GP di Monaco: ombre rosse

La rossa fenice risorta dalle ceneri di Barcellona riesce a tenere dietro le AMG tornate normali tra i vicoli monegaschi ma non riesce ad acciuffare il principe azzur… anzi blu di Monaco, che viaggia tranquillo sui binari di una RB14 più elettrica che termica ( il problema è stato un surriscaldamento delle batterie ) senza commettere alcun errore per 78 tornate tra palazzi,piscine, tabaccai, ‘casini’ e yacht. GP quasi sonnolento grazie all’incognita gomme ( durano, non durano, graining, etc.) sia da parte dei team che forse della stessa Pirelli.

Fatto sta che, con l’eccezione dell’Alonso ancora una volta donchisciottesco bersaglio della jella color papaya, i primi sono arrivati così come erano partiti tutti concentrati nell’evitare tanto di essere sorpassati quanto di sorpassare… il che va bene per Vettel che si fregia di un prezioso premio di primo degli ultimi grazie a una superqualifica e a Hamilton che vedeva le sue anteriori sbriciolarsi quasi a ogni giro, ma non per Kimi e Bottas, rei di non aver spinto i propri alfieri a metterci un pò più di grinta. Grinta che però a Monaco si rischia di pagare gara. Caduta di stile della Stella a tre punte che appunto ha giocato a tre punte, essendo la terza quel tale Ocon che ha dato strada ( giustamente in modo plateale ) alle due frecce argentate per vedersi derubato alla fine di un quasi certo terzo posto. Ma la Force India non è in lotta per il Mondiale, per nessun Mondiale.

Caduta di stile che fa il paio con l’indagine sollecitata da Allison ( su segnalazione di Sassi ) sul ‘powerpack’ della SF70. A Montecarlo non si sorpassa, si sente ripetere, ma MadMax da quell’orecchio – e pure da quell’altro – non ci sente e grazie al telaio della RBR14 ( roba da 1,2 secondi a Monaco ) supera e finisce nono da ultimo che era, pur con la voce severa di Horner che a ogni giro gli ripete: “sorpassa in modo regolare”… Dunque archiviamo il sonnolento GP-Glamour, passerella di auto vecchie e nuove, di stelle e di contratti e rinnovi sottobanco sussurrati, e andiamo a goderci le veloci curve del circuito di Notre Dame, o meglio del circuito Gilles Villeneuve, memoria indimenticabile di quando i piloti osavano l’impossibile.

Montecarlo è l’unica pista del mondiale che non è stata adattata a queste monoposto larghe e potenti che dai tempi di Senna ha visto la pole migliorare di dodici buoni secondi… ma come modificarla? Tre sono le possibilità, sempre che la si voglia mantenere: fare un tratto sotterraneo tipo “underground”, oppure fare un ponte a quattro corsie sopra il porto o, più semplicemente, ridurre della metà la larghezza delle gomme e mettere un’ala anteriore tipo Indy che se anche salta, poco importa se hai gli attributi.


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Massimo Scalzo