IL PALACONGRESSI E L’ARTE DEL CAVILLO

Ci giunge notizia che la proprietà del Palacongressi è stata trasferita al Comune di Bellaria Igea Marina. Resta da considerare quale seguito avrà il ricorso inoltrato dalla famiglia Foschi.

La questione ha ancora dei lati irrisolti: tutto origina dalla delibera in cui, dopo il rilevamento di abusi edilizi non sanabili, venivano concessi ai proprietari tre mesi per procedere alla demolizione di ben il 40% della struttura: la parte che, dopo il sopralluogo del Genio Civile, risultava non conforme al progetto. La stessa delibera riportava che, trascorso tale termine, la proprietà sarebbe stata assegnata al Comune.

Tra i lati ancora oscuri si deve inserire il fatto oggettivo che, anche dopo questa delibera, l’amministrazione aveva saldamente mantenuto la gestione della struttura, consentendo a BIM Servizi di garantire lo svolgimento degli eventi fino al 31/12/2017. Anche dopo tale data il Comune ha continuato a mantenere in uso il complesso: nasce logicamente la domanda di come avrebbe il proprietario potuto adempiere gli obblighi a lui imposti, se il Palacongressi risultava ancora in uso ai comandatari.

Trascurando al momento i cavilli legali, proviamo a considerare la struttura già in mano al nostro comune. Come procederà, dopo che, proprio per il fatto che ne è divenuto proprietario a causa dei suddetti abusi non sanabili, e non sanati non essendosi proceduto alla demolizione di questi? La effettuerà lui stesso, dopo opportuna chiusura, alla quale, essendone proprietario nulla osta, oppure continuerà imperterrito a usare il Palacongressi come nulla fosse?

Se l’ipotesi fosse l’ultima, potrebbe sembrare una barzelletta; ma non lo è.

Ripetiamo il concetto: il Comune diviene proprietario del Palacongressi proprio perché non è a norma. La questione spinosa è: se di proprietà privata non si può usare, se di proprietà pubblica sì? Obiettivamente, e pur con tutta la buona volontà, la cosa non sta in piedi…

Altra questione: se i proprietari perdessero il ricorso e la struttura diventasse a tutti gli effetti di proprietà del Comune; chi si dovrà sobbarcare le spese della rimessa a norma? Ancora i cittadini? E una volta rimessa a norma, la stessa, sarà ancora fruibile? Un 40% che scompare non è affatto poco. Ci si ritroverebbe un edificio pesantemente mutilato e, di conseguenza, con una funzionalità notevolmente ridotta.

Ribadiamo che il Palacongressi è importante per la Città, ma dopo le notevoli spese che hanno oberato i cittadini, molte delle quali potevano essere più limitate (capanne sul porto lato Igea; pali in piazza; strisce colorate; troppi soldi a Verdeblu), altre inutili se non addirittura dannose (Mercato Ittico; acquisto della vecchia fornace), è congruo alla diligenza del buon padre di famiglia, cui dovrebbe far riferimento ogni gestione, gravare la nostra cittadina di una ulteriore e certamente notevole spesa?

Siamo una relativamente piccola comunità, i tempi non sono floridi, le aliquote applicate già al massimo e, nonostante tutto, non si è adottata la tassa di soggiorno. Qui c’è qualcosa che non va.

Vi siete mai chiesti quanto ci è costata Verdeblu – che avrebbe dovuto essere finanziata proprio con la tassa di soggiorno – negli ultimi dieci anni? Più di dieci milioni di euro: immaginate cosa si poteva fare con dieci milioni di euro…

Ma il Comune potrebbe ricorrere a un escamotage: un vero e proprio “Deus ex machina”, anche se sarebbe una pesante beffa per la famiglia Foschi. Con una delibera di consiglio, può dichiarare il palacongressi edificio di pubblica utilità – ed effettivamente lo è – e quindi non demolire le opere abusive se queste non presentano problemi per la sicurezza. Nel caso del Palacongressi si configura proprio questa condizione, perché, in fondo, l’abuso non è costituito da nuove costruzioni aggiunte, ma da spazi destinati ad altro uso.

Tutto potrebbe allora apparire come un disegno strategico elaborato allo scopo di acquisire il palacongressi a costo zero. Sarebbe anche chiaro, così, il perché si sia mantenuta in opera la struttura, impedendo di fatto qualunque intervento alla famiglia Foschi.

Quest’amministrazione, a suo tempo, aveva già dichiarato gli alberghi “edifici di pubblico interesse”, bene, gli alberghi sono rimasti ai loro proprietari; non avrebbe potuto farlo anche con il palacongressi?

A questo punto viene da porsi un’altra domanda: se questo è il metodo che il Comune intende adottare per superare il problema delle irregolarità, e considerando che una consistente parte degli alberghi non è a norma; si procederà all’acquisizione comunale di circa il 50% di questi, per impedirne una possibile chiusura?

La cosa sarebbe interessante: saremmo l’unico comune proprietario di gran parte delle strutture alberghiere. Ma guarda un po’; dopo cinquant’anni di gestione della sinistra, proprio una amministrazione di destra applicherebbe il tipico sistema Komunista!


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci