fantasma si aggira nella nostra sonnolenta cittadina: il prossimo candidato sindaco del centrodestra. Chi sarà? Sembra scontato che sia Filippo Giorgetti, dopo tutto il trambusto che l’ex ragazzo sta facendo da diversi mesi per accreditarsi come tale. Tuttavia troppi uccellini di quella parte politica, da Bellaria a Bordonchio fino al capoluogo Rimini, sussurrano come probabile un altro nome, quello dell’assessore Michele Neri.

La situazione si sta complicando per l’amico Filippo. I conti ancora non tornano. Certo la Lega sembra tranquilla e ha sempre detto che a loro Giorgetti sta bene. Ma non basta. Il nodo è chi garantisce il mondo politico di matrice cattolica che dal 2000 in poi, con il declino dell’egemonia dell’ex PCI locale, ha sempre fatto la differenza nel voto amministrativo aggiungendo al centrodestra quel 15% costante di voti che ha permesso, per esempio, a Ceccarelli di vincere nel 2009 e nel 2014 con oltre il 55% dei consensi.

Una matrice cattolica, ricordiamolo, ben radica nei posti di potere: la banca di credito cooperativo, la Confcommercio, alcune parrocchie, in primis quella storica di Bordonchio e, in più, alcuni consolidati uffici tecnici e professionali che con la conquista del comune hanno potenziato il loro ruolo di punto di riferimento per piccoli imprenditori e famiglie varie. C’è dunque una rete che fa riferimento al mondo cattolico, tutt’ora molta attiva – nonostante che col tempo sia sempre più difficile richiamarla alla fedeltà originaria – che non accetta di essere messa in secondo ordine lasciando il potere (piccolo o grande che sia) nelle mani di un Filippo Giorgetti che per estrazione e scelte di vita è assai lontano dal suo giro stretto. Non dà sufficienti garanzie.

Il quadro perciò è ancora incerto. Il nostro “benamato” Giorgetti e con lui tutta la truppa di Forza Italia, sempre più debole, rischia di dover lasciare il passo alla vecchia scuola democristiana. Ma?, staremo a vedere. Tuttavia, il gioco promana un sentore di aria viziata, un déjà vu che preferiremmo non vedere. Come al solito c’è dentro tutta la cattiva politica: zero programmi, zero apertura verso i cittadini e zero idee serie per il futuro. C’è bisogno d’altro, speriamo che qualcuno batta un colpo.»


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci