17 GIUGNO 1972: SCOPPIA IL CASO WATERGATE

Watergate

Watergate il caso che sconvolse gli States

Esplose il 17 giugno 1972 lo scandalo politico che portò alle dimissioni dell’allora Presidente USA

Richard Nixon.

Questa storia è di estrema attualità, non solo per la data, sono passati 45 anni, ma soprattutto per la concomitanza del possibile impeachment (messa in stato di accusa, ndr) a carico di Trump per le stesse identiche pesantissime accuse di abuso di potere e ostacolo al Congresso, oltre a quella di aver ostacolato le indagini.

– È la notte del 17 giugno 1972 e la polizia di Washington viene avvisata di una possibile effrazione nel complesso di uffici del Watergate Hotel dove ha sede il quartier generale del Comitato nazionale democratico, la principale organizzazione per la raccolta fondi del Partito Democratico, impegnata nella campagna elettorale alle porte. La polizia arresta cinque uomini dai profili piuttosto oscuri e trova tra le note di uno di loro, l’ex-agente della Cia in pensione James W. McCord, un appunto con il nome di un addetto alla sicurezza del Comitato per la rielezione del presidente repubblicano Richard Nixon.

– Relegata nella cronaca minore dalla stampa locale, la notizia non lascia indifferenti i due reporter del Washington Post Bob Woodward e Carl Bernstein, convinti che dietro al tentato furto si nasconda in realtà un’azione di sabotaggio e spionaggio politico. Vincendo le iniziali titubanze del loro stesso giornale i due avviano un’inchiesta martellante e approfondita per smascherare i mandanti dell’effrazione, sfruttando anche le rivelazioni di un informatore ben inserito nei corridoi della politica di Washington: l’uomo passerà alla storia come «Gola profonda».

– L’inchiesta appura il collegamento di ben tre degli scassinatori – Howard Hunt, Gordon Liddy e James W. McCord -, con il comitato per la rielezione di Nixon, presieduto dal Ministro della Giustizia John Mitchell. E qualche settimana più tardi viene registrata una conversazione tra il presidente Nixon e il capo di staff della Casa Bianca Haldeman sulla possibilità di depistare le indagini per ostacolare il relativo procedimento giudiziario.

– L’inchiesta giornalistica e l’indagine della Commissione Senatoriale creata ad hoc svelano crimini simili a quello commesso al Watergate attribuibili alla stessa regia politica che conduce direttamente all’entourage presidenziale dei repubblicani. In un clima già teso per gli sviluppi della guerra in Vietnam, la riconferma di Nixon alla Casa Bianca non placa le polemiche e anzi la messa in onda delle udienze tenute dalla Commissione fa vacillare anche l’opinione pubblica inizialmente contraria alla teoria del complotto.

– A rispondere alle interrogazioni del senatore Sam Ervin, presidente della Commissione d’inchiesta sul Watergate, sono personalità di altissimo livello del mondo governativo in alcuni casi molto vicine alla presidenza: dal capo dello staff Bob Haldeman al consigliere John Ehrlichman, passando per il vicedirettore del comitato di rielezione Jeb Stuart Magruder e soprattutto per il consigliere legale di Nixon John Dean, che ammette le responsabilità gravissime della Casa Bianca in operazioni di spionaggio e sabotaggio delle informazioni.

– A complicare un quadro già di per sé alquanto fosco, da un lato l’atteggiamento ostativo di Richard Nixon, dall’altro la rivelazione dell’esistenza di registrazioni segrete di conversazioni e incontri dello stesso presidente. A nulla vale la richiesta di Nixon di far valere il «privilegio dell’esecutivo» per non rendere pubblici i nastri o la sostituzione del procuratore generale Elliot Richardson con il più malleabile Robert Bork. Né tantomeno il rilascio di alcune trascrizioni delle registrazioni: il 24 luglio del 1974 la Corte Suprema americana impone alla Casa Bianca la consegna dei nastri. Nella foto il procuratore speciale Archibald Cox, fatto licenziare da Nixon con l’accusa di essere andato troppo oltre rispetto al mandato di indagare sul caso.

– Gli americani seguono quotidianamente gli sviluppi dello scandalo e vivono una delle pagine più cupe della loro storia democratica con un presidente ormai privo di credibilità e un intero sistema politico corresponsabile di illeciti gravissimi, tra cui l’aver creato un sistema di fondi neri per finanziare attività segrete contro avversari politici sul suolo americano e altrove. Il punto più basso si tocca con la scoperta della cancellazione di una parte cruciale di un nastro: 18 minuti di conversazione fondamentali ai fini dell’inchiesta, spariti – così si vorrà far credere – per un errore della segretaria di Nixon.

– I risultati dell’inchiesta e le successive ammissioni di colpa da parte dei collaboratori più stretti de Presidente rendono più chiaro il quadro politico in cui è maturato lo scandalo Watergate, comprovando agli occhi dell’opinione pubblica l’esistenza di una linea politica parallela e segreta dei repubblicani, disposta a commettere gravi e ripetuti atti illegali. Nel successivo processo del gennaio 1974 diversi membri dello staff per la campagna elettorale di Nixon vengono condannati per aver depistato le indagini sul caso Watergate. Di lì a poco anche la posizione di Nixon inizia a vacillare e si avvia la procedura di impeachment (messa in stato di accusa, ndr) con le accuse pesantissime di abuso di potere e ostacolo al Congresso, oltre naturalmente a quella di aver ostacolato le indagini del caso Watergate.

– Prima che le accuse vengano formulate Richard Nixon comunica le proprie dimissioni in diretta tv ai primi di agosto del 1974. Le conseguenze dello scandalo peseranno per anni sulla compagine politica repubblicana e più in generale mineranno la fiducia dei cittadini americani nei confronti del mondo politico tout court e dell’attività dei servizi di sicurezza nazionale.

Fonti: Corriere Della Sera, La Repubblica, L’espresso, Panorama, L’équipe, Washington Post.

Il Direttore Giuseppe Bartolucci