CEMENTO AD AQUABELL

Comunicato stampa della famiglia Foschi

                     Cemento ad Aquabell: finta operazione a scapito dell’economia del paese

L’accordo globale stipulato fra il Comune di Bellaria e la Famiglia Foschi nella primavera 2012 prevedeva: 1) la cessione Centro Congressi per l’utilizzo a beneficio di tutte le categorie economiche di Bellaria; 2) la realizzazione della strada che collega via Savio con via Pisino (opera poi eseguita); 3) l’utilizzo pubblico dei terreni annessi tra questa e la ferrovia. Era previsto che l’area di Aquabell venisse urbanisticamente riqualificata e valorizzata dal nuovo RUE, onere, questo, a carico del Comune.

Banca CARIM, terzo soggetto dell’accordo in quanto creditrice ipotecaria verso la Soc. Centro Congressi s.a.s., avrebbe acconsentito al trasferimento d’ipoteca su Aquabell, permettendo così alla Famiglia Foschi di cedere il Palacongressi, libero da gravami, al Comune di Bellaria.

Si dà il caso, però, che i periti nominati da CARIM abbiano fin da subito giudicato il valore immobiliare acquisito da Aquabell dopo la riqualificazione urbanistica, assolutamente inadeguato a garantire il loro credito. Il loro parere negativo sull’intera operazione ha di fatto sancito il fallimento dell’intero accordo.

Subito dopo la firma dell’accordo, sapendo (come i tecnici del Comune ci avevano detto… ) che la ridefinizione dell’area Aquabell costituiva nel RUE una scheda urbanistica “totalmente aperta”, la Famiglia Foschi si era subito attivata per reperire degli investitori che potessero, con l’acquisto dell’area, “chiudere il cerchio” e perfezionare così l’accordo.

È stato così presentato all’Ufficio tecnico del Comune un Gruppo Immobiliare tedesco (Studio Tecnico Ing. Baeumler, con sede a Monaco di Baviera) che, forte di un proprio progetto urbanistico (realizzazione di un villaggio residenziale completo di strutture ricettive, sportive e commerciali), era pronto ad investire sull’acquisto del solo terreno fino a 7 milioni di €. Anche questi investitori, dopo aver preso visione del piano urbanistico previsto dal Comune, si sono immediatamente ritirati giudicando assolutamente inattuabile qualsiasi tipo di operazione immobiliare. E, naturalmente, da allora nessun altro acquirente si è mai più fatto avanti.

Altro che 140 Appartamenti; Alberghi; Residence; Uffici, Negozi e Pubblici Esercizi!!! Altro che “attività espositive, fieristiche, congressuali, ricreative e sportive”, capaci di aprire nuovi sviluppi economici per i cittadini bellariesi; altro che verde pubblico riqualificato, parcheggi, punti di aggregazione ecc ecc! Tutto questo è stato vanificato in quanto impossibile a realizzarsi. Con tutti gli oneri previsti per chi dovrà investire e costruire: sottopassaggio ferroviario, parcheggi lungo l’asse ferroviario anche a servizio delle attività turistiche a mare della ferrovia (?!!), verde pubblico, servizi, tenendo anche conto della”riqualificazione ambientale e strategica”(!). Soltanto un pazzo potrebbe imbarcarsi in un’avventura del genere…

In realtà l’urbanizzazione di Aquabell, così come oggi prevista, risulta totalmente al di fuori da qualsiasi tipo di richiesta e/o possibilità di mercato e, pertanto, NON RIVESTE ALCUN VALORE COMMERCIALE. Di conseguenza l’ACCORDO con il Comune di Bellaria è da ritenersi per noi ASSOLUTAMENTE NON ATTUABILE.

Vogliamo anche tranquillizzare il PD Bellariese: 1) altro che “stato di conservazione pietoso”…, il Centro Congressi ci è stato recentemente riconsegnato nello stesso ottimo stato in cui, a suo tempo, noi l’abbiamo ceduto al Comune; 2) almeno fino a quando non si modificherà la scheda urbanistica del RUE, ad Aquabell non ci sarà mai nessuna colata di cemento né tantomeno alcuno “scempio del territorio”.

In verità (ed in malafede?) il Comune ha concluso con noi un accordo “finto”, non fondato cioè su presupposti urbanisticamente validi e subito stroncato da Banca CARIM, con il solo scopo di ottenere in comodato d’ uso gratuito, per ben 4 anni, il Centro Congressi; per poi procedere, solo alla fine del comodato, all’ingiunzione di sequestro. Ciò configura se non un abuso quantomeno uno sviamento di potere, diretto ed unicamente finalizzato, attraverso il ribaltamento degli accordo conclusi, all’incameramento gratuito del Complesso (oltretutto già svincolato, per Legge, da ipoteca bancaria), in sostituzione dell’acquisto a titolo oneroso.

Inoltre, ottenuta la cessione in comodato dell’immobile, ha fatto poco o nulla per ripristinare le difformità, si badi bene, per la massima parte pretese difformità d’uso e non strutturali, evadendo così i propri impegni contrattuali, ed ha continuato tranquillamente ad utilizzare il Centro tramite organizzazioni affidatarie.

E’ desiderio della Fam. Foschi segnalare a tutta la Collettività tale tipo di condotta, volta di nuovo a penalizzare (o meglio ad annientare…) l’attività dell’imprenditoria privata ed il libero mercato, a tutto svantaggio del Bene del Paese.

Famiglia Foschi


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