UN VIAGGIO IMMAGINARIO

Due anni fa abbiamo pubblicato un articolo che Indro Montanelli scrisse nel 1947, nel quale raccontava un suo viaggio a Bellaria http://www.belligea.it/2016/07/18/bellaria-vista-da-indro-montanelli/.

In questo articolo proviamo a immaginare un ritorno di Montanelli al giorno d’oggi.

-… sono sul treno che porta da Rimini a Bellaria, cercando d’immaginare cosa troverò dopo 70 anni dalla mia prima visita. Osservo scorrere il paesaggio: a sinistra vedo solo la campagna che sembra come allora, ma volgendomi a destra noto tanti cambiamenti. Le rare pensioni di un tempo si sono moltiplicate e sono diventate alberghi, che a centinaia occupano tutto il panorama. Impossibile, ora, scorgere il mare e le spiagge.

Siamo in Romagna, non c’è da stupirsi; qui la gente s’è impegnata, ha investito, e nei tempi del boom del turismo, sono state firmate montagne di cambiali per tentare di scrollarsi dalla miseria e farsi una posizione.

Mentre osservo dal finestrino penso alle due realtà della costa romagnola. Una va da Cattolica a Gatteo a mare, l’altra da Cesenatico a Ravenna, e sono molto diverse.

La prima è una ininterrotta distesa di alberghi, condomini, bar ristoranti; è tutto talmente uguale, che non si riesce a distinguere dove termina una località e ne inizia un’altra. Solo i cartelli nelle stazioni indicano dove si è.

Un vero e proprio formicaio costruito da ex contadini ed ex pescatori, che iniziarono ad affittare le proprie abitazioni ai primi turisti che chiamavano “i sgnour”. Nel tempo le case sono diventate pensioni e, in molti casi, addirittura alberghi.

Pensandoci bene questa non è una ferrovia qualunque, ma una metropolitana del mare; anche se corre in superficie. Siamo sempre all’aperto. In lontananza le colline, belle e rigogliose, cariche di storia con rocche e castelli, deviano i flussi atmosferici proteggendo il clima del litorale.

Questo disordinato ammasso di costruzioni, prive di uno stile che le caratterizzi, è testimone di una involuzione che interessa stanziali e turisti. Un tempo c’era bella gente, oggi il livello si è notevolmente abbassato. Per quattro mesi si confondono turisti e residenti che si mescolano e si dividono.

Chissà quante storie e segreti si celano tra quelle mura. Avventure più o meno affascinanti, perché qui, in Romagna, tra migliaia di persone si è sotto gli occhi di tutti, ma ci si può anche nascondere. La provincia romagnola è così: diversa da tutte le altre. In estate diventa una metropoli internazionale, in cui c’è posto per tutti e ce n’è per tutti i gusti. Qui è nata la piadina, ormai famosa in tutto il mondo.

Qui i residenti, vanno a letto tardi, ma si alzano presto per andare al lavoro. Qui nessuno rinuncia a divertirsi, qui il divertimento è un dogma. Qui i romagnoli, anche se pieni di problemi, sorridono sempre. Qui, se si arriva e non si conosce nessuno, dopo una mezza giornata si entra in confidenza con tutto il paese e già si viene trattati da amici. Qui si è sempre in baracca a far casino.

Siamo sempre in una provincia, e la provincia ha i suoi misteri, le sue zone d’ombra tra lame di luce. Per capire questa terra si deve aspettare e comprendere gli strani eventi che, a volte, avvengono.

Sto arrivando a Bellaria: chissà se ci sono ancora i polli sulla spiaggia come avevo incontrato tanti fa? E le suore ci saranno ancora? Mamme, fidanzate e sorelle, saranno ancora come allora, o il maschio bellariese si è evoluto e le considera Donne? E Guidobaldo?

Immagino sia tutto cambiato… temo in peggio. Bellaria era casta e pura, ruspante; molto semplice e accogliente. Piccole villette, pensioncine e rarissimi alberghi. La cucina: tradizionale ma ottima. Affascinanti scorci di paesaggi, tra dune e pinete.

Scendo dal treno e subito mi assale un dubbio: sono davvero a Bellaria? M’incammino, ma non riconosco nulla di ciò che ricordavo; anche Bellaria si è riminizzata. Ora è una impressionante distesa di alberghi; bar; pizzerie; gelaterie: dei polli non v’è più traccia. E dov’è finito Guidobaldo? E Gigetto, maschio bellariese per eccellenza? Mah! Vado verso la spiaggia; magari un tuffo nell’acqua mi farà bene… Paura! Un’accozzaglia di persone che non si passa; il mare nemmeno riesco a vederlo e tantomeno sentirlo, con tutto il caos che c’è; publivox compreso.

Sono depresso, deluso, sconfortato, questo era un luogo speciale, tranquillo, sereno, lontano dal glamour di Rimini e Riccione, era un posto per ritrovare se stessi; le dune sono sparite, come le pinete. È diventato un’industria, io, qui, non ci rimango; torno alla stazione e prendo il primo treno.

Parto: direzione Ravenna. Appena arrivo a Cesenatico respiro subito un’altra aria. Sì, anche qui è arrivata la modernità, ma non so perché, il tocco è più lieve, quasi solo una spolverata sulla vecchia città. Voglio andare a Cervia e Milano Marittima: ci siamo. Qui è un altro mondo: il verde è salvo, tutto sembra essere stato costruito a misura d’uomo. Qui, per assurdo, la modernità è giunta molto prima, ma il suo svolgimento sembra essere stato toccato da una mano fatata. Alcuni anfratti sembrano la Bellaria che avevo conosciuto tanti anni fa. Sì, è tutto più attuale, ma l’aria che si respira è ancora quella di un tempo. Ho deciso, rimango qui. A Bellaria non ho trovato l’aria giusta: ne sono molto dispiaciuto.-


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