IL RISVEGLIO

Quarto e ultimo breve racconto

La sveglia suonò, l’aveva impostata su una melodia dolce per rendere meno traumatico il risveglio. Allungò un braccio per spegnerla, «aspetto il richiamo fra dieci minuti», pensò.

Però quella mattina non fece fatica ad alzarsi, era una bella giornata e lui si sentiva particolarmente leggero. Infatti si ritrovò in strada quasi senza accorgersene, non aveva voglia di andare al lavoro. Era una splendida giornata, l’aria non era né calda né fresca e il cielo era blu, di un blu più blu del solito blu.

Per strada non c’era nessuno, nessuno? Proprio nessuno no. Se la vide venire incontro sorridendo. Lei; lei che dieci anni prima lo aveva lasciato. Lei; lei che aveva pensato per tutte le ore di tutti i giorni di tutti gli anni di quei dieci anni. Ed era ancora uguale, come se il tempo non fosse passato, bella come dieci anni prima, bella come se l’era sempre ricordata, forse ancora più bella, e gli stava venendo incontro.

«Ciao, come stai?» Solo questo gli uscì dalla bocca. – «Ciao – disse lei e gli si avvicinò dandogli un bacio sulla guancia – bello rivederci dopo tanto tempo.» – «Come mai qui?» Chiese lui. – «Sono venuta ad abitare qui vicino, così potremo rivederci, se ti va.» – «Ma certo che mi va. – disse lui – Anzi che ne dici di mandare a quel paese il lavoro oggi e andare a farci un giretto?» – «Benissimo – disse lei – volevo chiedertelo io

Salirono sull’auto di lui e uscirono dalla città. E il cielo era blu, di un blu più blu del solito blu, e l’aria non era né calda né fresca, e i prati e le colline verso cui andavano erano di un verde più verde del solito verde ed erano di nuovo insieme, e lei era ancora bella, bella come se la ricordava, anzi, forse ancora più bella….

La sveglia suonò, l’aveva impostata su una melodia dolce per rendere meno traumatico il risveglio.

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