LA QUESTIONE MORALE

«La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.»

(Enrico Berlinguer, da un’intervista a la Repubblica del 1981)

Trentasei anni dopo, a che punto siamo?

Si può solo dire che la Questione Morale è ormai diventata una “Questione Penale”. Dagli anni ottanta ad oggi, è solo peggiorata, ha corroso il tessuto morale, culturale ed economico dell’Italia. Ha sfigurato la Democrazia. Questione Morale era (ed è) l’immorale politica del “voto di scambio”, del clientelismo praticato da persone dappoco, per aggregarsi, manipolare le istituzioni, il denaro pubblico, le persone, le città, asservendo tutto ai propri interessi personali e di casta. Tutto ciò ai confini della legalità, spesso riuscendo a restarne al di qua, ma non per questo producendo meno danni.

Ora siamo passati alla corruzione diffusa e alla presa di potere economico da parte della malavita organizzata, soprattutto nel settore della pubblica amministrazione. Da Questione Morale a Questione Penale. Due Questioni che convivono, poiché la seconda è solo la degenerazione della prima.

Questa è ormai la “politica” in Italia, soprattutto la politica locale. È nelle amministrazioni locali, dalle Regioni sino ai Comuni, che sono cellula fondamentale dell’organizzazione socio-democratica del nostro Paese, che le Questioni Morale e Penale hanno assunto vastità e profondità ormai inimmaginabili. Altro che Roma Ladrona (e basta), come ci vogliono far credere alcuni politici. Non c’è latitudine o dialetto che facciano la differenza. La pochezza di valori e di senso comune sono la radice di questo male sociale.

Le persone peggiori sono quelle spesso dotate tanto di grande energia e “coraggio”, quanto di nessun talento e di pessimi valori. Con la loro smodata ambizione si aggregano attorno persone dappoco. Ottengono voti e ricambiano i loro accoliti con ciò che conta per loro: dai favori su terreni e case (il perno attorno al quale vive la “politica” dei Comuni in Italia) sino a soldi, poltrone, incarichi, favoritismi per le loro attività. Di questo vivono gli epigoni del “politico” capo-bastone, per potersi arricchire e pavoneggiare, pur senza avere alcun talento. Quando ambizione e talento viaggiano all’opposto, e il substrato morale e culturale è di basso profilo, la Questione Morale è l’unico risultato possibile, con deriva sempre più frequente verso la Questione Penale. E’ in questa non-cultura, è in questo inesistente senso dell’interesse comune come bene supremo, che trova terreno fertile anche la malavita organizzata nelle istituzioni.

Tuttavia, per uscirne, bisogna avere il coraggio di ricordare che la questione non origina solo da aspetti organizzativi o legislativi inadeguati. E’ una questione soprattutto di coscienza e di valori individuali. Ed è per questo che le legislazioni in Italia dovrebbero essere ripensate, affinché contribuiscano a cambiare il sistema dei valori del popolo italiano.

Ad esempio, ciò che per popoli scandinavi è orrore, come tutti i reati contro la collettività e ciò che è considerato “bene comune”, qui da noi sono solo marachelle di furbastri, e le conseguenze non sono mai tali da dissuadere seriamente i delinquenti. Lo testimonia il fatto che i peggiori esempi di mala-amministrazione pubblica, in Italia sono ormai materia da avanspettacolo, “divertenti” servizi in trasmissioni di intrattenimento. Finché sarà così, non avremo speranza. Ecco perché rivedere la gerarchia dei valori di un popolo, significherebbe innanzitutto ripensare al Codice Penale, in particolare al peso delle sanzioni e alla durezza delle norme rispetto alla tipologia dei reati.

La mia opinione personale al riguardo è molto severa e inappellabile: evasione fiscale totale, corruzione, concussione e ogni reato contro la cosa pubblica e di come il denaro pubblico viene speso – Verdeblu, mercato ittico, ponte immobile, ecc. – giusto per fare esempi bellariesi a noi ben conosciuti. Tutto questo, insieme a dichiarazioni e comportamenti di amministrazioni, sindaci, assessori e dirigenti, sono da considerarsi alla pari dei peggiori reati contro la vita e contro la persona. Oso sperare che se così fosse, non saremmo il Paese clientelare, corrotto e malavitoso che tutti, a parole, riconoscono ormai apertamente.

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