LA CITTA’ PROIBITA

In questo luogo di vacanza, dove tutto dovrebbe essere allegro e spensierato, la democrazia non è più di casa.

Non è possibile esprimere liberamente la propria opinione o il proprio dissenso, senza rischiare ritorsioni o addirittura una querela. Un semplice “mi piace” su Facebook potrebbe costar caro.

E’ difficile pensare di poter vivere serenamente in questo clima intimidatorio, chi pensa di riuscirci, probabilmente non si rende conto della situazione, o se ne frega e non si lascia condizionare. Insomma, è una città in cui viene inibita la libertà d’espressione. Tutto per la presuntuosa arroganza di chi crede di essere al di sopra dei propri concittadini, e ogni parola non gradita, viene considerata un attacco personale.

Un’aria forse più pesante di quella che si respira in Turchia, o del terrore come quello creato dal dittatore della Corea del Nord Kim Jong-un. Ma noi non abbiamo nessuno che mandi una flotta di navi armate fino ai denti per far sì che qualcuno si dia una calmata…

Nemmeno un terremoto scalfirebbe questa Amministrazione, tanto piena di sé, e talmente permalosa, da dimenticare che sono lì al servizio della città e non il contrario.
Questo inibisce il libero pensiero che pare ormai inesistente, oppure latente, nascosto. Appare infatti molto strano che nemmeno quella parte della città che
non ha votato Ceccarelli, se ne stia sempre a subire in silenzio.

Certo nella città proibita diventa proibito tutto ciò che resta al di fuori delle incensanti feste dove si acclama la “grandeur” ceccarelliana. Pare quasi che Kim Jong-un abbia copiato il modello bellariese tanto caro a Emanuele Polverelli, Direttore de “Il Nuovo”, e anche al probabile candidato Sindaco Roberto Mazzotti che, parole sue, nei più importanti convegni della finanza mondiale, disquisiva sempre sul “modello Bellaria” esaltandolo.

La cosa buffa, ma solo fino a un certo punto, è che anche dentro la maggioranza è proibito muovere il più piccolo appunto al governissimo.

Al di là di queste considerazioni è davvero difficile capire come mai, gente che si professa di idee moderne, con nelle schiere laureati in “scienze politiche”, rimanga ancorata a idee obsolete, credendo ancora in ideologie ormai morte dalla notte dei tempi.
Ma questo vale anche per la sinistra, in cui sono tutti ancora legati al passato. Nessuno che abbia capito che sono posizioni vecchie, stantie, dove si fa polemica solo per ribadire
un’appartenenza che si può giustificare solo con la bramosia del potere. Tutto per comandare e non per governare. Un viscido esercizio fine a se stesso, nel quale, oltretutto, si pretende anche di essere ringraziati…

E’ anche una città alienata ai giovani. In tanti anni nessuna forza politica si è adoperata per far nascere una nuova classe dirigente, dando veramente spazio alla gioventù e non semplicemente telecomandandola…
Stiamo assistendo al disinteresse da parte di chi in futuro avrà le redini in mano. Tutto è in mano a vecchi marpioni, talmente datati da sembrare mummie.

Ci sono poi spie che devono redigere rapporti su “chi saluta chi”, o se ci si ferma a bere un caffè in un bar piuttosto che in un altro, tutto è sotto osservazione. Finita la socialità, se non quella di appartenenza politica, primedonne e buffoni di corte che vogliono dettar legge, ritorsioni e vecchi rancori la fanno da padroni.

Qualcuno ha instaurato un nuovo “proibizionismo”, questa non è una città per gente viva e interessante, è una città di zombi che vagano barcollanti in un circolo vizioso. Chi va via da qui avrà pure le sue ragioni? Quali sono le sue colpe?

Credere obbedire e combattere”, è roba di settant’anni fa.
Per favore, cercate almeno di arrivare agli anni ’60, se non altro allora c’era il
boom economico e un minimo di decenza politica esisteva, oggi non sapete nemmeno dove sta di casa la vergogna.


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Il Direttore Giuseppe Bartolucci