LA RESA DEI CONTI

Ieri, 7/03/2017, era il termine ultimo per la risposta del Ministero al ricorso gerarchico inerente il chiosco Beach Resort della famiglia Lazzarini/Ceccarelli. Non essendo pervenuta alcuna risposta, si deve intendere che il ricorso è stato respinto.

Ora quali saranno gli sviluppi? La logica vorrebbe che il dirigente, ing. Michele Bonito, emetta l’ingiunzione di demolizione. Abbiamo la quasi certezza che questo non avverrà, in attesa dell’ormai sempre più improbabile moratoria di 18 mesi riguardante le demolizioni delle opere non regolari presenti sulla spiaggia.

Ma se la delibera che dovrebbe dare il via libera alla moratoria non passasse, cosa farà l’ing. Bonito? Procederà con l’ingiunzione di demolizione – come il suo dovere impone applicando la legge – oppure cercherà di guadagnare tempo, magari in attesa dell’intervento della Magistratura? Il problema è che i tempi della Magistratura sono lenti. In entrambi i casi, sia debba essere demolito il chiosco, oppure no.

L’ing. Bonito non deve, in linea del tutto teorica, aspettare nessuno. È sua facoltà – e dovere – procedere. Anzi, avrebbe dovuto già farlo, visto che, comunque, chi riceve l’ingiunzione di demolizione ha 90 giorni di tempo per demolire, così come ha la possibilità di ricorrere al Tar nei 60 giorni successivi. Sempre in linea del tutto teorica, avrebbe dovuto procedere già da quando la paesaggistica aveva dato parere negativo.

Il Comune, con il ricorso gerarchico, ha fatto guadagnare altro tempo alla proprietà del chiosco e adesso, magari, l’ing. Bonito, aspettando un intervento della Magistratura, potrebbe riuscire a far guadagnare ancora qualche anno ai proprietari del chiosco, mentre con un suo ordine di demolizione, la cosa si sarebbe risolta in pochi mesi.

Sia ben chiaro che non è nostra intenzione, né demonizzare, né favorire i proprietari, ma appare del tutto evidente che sia stato riservato un trattamento “particolare” a questo caso.

Ricordiamo che la proprietà, di fronte a una ingiunzione di demolizione, ha, come tutti, la possibilità di procedere con un ricorso amministrativo avanti al Tar.

A questo punto è del tutto legittimo il dubbio, ipotizzato da qualcuno, che tutto il teatrino del ricorso gerarchico, che come stiamo constatando non ha sortito risultati, sia stato messo piedi solo per evitare le dimissioni del loro congiunto (il Sindaco). A questo punto, infatti, la cosa appare ancor più plausibile.

Sono tutte cose che l’ing. Bonito sa benissimo o, almeno, le dovrebbe sapere. Le scriviamo perché vengano edotti anche i cittadini.

Da quanto esposto sopra si evince che una pratica può essere gestita in modi diversi. Dipende appunto dal dirigente, il quale, è notorio, è nominato su incarico fiduciario del Sindaco (art. 50 legge autonomie locali 267/2000), anche rischiando un procedimento penale sulla sua persona. Magari, come spesso avviene in Italia, contando sulla prescrizione del reato.

Stiamo alla finestra e aspettiamo gli eventi, ma di certo la maggioranza non può venirci a raccontare che in questa vicenda il sindaco Enzo Ceccarelli è stato trattato come un qualunque altro cittadino.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci