POLOEST: SECONDA PUNTATA

Prima di continuare il nostro racconto sul “dietro le quinte “del polo est, ci preme fare alcuni ringraziamenti e precisazioni.

Ringraziamo tutte le persone che, anche in forma privata, hanno risposto lanciando una sorta di “petizione” per convincere (Verdeblu/Comune??) a farci fare il 4 anno.
Non era questo il nostro obiettivo.
Noi abbiamo chiesto la proroga a settembre ; Verdeblu ha risposto a dicembre annunciando la possibile messa a bando.

Per noi è terminata qui la nostra avventura. Oggi non vogliamo più il PoloEst e non parteciperemo a nessun bando nonostante ci sia stato chiesto. Andremo in un’altra spiaggia e porteremo il nostro carrozzone in un posto dove poter essere giudicate per quello che faremo, nel bene e nel male. Contrariamente a quanto successo qui, grazie al grande “voluto equivoco“, sul quale tutti si sono cullati per 3 lunghissimi anni.

Altra premessa che ci preme fare, è che noi andremo avanti con la nostra verità, non ci spaventano messaggi, o strane telefonate, o atti diffamatori. Non siamo mosse da interessi politici o altro. Non viviamo a Bellaria Igea Marina e non votiamo qui. Sembrerà strano, ma vogliamo solo raccontare i fatti.

Alcuni passaggi di quest’ultima premessa sono la nostra risposta al comunicato del Movimento 5 Stelle pubblicato pochi giorni fa sulla pagina Belligea News.
Nel comunicato ci vengono sottoposte alcune domande, giustificando il fatto d’aver scelto di utilizzare un comunicato per “parlare” con noi, poiché siamo sempre state restie a un rapporto diretto.

Noi confermiamo questa reticenza, a riprova di quanto scritto nel nostro primo post. E cioè che noi siamo venute a Bellaria Igea Marina per fare impresa e non per fare politica. Se avessimo avuto queste mire, con tutto rispetto per Bellaria, avremmo scelto un palcoscenico politico più ambito.

Per dovere di cronaca dobbiamo riconoscere che se avessimo dato più peso a tutte le avvisaglie del movimento sopra citato, forse non ci saremmo trovate in questo pasticcio. Ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte…

Con la massima trasparenza e verità rispondiamo quindi alle loro domande confermando che è vero che a fine aprile 2016 ci fu proposto l’acquisto del chiosco ad un prezzo esorbitante; le date sono importanti in questo racconto. Fine aprile 2016, a poco più di un mese dall’apertura, la proposta arrivò da un privato, presentato dal precedente presidente di Verdeblu come il proprietario del chiosco.

Rifiutammo l’offerta perché, come fanno tutte le aziende, il nostro business plan non prevedeva una cifra così importante tra le voci di costo.
Perché sì cari amici, vi sembrerà strano, ma la nostra piccola società è partita e si è impegnata in questa avventura coprendo sulla carta, e per 3 anni, tutti costi con entrate certe, figlie delle nostre sponsorizzazioni. Non siamo solite fare il passo più lungo della gamba; acquistare il chiosco, quindi, non rientrava nei nostri programmi.

In realtà neanche l’affitto del chiosco rientrava nei nostri programmi, ma giocoforza eravamo arrivate quasi a fine maggio 2016, a pochi giorni dallo start. Siamo state indirizzate nella famosa strada senza via d’uscita. Confermiamo inoltre d’aver pagato l’affitto del primo anno, contestualmente alla consegna chiavi al privato proprietario.

Non sta a noi dire se questo racconto sia rilevante dal punto di vista legale o altro, diciamo solo che così è andata.
Il secondo anno l’affitto lo abbiamo corrisposto a Verdeblu, come da contratto d’affido, con una piccola precisazione: a maggio 2017 – quindi anche questa volta in prossimità dell’apertura – Verdeblu ci riferisce che il proprietario aveva portato via dall’interno del chiosco tutte le attrezzature. Quindi, ancora una volta, siamo state messe nelle condizioni di dover affrontare un costo non previsto (circa 25mila euro) per acquistarne di nuove.
Chi tra voi fa il mestiere dell’imprenditore, sa quanto sia folle investire per soli 2 anni di concessione una somma del genere, sommata poi a tutte le altre. Ma ancora una volta siamo state messe all’angolo dalle tempistiche dettate – da non sappiamo chi – ma soprattutto senza nessuna difesa verso chi aveva già tanto da farsi perdonare per gli errori del 2016.

Sempre per rispondere alle domande dei 5 Stelle, confermiamo che nel 2017 (secondo anno) veniamo informate del fatto che, per riaprire il chiosco, occorreva fare una serie di lavori strutturali senza i quali sarebbe stato impossibile fare la stagione.
Stiamo parlando della certificazione antisismica.
Il chiosco era sprovvisto di questo documento, perché per ottenerlo era necessario eseguire dei lavori.

Tali modifiche sono state pagate da noi, ripartite per metà sul canone affido 2017, e la parte restante sul canone affido 2018. Ancora una volta ci siamo ritrovate ad affrontare dei costi non previsti (circa 8mila euro) ma, in questo caso, la domanda sorge spontanea: la certificazione antisismica, in quale anno è diventata obbligatoria? Magari nel 2016 o 2017… ci auguriamo sia così.
All’ultima domanda dei 5 Stelle lasciamo che siano altri a rispondere. Noi possiamo solo dire che l’affido il primo anno è arrivato a stagione terminata, e che senza è impossibile intestarsi alcuna licenza, sia per l’area ombreggio, che per la somministrazione di bevande ed alimenti. Quindi noi non avevamo nessuna licenza!

A questo punto abbiamo risposto a tutte le domande: invitiamo chiunque abbia voglia di chiederci altre cose a farlo direttamente senza problemi di sorta, questo renderà più libero il racconto su questa nostra pagina.
A questo proposito nella prossima puntata vi elencheremo, punto per punto, tutti gli impegni previsti dall’affido, spuntando insieme a voi quanto puntualmente rispettato e quanto no.
Un anticipo: vi racconteremo perché non sia stato per noi possibile portare a Bellaria Igea Marina lo scivolo più alto del mondo. Ma questa volta sarà la verità, nota da sempre a Verdeblu, ma mai divulgata a cittadini e turisti, oltre che in consiglio comunale.

Oggi è il 28 dicembre. Mentre voi sarete in prossimità dei doverosi festeggiamenti per l’inizio del nuovo anno, noi saremo impegnate nello smontaggio definitivo delle strutture di nostra proprietà al PoloEst (sempre che i nostri angeli custodi Max e Claudio riescano a pianificare questa urgenza).
Sì, perché dopo 2 mesi di richieste giornaliere fatte a Verdeblu per stabilire quando fare questa attività e dopo 2 mesi di solite vaghe risposte, il 22 dicembre ci venne detto che se non smonteremo entro il 31/12/2018, non solo non verremo liberate dalla nostra fideiussione che vede loro come beneficiari ma, udite udite, qualunque cosa non smontata entro quella data entrerà nel patrimonio di non sappiamo bene chi.
Forse era quest’ultimo lo scopo di tanto tergiversare nel dare le risposte…
Ancora una volta, ma questa sarà l’ultima, siamo state messe nelle condizioni di fare tutto di corsa, e di spendere molto di più (pensate quanto possa costare far lavorare nei giorni di festa).
Non ne avevamo bisogno, ma ora abbiamo la consapevolezza che quanto successo in questi anni non sia un caso – trattasi di modus operandi – detto in modalità elegante, di menefreghismo, detto in versione pratica.
Ma come dice spesso una persona a noi cara: “un giorno corre il cane, un giorno corre la lepre“.

A tutti voi Auguriamo un Sereno 2019

Alla prossima puntata.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci