L’ARCHITETTO GORI RELATORE A NAPOLI

I progetti dei parchi urbani di Bellaria Igea Marina illustrati all’Università di Napoli

Anche l’architetto Cristian Gori, del Coworking Studio, è stato ospite, venerdì 14 dicembre, all’XI Giornata di Studio organizzata dall’Istituto Nazionale di Urbanistica all’Università Federico II di Napoli. Una conferenza internazionale dove l’architetto bellariese ha illustrato il progetto di riqualificazione degli “Spazi verdi della socialità“. Un tema pertinente la valorizzazione degli spazi pubblici, che non potrà non essere oggetto di una approfondita riflessione in futuro per il rilancio di Bellaria Igea Marina.

Architetto Gori, a distanza di qualche anno, questo progetto torna di forte attualità

Il progetto venne elaborato nel 2011 e mirava a mettere a sistema i principali parchi urbani di Bellaria Igea Marina. Il tema degli spazi pubblici oggi è un elemento cardine per la ridefinizione del disegno di una città.

Argomento già trattato da Belligea, essendo stato questo progetto ospite di un convegno promosso dalla rivista Paysage nel 2012. Fu una proposta anticipatrice dei tempi?

Più che anticipare i tempi, fu l’occasione di contemplare per Bellaria Igea Marina i principali spazi verdi con un progetto coordinato.

Ad ogni modo, questo suo lavoro ha avuto vetrine di tutto rispetto.

La cosa ci ha fatto certamente piacere, ma ciò che riteniamo più importante è stata l’opportunità per dare seguito ad un percorso di ricerca su come recuperare e valorizzare questi luoghi. Una riflessione tuttora aperta.

Su quali parchi si struttura il progetto?

Parco del Municipio, Parco Panzini, Parco del Gelso, area Ferrarin-asta fluviale, come ambiti da completare e tematizzare con specifiche proposte. Oltre ai varchi a mare del Parco Pavese e dell’area colonia Roma, quest’ultimo pregio di straordinario valore il cui recupero non può prescindere da un interazione intima con la città. A queste poi si potranno aggiungere altre aree verdi in futuro.

Ci descriva quali sono i punti chiave di questo progetto coordinato.

Sostanzialmente si struttura su tre punti di riflessione che si esplicitano su tre quesiti: quale ruolo urbanistico dovranno assumere in futuro i parchi per la città, quale concezione interpretativa attribuire agli spazi verdi e con quale modello tematico definire ciascun parco.

La riqualificazione dei parchi urbani, quindi, come tema importante anche in chiave estetica, non solo urbanistica ed ecologica

In passato, spesso, le aree verdi erano frutto dell’imposizione di standard urbanistici. Unico requisito era la rispondenza ai parametri in termini di superficie, esonerando questi spazi da ogni riflessione progettuale. Occorre reintrodurre un’etica dell’estetica e iniziare a pensare ad un Piano dei Parchi, concependolo come uno dei segmenti su cui strutturare l’organizzazione urbanistica della città. Significa riprendere concettualmente esempi di grandi progettisti del passato, quali Piermarini, Hirschfeld o Loudon, che già tra fine ‘700 e primi del ‘800, intuirono l’importanza degli spazi verdi come tassello fondamentale per il disegno del territorio.

Lei, però ha anche elaborato uno specifico progetto di riqualificazione per i parchi del Municipio e del Gelso; ce le descrive sinteticamente?

Per il parco del Municipio l’idea era quella di un ambito ludico fiabesco, con percorsi tematici che esplicitano i caratteri storici del sito. La presenza di un’antica fattoria (dove c’era il ristorante Gianola), o di riti sociali degli eventi che vi si svolgono al suo interno (fiere, manifestazioni ecc.), sono stati i principali input del progetto. Da qui l’idea di tematizzare questo spazio “anonimo” in un “Giardino dei suoni e dei sapori“. Venivano individuate quattro aree distinte dove si affermavano zone peculiari differenti, prevedendo l’introduzione di giochi ludici-didattici nuovi, nonché il rifacimento dell’intero manto erboso. Inoltre l’intero parco era caratterizzato dall’arte topiaria (sculture vegetali) come elemento di unione tra le varie aree, estendibile anche al Parco di via Costa e alla Borgata vecchia. Si verrebbe a creare una continuità con altre parti della città con un percorso peculiare connotativo.

Per il parco del Gelso invece?

L’idea proposta è stata quella di concepire il parco come una “Mappa tridimensionale“, all’interno della quale leggere i caratteri della città e del territorio. Essendo il parco molto ricco di elementi naturali o artificiali presenti al suo interno, ritenevamo opportuno sfruttare queste potenzialità per comporre delle relazioni. Si potrebbero sviluppare percorsi tematici di carattere ambientale, storico, orografico, rurale, ludico, didattico, ricreativo e culturale, attraverso i quali far emergere informazioni di lettura che rimandano verso una scoperta spazio-temporale della città e del territorio.

Cosa significa progettare un parco oggi?

Significa far evolvere gli spazi verdi in luoghi identitari. Riuscire a coniugare l’estetica della natura all’etica, attraverso la combinazione tra elementi naturali ed artificiali, al fine di promuovere un processo capace di dare forma a un sistema di valori.

Esiste uno stile per i parchi ?

Storicamente esistono dei modelli stilistici consolidati: quello geometrico alla francese, il pittoresco all’inglese, o quello funzionale di matrice tedesca. Personalmente, più che lo stile, credo sia importante l’atteggiamento culturale insito nel progetto, attraverso il quale si viene a definire una rappresentanza e una comunicazione di idee.

Quindi non più spazi verdi circoscritti e anonimi, ma percorsi tematici dentro la città?

Percorsi esplorativi, dove ci si potrà avventurare in nuove esperienze alla riscoperta, non solo di nuovi luoghi, ma di un nuovo senso della loro concezione. Il principale obiettivo di queste proposte, consiste proprio nello spostare l’attenzione dalla tradizionale forma degli spazi verdi, alla performance intesa come proposizione di valori.

Conclusione:

Evitiamo ogni forma di commento esaltante verso il concittadino architetto Cristian Gori, o forme di sarcasmo nei confronti di chi ha amministrato ultimamente la città. Limitiamoci solamente a far presente che Bellaria Igea Marina, per risollevarsi, ha bisogno di menti pensanti di qualità. Ciò che penalizza la nostra città non è la carenza di talenti – che ci sarebbero – ma la disponibilità di chi amministra ad accoglierli. Soprattutto dopo che, finita la campagna elettorale, ci si insedia nel palazzo.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci