MERCATO ITTICO: ESSERE O NON ESSERE?

Vox populi, vox Dei: così si dice. E quando le voci si sommano, si dovrebbe dar loro ancora più credito.

Cosa dicono queste voci? Dicono che il Mercato ittico non è più mercato ittico, perché – sempre dicono le voci – non si tiene più la vendita all’ingrosso.

Le voci riferiscono anche che non possono più apporre l’apposito bollo di centro di raccolta e spedizione necessario per il commercio dei molluschi e che, pertanto, stanno disperatamente rivolgendosi a chi può farlo. Perché non l’hanno più? Cosa è avvenuto?

Altre voci, piano piano, stan giungendo da lontano (in effetti nemmeno da tanto lontano). E che riportano queste voci?

Raccontano di consistenti difficoltà finanziarie, di pagamenti altrettanto difficoltosi (logico), di fornitori che non forniscono più, di nuovi impegni economici richiesti ai soci, di tentativi di fuga di questi ultimi e (ma c’è da crederci davvero?!)… dell’intenzione di liquidare nientepopodimenoché: il Bellavista!

Ovviamente sono voci e per tali vanno prese, perché se veramente ci fosse del vero, la cosa sarebbe piuttosto seria. Seria perché verrebbe a cadere la denominazione di “Mercato Ittico all’ingrosso” – sempre che lo sia stato – e quindi lo scopo per il quale è stato dato in gestione a “Organizzazione Pesca”. Starebbero tutti zitti? Continuerebbe ad andar bene così alla Regione che ha devoluto i fondi?

Anche EcoAdria, la barca tanto pubblicizzata (e pagata), giace ormai da troppo tempo mollemente accostata alla banchina grattandone la parete a ritmo d’onda. Ormai non porta nemmeno più fuori i tecnici dell’AUSL per i prelievi. Come prima della sua comparsa, ora sono tornati a salire a bordo delle barche addette agli allevamenti di mitili: le così dette “cozzare”.

Chissà qual è la verità? Di solito nelle voci qualcosa di vero c’è sempre, staremo a vedere. Se son rose fioriranno (anche se, in questo caso, si assisterebbe a una triste sfioritura).


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci