GP USA: il ritorno del pilota venuto dal freddo.

Vittoria di Kimi Raikkonen e match point rimandato per Hamilton: Il finlandese batte Verstappen e l’inglese. Vettel quinto davanti a Bottas dopo l’ennesimo errore.

Il Gran Premio degli Stati Uniti è stato per certi versi una corsa che se da un lato ci ha riconsegnato una SF71 al massimo della forma e un Raikkonen ritornato FastKimi dopo l’improvvida e biasimevole parentesi monzese – non sua ma dei capi – dall’altro ci ha rimostrato un Vettel in versione 2014, in evidente crisi non solo di lucidità ma soprattutto di tecnica, laddove non è riuscito a capire subito che con il nuovo fondo, accantonato solo due sabati fa, la Rossa aveva perduto tutto il vantaggio aerodinamico e, soprattutto, di sfruttamento delle gomme, mandando in crisi la particolare gestione turbo/MGU-H in fase di accelerazione. Lui che era il mago della particolare scalata-accelerata in curva per ottenere il famoso soffiaggio degli scarichi del motore Renault ( cosa che non riusciva a Webber ), lui che raramente commetteva errori, ora non solo li commette, ma fa lo stesso identico errore due volte di seguito ( tentato sorpasso a Max 15 giorni fa e tentato sorpasso ieri a Daniel ).

La SF71 ha dimostrato la sua competitività con un “vecchietto” ormai fuori dalla squadra e non si può fare e a meno di chiedersi cosa avrebbe fatto Alonso, purtroppo tante volte inutilmente furioso, con questa monoposto. La voglia di rivincita di Vettel non può passare attraverso le strade percorse dal Kaiser perchè quel mondo è ormai lontano: non c’è più il pilota, il volante, le gomme, il motore che spinge e il “sedere” che sente, per così dire, il comportamento della macchina, oggi c’è una sorta di integrazione pilota-elettronica che è impossibile disgiungere. Ma non è una strada aspra e difficile perchè il veterano venuto dal freddo si è imposto ai piloti della nuova generazione, non più “cavalieri del rischio” ma “cavalieri elettrici”.


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Massimo Scalzo