SPIAGGE: UN RIFIUTO CHE NON SI CAPISCE

La recente proposta di deliberazione portata all’esame del Consiglio Comunale, se per un verso deve essere apprezzata per il dichiarato scopo di consentire la prosecuzione delle attività di carattere turistico ricreativo sulla spiaggia, per altro verso deve essere fermamente censurata, poiché rappresenta la prosecuzione del corto circuito amministrativo in cui l’amministrazione si è deliberatamente e consapevolmente infilata da tre anni a questa parte.

La scelta di impedire qualsiasi intervento diverso dalla manutenzione ordinaria sulle strutture degli operatori, nelle more di un piano dell’arenile interamente impostato sulle procedure ad evidenza pubblica per la prosecuzione delle attività, è infatti una scelta velenosa, le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, e di palmare e palpabile evidenza.

In un contesto giuridico e politico indubbiamente complesso quale è quello innescato dall’introduzione della direttiva servizi (cd. direttiva Bolkenstein) e dal serrato confronto tra lo Stato Italiano e l’Unione Europea, non può in alcun modo essere condivisa la scelta di ingessare l’attività degli operatori e la progettualità aziendale in un contesto esposto a una continua evoluzione e a fronte di una scelta dello Stato volta a consentire l’ammortamento degli investimenti, per tutelare il legittimo investimento quanto meno fino al 31 dicembre 2020.

Sarebbe stato per questo plausibile e ragionevole attendersi da parte dell’amministrazione, non già un intervento soprassessorio, che si limita a rinviare la soluzione del problema al 16 ottobre prossimo, quanto, invece, l’adeguamento agli indirizzi da legislatore statale, anche in considerazione della competenza legislativa esclusiva ad esso riconosciuta dalla Costituzione, tanto in materia di demanio, quanto in materia di concorrenza, consentendo nel frattempo la realizzazione delle opere necessarie alla messa a norma delle strutture esistenti, in ragione di uno stato di fatto che proprio questa amministrazione ha già riconosciuto come base di partenza per ogni considerazione in merito al futuro dell’arenile bellariese.

La posizione renitente ed attendista su questo punto, non solo non risolve i problemi di fondo che pregiudicano l’operatività delle imprese balneari, ma corre il rischio di essere ulteriormente foriera di gravi danni in futuro.

Al di là della discutibile forma contenuta nella delibera, dove l’organo di indirizzo politico invade in campo “autorizzando” il Dirigente ad assumere atti di esclusiva competenza gestionale, la scelta di sospendere gli eventuali ordini di demolizione fino al 15 ottobre 2018 e di consentire le attività di spiaggia, non è soltanto troppo poco, ma corre il rischio di rivelarsi inutile, se solo si considerano gli indirizzi amministrativi espressi in precedenza dagli stessi uffici del Comune di Bellaria.

Risulta pertanto indispensabile ed indilazionabile, che nelle more di una vicenda che trascende i confini comunali e che coinvolge tutta la categoria degli operatori balneari, vengano adottate misure che consentano agli operatori di regolarizzare eventuali difformità e di continuare ad operare in prosieguo serenamente.

Per quanto attiene invece al limite temporale entro cui viene riconosciuta la prosecuzione delle attività che ricadono su terreni del demanio comunale, o del demanio marittimo, deve ancora una volta ricordarsi l’orientamento del legislatore statale volto a consentire la prosecuzione delle attività di spiaggia esistenti, quanto meno fino al 31 dicembre 2020, e l’esigenza di una regolazione del passaggio dal regime del diritto di insistenza a quello dell’evidenza pubblica, in un contesto regolato e disciplinato in maniera uniforme ed omogenea su scala nazionale, onde evitare la grave compromissione dei diritti maturati dagli attuali operatori ed evitare l’insorgere di una conflittualità esasperata e distruttiva.

La cosa più incredibile, è la totale indifferenza mostrata dalla cooperativa bagnini di fronte a questa prospettiva.

È bene che i cittadini di Bellaria Igea Marina, siano ben consapevoli, del caos in cui l’attuale amministrazione si sta infilando, e soltanto per una presa di posizione incomprensibile, non per una logica ferrea.

Prepariamoci al peggio.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci