UN UOMO PER TUTTE LE STAGIONI

Il demiurgo di Enzo Ceccarelli

Dopo tragedia di Attilio Sebastiani, il comandante della P.M. locale, dott. Ivan Cecchini, è andato in ferie.

Sarà anche rimasto scosso, ma un Comandante non dovrebbe mai abbandonare suoi uomini. Con molta probabilità pesa l’inchiesta su di lui per i fatti legati all’indagine per assenteismo. Il dott. Cecchini, infatti, secondo le nuove norme molto severe, rischia non solo il licenziamento, ma l’interdizione dai pubblici uffici.

Ma facciamo un passo indietro. Domandiamoci: chi lo ha voluto nominare Comandante della P.M.? Lo ha voluto l’attuale Amministrazione; il perché non lo si è mai ben capito.

Cecchini non aveva mai avuto un comando, non aveva esperienza di comando, e non aveva nemmeno una qualifica che lo abilitasse. Comandare una forza di polizia. I vigili non sono più semplici “vigili urbani”, ma una vera e propria forza di polizia. Per sovraintendere a questa funzione è richiesta molta esperienza, autorità, capacità di gestione di uomini che girano armati, che possono facilmente venire a contatto con situazioni particolari. Un comandante dev’essere sempre presente per i suoi uomini.

Le conoscenze legali e amministrative del dott. Cecchini non sono minimamente in dubbio, anzi, non è azzardato ipotizzare che il suo ruolo all’interno dell’amministrazione sia stato importantissimo, soprattutto alla luce della totale incapacità amministrativa dimostrata dalla classe politica attualmente al potere.

Il dott. Cecchini è conosciuto in tutta la regione per la sua profonda conoscenza della materia, visto che, tra l’altro, ha scritto diversi libri sul tema. Se questo è indubbiamente vero, è altrettanto vero che avere una notevole competenza burocratica, non è garanzia di avere il polso fermo per gestire, per di più part time, un comando di Polizia Municipale.

Che il dott. Cecchini non fosse adatto al comando lo dimostra anche in questo frangente, andando in ferie invece di stare con i suoi sottoposti. Anche loro sono scossi; forse più di Cecchini.

Insomma, quello che non ha funzionato è stata la linea di comando fin dalla nomina di Cecchini.

La responsabilità è tutta della politica, che non ha voluto indire il concorso, facendo le cose “alla carlona” come quasi sempre succede a Bellaria. La ragione di questa scelta, mai spiegata, deve dirla l’amministrazione.

Parliamo per un attimo della tragedia del povero Attilio. Non entriamo nel merito del fatto: non ne abbiamo parlato prima per non essere tacciati di sciacallaggio. In città girano brutte voci sui responsabili. Qualcuno azzarda anche dei nomi, e qualche influente politico, nello stesso giorno della tragedia, un nome lo fece, – serviva subito il capro espiatorio -; ma noi non lo citeremo.

Come si possa affibbiare a qualcuno la causa di un suicidio ci pare cosa singolare e gravissima. Senza contare che una signora, abbastanza conosciuta in città, scrisse sulla sua pagina Facebook, parole di odio e maledizione, invocando al tempo stesso giustizia e augurandosi un destino che riservi cattiverie, menzogne ecc., ai presunti responsabili. La signora poi cancellò il suo post, ma sappiamo che quel post è oggetto d’indagine.

Come si faccia a seminare odio, sospetti e invocare giustizia non lo sappiamo, e non è certo in questo modo che la città può trovare un minimo di serenità. Ma si sa, ognuno sparge solo quello che ha dentro di sé.

Giusto per far capire: contro i colleghi di Attilio c’è un giro di gossip alquanto odioso e fuori luogo. Si deve anche capire che gli appartenenti alle forze dell’ordine hanno il dovere di segnalare tutto ciò che è illegale. La segnalazione, prima di approdare in Procura, era stata fatta per iscritto al comandante, che però sembra l’abbia ignorata. Per questo è poi arrivata in Procura.

Noi non sappiamo se i fatti denunciati siano realmente accaduti e quale fosse la loro gravità. Di certo esiste la Magistratura per appurare eventuali reati. Chi straparla dovrebbe stare molto attento. Seminare odio è molto pericoloso, e il pettegolezzo sta facendo troppe vittime innocenti.

Il Direttore Giuseppe Bartolucci