COME TUTTO EBBE INIZIO. PARTE 7

  1. COME TUTTO EBBE INIZIO

Capitolo settimo

C’è da dire che non se la passavano troppo bene. Sì, le esigenze erano poche: riscaldamento a falasco (legna portata dal fiume), nel letto si metteva il prete (non malignate, era un coso dove ci si metteva uno scaldino per riscaldare il letto in inverno), per mangiare c’era il pesce e i polli; per vestirsi si spendeva poco, ma c’era la miseria. Il pesce rendeva poco, le donne lo portavano a Rimini, a piedi, con le cassette sulla testa, per venderlo: giusto due soldi prendevano. Per fortuna non c’erano gli studi di settore, i politici rubavano meno (anche perché c’era meno da rubare) e non c’erano le automobili, la televisione (veramente nemmeno la radio c’era) e i bambini vestivano con la stoffa ririvoltata dei vestiti dei grandi. Ririvoltata perché già l’avevano rivoltata loro. Quando vedevate un distinto signore (distinto per modo di dire), con la giacca che aveva il taschino a destra, voleva dire che la stoffa era stata rivoltata.

Intanto il sindaco, che era tornato al padre da un bel po’, premeva per andare a governare il luogo che aveva seminato, ma lui non voleva. Aveva paura che in quella situazione avrebbe anche potuto lasciare un buon ricordo. Già era un po’ ingelosito per la fama che si era creato quando l’aveva fatto nascere a Betlemme, adesso non gli andava che rifacesse bella figura.

Per evitare che continuasse a rompere con quel “E dai mandami giù; e dai mandami giù”, fece scoppiare una guerra mondiale. Almeno per un po’ sarebbe stato buono.

La guerra combinò un bel casino. Voi direte: ma c’era bisogno di fare un casino così per non mandare giù un sindaco? Avrete anche ragione, ma dovete capire che Lui è abituato a fare le cose in grande. Possiamo anche dire che si è trattenuto.

La guerra avrebbe però dato i suoi frutti. Va bene i bombardamenti, gli sfollamenti, la fame: disagi mica da poco! Però in guerra c’erano i tedeschi e i tedeschi avevano visto quel posto: in un prossimo futuro gli sarebbe venuta voglia di tornarci. Poi con i tedeschi sarebbero anche arrivate le tedesche, e loro avrebbero dato una bella stimolata all’evoluzione dei maschi locali, che avrebbero anche imparato a chiederla in tedesco. No, non che fossero proprio entrati tanto a fondo nel teutonico linguaggio, ma Ja, nix, vifil e zvanzig lo dicevano: male così, ma lo dicevano. Tric trac machen poi era all’ordine del giorno. Sì, era un po’ come quando il cane sa che se abbaia in un certo modo gli danno da mangiare. Ma pensate al ‘Sieto tu lo fanto di maro’. Vista in quest’ottica, di strada se ne era fatta un bel po’. Insomma, si era passati dal non sapere l’italiano, al non sapere il tedesco: vi pare poco?

Con la fine della guerra era iniziata la rinascita. Si ricostruiva, poi i contapescatori erano tornati a fare i contadini e basta, i pescontadini un po’ meno, ma solo perché non rinunciavano ai polli, ai tacchini e all’orto. Ma erano già molto più pescatori che contadini (però i contatti continuavano, e si operavano ancora incroci). Poi il cordame non si faceva più in casa, no, c’erano quelli che lo facevano per lavoro. Intanto la ricostruzione aveva fatto nascere altri mestieri. C’erano i muratori, gli idraulici, gli imbianchini. I carrettieri stavano pian piano diventando camionisti con i camion Dodge abbandonati dagli alleati, e così erano nati anche i meccanici. Si stava formando una società multifunzionale (oggi si dice “multitasking”, ma dobbiamo calarci a quei tempi. Se dicevi multitasking a quei tempi, reduci dal ventennio, minimo finivi in galera) e anche l’accesso alla cultura stava aumentando. Ormai, dal tric trac machen, si era già arrivati all’ich liebe dich. E sapevano pure cosa voleva dire! Anche l’aspetto degli abitanti iniziava ad assumere una forma più umana. L’evoluzione stava accelerando in modo esponenziale!

A quella vista il sindaco frenò le sue richieste. Quando il Padre gli chiese: “Vuoi andare? La faccio diventare comune?” Lui rispose: “Aspetto che le tedesche mettano la minigonna, e magari imparino a depilarsi le gambe.”

A sì? – disse il Padre – Allora dovrai anche aspettare che smettano di andare in massa a Bellaria… E comunque la faccio stare ancora un bel po’ sotto il comune di Rimini. Te l’avevo detto che non saresti stato il primo sindaco. Avevo quasi cambiato idea, ma visto che cercare di farti del bene è come dare la rosa al porco, deciderò io e basta! Non mi chiedere più niente…”

Il sindaco, si morse la lingua…

Continua

Capitolo prcedente, http://www.belligea.it/2017/11/10/come-tutto-ebbe-inizio-parte-6/

Il Direttore Giuseppe Bartolucci