GP del Giappone: Oriente Amaro.

Tre a zero e palla al centro. La Scuderia sembra ce la stia mettendo tutta per far prendere ai due Mondiali la via di Stoccarda ( o Brackley, a piacer vostro ). Dopo la doccia fredda – nonostante il caldo – di Singapore, a Maranello è andato tutto storto proprio quando la Mercedes accusa qualche problema elettrico, il punto di forza della sua powertrain, costringendo l’alfiere Lewis a ricorrere al “de-rating” offrendo il fianco agli inseguitori, che al momento portano i nomi ci Verstappen e Ricciardo, due che corrono per la vittoria in gara e non per il campionato… per ora. Ora alla Mercedes hanno un solo problema: rischiare con una powertrain usata ad Austin per conquistare matematicamente il titolo od omologarne una quinta e far partire con dieci posizioni di penalità Hamilton. Francamente un problema che vorrebbero avere anche altre squadre, Ferrari in primis.

Vero è che è di gran lunga preferibile una macchina veloce con problemi di affidabilità piuttosto che una granitica ma lenta perchè è facile rendere affidabile un propulsore mentre una vettura lenta è figlia di un progetto sbagliato: la SF70 è cresciuta moltissimo lungo l’arco dell’anno ma l’ultima evoluzione del motore sta creando problemi banali, poco preoccupanti, ma decisivi in ottica mondiale, anche per i progressi della Red Bull che sta dimostrando, oltre alle note qualità del telaio, di aver interpretato al meglio le nuove disposizioni regolamentari. Ora se da un lato Vettel dovrebbe andare ad accendere una candela al suo Santo patrono, dall’altro Hamilton ha messo le mani sul mondiale e deve solo gestire il vantaggio accumulato in queste ultime tre gare perchè anche solo pensare a un suo doppio ritiro per inconvenienti tecnici è pura fantasia e della peggior specie. A Maranello hanno intrapreso la strada giusta e queste ultime quattro gare serviranno a trovare l’affidabilità smarrita dal potente 062 in funzione della prossima stagione.

Manca ancora una volta all’appello Raikkonen eppure al di là dei suoi numeri in gara, il finlandese non è poi così lento rispetto a Vettel, mediamente tre decimi facendo la media delle qualifiche, eppure non riesce a capitalizzare le sue doti, quelle velocistiche in particolare e portare punti a casa o, come Bottas oggi, proteggere le spalle al compagno di squadra.

Diversa la situazione in Red Bull dove è Ricciardo a subire l’arrembante e pericoloso Verstappen, caldamente spinto dal livoroso Marko, cosa che potrebbe spingere Ricciardo, a fine 2018, a trovarsi un nuovo sedile ( magari rosso-corsa…) o anche prima, considerata la propensione della dirigenza Red Bull a favorire i ragazzi piuttosto che i veterani, come successe al buon Webber e poi al nostro Seb, addirittura escluso quasi subito dagli aggiornamenti della monoposto del 2014 riservati all’allora emergente Daniel Ricciardo.

Infine non possiamo non ricordare che proprio a Suzuka, nel 2006, a 16 giri dalla fine, Michael Schumacher vide svanire nella nuvola di fumo del suo motore la possibilità di conquistare il suo ottavo titolo mondiale. Ma proprio a Suzuka, sei anni prima, aveva riportato il Mondiale piloti a Maranello… speriamo che questo GP del Giappone sia l’ultima sconfitta di Vettel e l’inizio di una nuova storia dipinta di rosso Ferrari.

Massimo Scalzo