ARNALDO GOBBI

Oggi è mancato un concittadino che ha vissuto e raccontato la storia della nostra città del secolo scorso. Un riferimento culturale preciso per chi, venendo da fuori, vuole addentrarsi nell’anima della nostra città; insomma Arnaldo Gobbi è stato quello che molti definiscono un bellariese doc.

Di tutto questo ci ha lasciato memoria nei suoi scritti copiosi, appassionati e precisi che si possono rinvenire nella biblioteca cittadina e che molti di noi custodiscono da tempo nelle proprie librerie.

Quest’uomo si è speso completamente per la nostra città dapprima in giovane età, col suo lavoro di segretario della scuola media, poi con l’impegno politico nelle file della Democrazia Cristiana cittadina di cui è stato influente rappresentante politico e istituzionale, nella sua attività di divulgatore cercando di favorire la coesione cittadina facendo emergere una memoria comune con storie esemplari, ricordi, aneddoti ed immagini. Infine nella sua anzianità con la fondazione, assieme ad un gruppo di amici dell’Accademia Panziniana, di cui è stato instancabile animatore, per far conoscere alla cittadinanza questo grande scrittore di cui la Scuola Media ed una delle più importanti vie cittadine portano il nome.

Alfredo Panzini, che lui conosceva come pochi grazie al nonno ed alla mamma che ne erano i suoi riferimenti a Bellaria. Tutto questo è stato costruito con una tenacia e una passione davvero rare.

Io sono stato un suo vicino di casa dal 1977, quando mi sono stabilito a Bellaria. Al di là dell’immagine pubblica, vorrei parlare dell’uomo: un padre di famiglia che ha cresciuto esemplarmente, con l’amata Giuletta, tre brave ragazze che gli hanno dato nipoti che lui ha molto amato.

A tutti loro ha fatto un regalo importante; ha donato un esempio di vita impeccabile in cui è sempre stato guidato, in qualsiasi azione abbia compiuto, da una fede cristiana profonda e praticata.

In tutti questi anni non l’ho mai sentito alzare la voce, ho sempre osservato con quanta diligenza compiva gli atti quotidiani più semplici, come lo smaltimento dei rifiuti, la manutenzione della propria casa, la cordialità e la collaborazione con i propri vicini: davvero un bravo concittadino. Ogni giorno l’ho visto passare per andare acquistare il giornale, per andare a messa nella nostra parrocchia, di cui ha curato da sempre il coro e l’accompagnamento musicale delle funzioni.

Da quando c’era l’Accademia, negli ultimi anni della sua vita, la processione continua dei suoi collaboratori, che andavano a casa sua a presentargli problematiche e le cose da fare. Alcuni di loro saranno raggiunti da Arnaldo, che probabilmente sarà, anche lassù, per loro, il riferimento che è stato in vita terrena. Quel “treppo” davanti al caffè del Fauno, si sta dissolvendo giorno dopo giorno, anno dopo anno, ma rimarrà sempre nella mia mente un ricordo di come si viveva una volta la vita di comunità, di cui quel “treppo” è stata l’ultima propaggine.

Ma il ricordo più tenero che conservo, è di quando, col suo amico e sodale Alpi, creò un angolo nella Colonia dei Ferrovieri in cui lui deliziava i nostri bambini col suo parco giochi, mentre noi genitori assaporavamo le buone piadine e il vino eccellente di Alpi. Ebbene; siamo stati dei genitori fortunati, che hanno passato serate splendide in libertà e sicurezza con i nostri bambini e in amicizia grazie a loro.

Quando passava, obbligatoriamente, davanti a casa mia, ci davamo sempre voce semplicemente pronunciando i nostri nomi senza nemmeno il ciao d’uso. Talvolta ci fermavamo a commentare qualche evento di politica nazionale e cittadina. I suoi commenti sono sempre stati molto ironici e scanzonati e questo mi aiutava spesso a contenere malumori, sentimenti che lui non ha mai mostrato.

Da laico, caro Amico, ti omaggio con un’espressione del mio credo mazziniano. Sta sicuro Arnaldo, tu, con la tua azione e il tuo esempio, hai sicuramente contribuito al “progresso dell’umanità”. Cosa che ognuno di noi dovrebbe fare nella semplicità e nel buon esempio.

La tua famiglia può essere orgogliosa di te ed io sarò un po’ più povero, come lo sono stato in questi ultimi tempi della tua malattia, nel non sentirti “darmi voce”.

Ciao Arnaldo

Giorgio Mosconi


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