POLOEST: TERZA PUNTATA

Comunicato stampa della Publirecords 42

Eccoci qua.

L’intro di questa terza puntata ci piace farlo così; riportando le parole del primo cittadino di Bellaria Igea Marina durante il saluto di fine anno, lo scorso 29 dicembre.

«Un’intuizione che ha potuto godere della collaborazione di Fondazione Verdeblu e degli operatori turistici e commerciali: avere locali, ristoranti e alberghi aperti significa offrire servizi e possibilità di scelta, significa collocarsi nel mercato turistico come meta appetibile e fruibile al cento per cento anche tra dicembre e gennaio, significa anche occupazione per i molti cittadini coinvolti nell’indotto che ruota attorno all’accoglienza turistica.»

E ancora:

«L’invito a innovare, è stato un denominatore comune della nostra azione al governo della città. Un invito che abbiamo ricambiato mantenendo il Comune di Bellaria Igea Marina un interlocutore autorevole e credibile per tutti gli imprenditori, non solo balneari, ma anche del settore alberghiero, commerciale, della ristorazione e del divertimento. E’ pertanto da accogliere positivamente la nascita, anche in tempi recentissimi, di nuove attività: ancor più positive perché avviate da giovani ed accomunate da coraggio, da innovazione e dall’orgoglio di distinguersi»

Ma davvero Signor Sindaco?!

Peccato notare distonia tra ciò che leggiamo e quella che è stata la nostra esperienza nella città da lei amministrata.

Ricordiamo molti incontri dove, in maniera colloquiale, ci siamo confrontati su aspetti di vita quotidiana commentando alcuni accadimenti. Per assurdo, a tratti, su alcuni di questi temi -che nulla avevano a che fare con il PoloEst – ci siamo anche trovati d’accordo.

Il rispetto, il confronto, il saper ascoltare, la trasparenza e molto altro ancora.

Anche in questo caso nessuna corrispondenza tra le parole e i fatti: ci ha messe nel tritacarne e lì ci ha lasciate.

Ma riprendiamo il nostro racconto.

Noi abbiamo presentato un progetto che prevedeva svariate cose.

Alla base del progetto c’era l’impegno di portare a Bellaria un network radiofonico nazionale che potesse fare da cassa di risonanza alle attività del territorio, un volano per comunicare Bellaria Igea Marina quale meta turistica.

Operazione compiuta! Il primo anno con le dirette radio, i due successivi con attività sul territorio e una valanga di spot.

Precisiamo, per chi ancora avesse dei dubbi, che trattasi di operazione creata, gestita e realizzata, interamente da noi.

In tutta la storia di Bellaria Igea Marina non si trova un’operazione di marketing di tale livello, nonostante i vari “direttori artistici” consulenti del comune, non abbiano perso occasione per denigrare questo operato. Ma ancora, grazie al cielo, esiste differenza tra chi parla e chi fa.

Oltre alla radio ci siamo impegnate a realizzare eventi sportivi di caratura nazionale. Anche in questo caso: obbiettivo raggiunto; abbiamo avuto spazio su stampa e TG nazionali. Teniamo a precisare che tutto quanto è stato realizzato da noi, tranne un evento di rugby realizzato lo scorso anno in collaborazione con i signori di Kiklos. Il resto è sempre frutto del nostro lavoro, ma con la sostanziale differenza che, per alcune realtà del territorio, i Signori di Verdeblu e del Comune mettono a disposizione risorse e contatti per agevolare queste attività, per altri, tipo noi, nulla, solo l’obbligo del fare…

L’impegno assunto con Verdeblu nel 2016 – peraltro avendo noi preso visione del contratto definitivo a fine agosto risultava difficile sottrarsi – prevedeva anche la realizzazione di una spiaggia dignitosa e innovativa; operazione conclusa con successo.

A proposito dell’area ombreggio, facciamo un piccolo passo indietro.

Inizialmente era stata affidata a noi un’area molto più vasta. Poi, un giorno, ci dissero che avremmo dovuto cedere circa 2mila mq a un tal bagno – il n° 56 – e che questo signore avrebbe corrisposto a noi il canone demaniale.

A un certo punto altro cambio di rotta: avremmo sempre dovuto cedere un pezzo di spiaggia al confinante bagno 56, ma sarebbe stata Verdeblu a incassare il canone demaniale – noi non sapevamo neanche chi fosse il signore del bagno 56 -. Sta di fatto che le cose andarono così. Anche nel contratto di affido – che a breve pubblicheremo integralmente – il bagno 56 risulta inserito in qualità di non si capisce bene cosa.

La cosa particolare è che noi abbiamo partecipato a una sorta di bando presentando disegni, progetti, etc. etc., quindi in qualche modo titolate a gestire gli spazi e a vincere questo “girone dantesco”. Non ci risulta che il bagno 56 abbia seguito questo iter, ma se non risulta a noi, non è detto che sia così: verificheremo.

Tornando agli impegni assunti, nell’area a noi affidata scopriamo che viene inclusa la famosa spiaggia libera, mai richiesta da noi, poiché, non essendo una onlus, non avevamo nessun interesse nell’ottenere circa 2mila mq. a reddito zero.

Ma forse qualcuno aveva fatto bene altri calcoli, ovviamente non curandosi dei nostri interessi.

La famosa spiaggia libera è stata per noi un vero incubo.

Precisiamo che noi non abbiamo nulla contro i frequentatori di quell’area, anzi, con molti di questi abbiamo stretto ottimi rapporti (dopo 2 anni di insulti). Il problema è sempre stato l’equivoco di base.

Le persone hanno sempre pensato che noi, le stronze milanesi (così ci chiamavamo), avessimo tolto loro spazio per ampliare l’area sport – bar – spiaggia attrezzata.

In realtà oggi vogliamo dire a tutte quelle persone che ancora gioiscono all’idea della nostra dipartita e che esultano pensando che potranno ottenere più spazi per l’area libera, che non solo dubitiamo possa essere così, ma che in questi 3 anni, a spese nostre, abbiamo garantito docce calde, bagni puliti e salvamento, quindi sicurezza per la balneazione dei loro bimbi. Ribadiamo a gran voce “a spese nostre”: è tutto documentato.

Ecco perché l’area è stata inserita nel nostro affido. Noi abbiamo pagato le spese, e Verdeblu ha fatto passare il concetto che fossero loro a offrire il servizio alla cittadinanza.

Ora riprendetevi pure la spiaggia libera e pregate che qualche stupido possa accollarsi quei costi.

Tra gli impegni assunti, naturalmente, abbiamo dovuto garantire una pianificazione serrata di attività diurne e serali.

Cogliamo l’occasione per dire a tutti i nostalgici del locale che ci ha precedute (il famoso privato al quale abbiamo pagato l’affitto il primo anno), che contrattualmente noi NON abbiamo potuto fare discoteca. Aggiungiamo anche eticamente…

E lo diciamo a testa alta, rendendoci conto di risultare controcorrente in un paese che premia i locali che sono stati chiusi da un Questore per motivi noti ai più.

Tornando al famoso calendario, rendiamo noto che all’inizio di ogni stagione dovevamo presentare un piano eventi a Verdeblu. Loro integravano il nostro piano con le loro attività e presentavano in Comune il documento “gemellato” solo sulla carta, perché ricordiamo che tutti gli eventi fatti al PoloEst 3.0, sono frutto di nostri investimenti e che noi non abbiamo ricevuto nessun contributo “pubblico”.

Sempre contrattualmente dovevamo ospitare alcune attività di Verdeblu. Pubblicheremo i calendari dei 3 anni specificando chi ha fatto e cosa ha fatto.

Alla fine di ogni stagione, per ottenere il rinnovo al successivo anno (anche qui stranezza assoluta), eravamo obbligate a presentare la relazione di fine estate indicando quanto realizzato e quanto non fatto, adducendo le motivazioni.

Per 3 anni le nostre relazioni sono state modificate, messe su carta intestata Verdeblu, e portate in Consiglio Comunale creando un documento unico.

Ci siamo sempre domandate il perché di questo iter.

Perché il comune non ha concesso direttamente l’area a noi? Perché tutti i passaggi con Verdeblu, che alla fine sono stati solo di forma e non di sostanza?

Una volta Verdeblu rispose che si era preferito agire così per avere garanzie che le piccole società come la nostra non avrebbero potuto dare.

Però, scusate, i bandi hanno delle regole precise, tra queste vi è l’indicazione della tipologia di aziende che possono accedere garanzie di fatturato minimo e molti altri paletti.

Nulla di tutto questo è mai stato specificato in nessun documento, quindi la risposta data non è stata cosi esaustiva.

Quello che pensiamo noi è che alla fine qualcuno abbia fatto bene i calcoli cercando una società che facesse investimenti importanti prendendosi parte delle glorie, se non tutte.

Noi andremo avanti con le nostre indagini anche in altre sedi.

Avremmo voluto affrontare il tema scivolo e dei salti mortali che hanno dovuto fare i tecnici Scarpellini e Giorgetti, che ringraziamo per il supporto prezioso ricevuto in questi anni.

Vi rimandiamo alla prossima puntata. Insieme a questo argomento vi parleremo di come abbiamo dovuto gestire il bar il primo anno: il famoso 2016.

Buone feste a tutti voi.

Il PoloEst oggi.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci