BELLARIA; VISTA DA INDRO MONTANELLI

Sul Corriere della Sera, oggi è pubblicato un articolo di Indro Montanelli del 1947, dedicato a Bellaria Igea Marina

Stralcio dell’articolo intitolato «Mare per bambini» pubblicato sul Corriere della Sera del 13 luglio 1947. Copyright: Eredi Indro Montanelli. Tutti i diritti riservati. Published by arrangement with The Italian Literary Agency, Milano

 Bellaria la spiaggia rustica, con polli, zie e qualche suora.

A differenza di Rimini e Riccione, dove la mondanità ha preso piede, a Bellaria c’è un lido casto. Tanto che qui i preti hanno stabilito un proprio quartier generale estivo.

Sulla spiaggia di Bellaria, quando vi giunsi di tarda sera semisoffocato dal caldo di Milano e del treno, non c’era unico essere vivente, che un pollo. Era un bel pollo, dai cosciotti muscolosi e dal sedere rotondo, compatto di penne e rostrato di artigli. Insolente e indolente, stava facendo i suoi cento passi, come un villeggiante qualunque lungo la linea del «bagnasciuga», e quando la spuma di un’onda un po’ più lunga giungeva a bagnargli i piedi, si guardava intorno soddisfatto e orgoglioso di aver «sfidato i flutti».

Però ogni tanto nei flutti ci ficcava anche il becco con un fulmineo a fondo; e ne estraeva un pesciolino che rapidamente inghiottiva. Un pollo Più dei bagnini dalla mascella larga, più dei bragozzi dalla vela color ocra, più della tinta verde malachite del mare, più, degli stormi dei bambini semiemergenti sulle secche che zebrano l’Adriatico, quel pollo era il simbolo di quella spiaggia che, fra Rimini e Cesenatico, non è che l’appendice e la continuazione del podere. I pescatori non sono che contadini, i quali a tempo perso si dedicano alla rete come da noi in Toscana si dedicano al fucile.

Ma il pesce che riportano a casa non lo mangiano; lo vendono agli alberghi e alle pensioni, per proprio conto restando fedeli al culatello e alle lasagne. Le spiagge passeggiate e razzolate dai polli non sono spiagge di lusso. Tony e Patricia, i figli della contessa di Belminy, non si rassegnerebbero mai a spartire la propria villeggiatura con una gallina; e sul loro esempio non vi si rassegnerebbero nemmeno Antèa e John, i rampolli del borsaro nero. «Cecè» si chiamava un ragazzetto romano che l’altra mattina fece con sua madre la prima comparsa sul bagnasciuga di Bellaria.

Quando la signora pronunciò, su un tono di richiamo, quel nome, ci fu, su tutta la spiaggia, un bisbiglio d’interdetto stupore, Cecè: non si era mai sentito niente di simile da queste parti. Il pollo che, come al solito, sfidava i flutti lasciandosene bagnare gli artigli, alzò di scatto a quel nome la testa, guardò il ragazzo prima di fronte, poi da destra, poi da sinistra; e infine con un sordo scocciatissimo «co-co-cò» prese ad allontanarsi, scotendo il capo come un nonno brontolone.

L’indomani mattina Cecè aveva cambiato nome: si chiamava Cesarino, e il pollo non ebbe nessuna difficoltà a razzolare fra le gambe anche di lui. Ad eccezione di Rimini e di Riccione e, subordinatamente, di Cattolica e di Cesenatico, dove la mondanità ha preso un sia pur modesto piede, questa spiaggia adriatica è ancora un fondo rustico, paradiso di bambini, di monache e di preti. Donne non ce ne sono, se non sotto forma di madri, o di zie, o di sorelle. A volerne adescare una, occorre prima sedurre Gigetto, loro rispettivo pargolo, nipote o fratellino, il quale vi sottoporrà a una lunga serie di ricatti che vanno dalla gita in moscone al «Krapfen» di Edoardo il bombolonaro… È una spiaggia casta.

Tanto casta che i preti hanno stabilito in una sua pensione un loro quartier generale estivo e vi campeggiano con le loro tonache antibalneari. Il dott. Guidobaldo Valducci, signorotto locale, volle organizzare una manifestazione contro di loro per persuaderli ad andarsene e a cedere il posto a una clientela più moderna: invitò tutte le donne di sua conoscenza a passeggiare sotto la sacerdotale pensione vestite, o meglio svestite, nella maniera più provocante. Ma il tentativo abortì.

Le bagnanti di Bellaria non sono donne. Sono soltanto le madri, le zie, le sorelle di Gigetto (…) All’Adriatico! Questo fondo rustico razzolato dalle galline, questa appendice di podere da cui rifuggono i borsari neri e le contesse di Belminy, questo lungo regno di Gigetto su cui preti e monache si danno convegno e che si stende ininterrotto da Cesenatico ad Ancona, è uno dei pochi paesi seri che ancora restino in Italia: forse l’unico nel quale la lira conservi una certa dignità e in cui «andare a tavola» significhi andare a mangiare (…)

di Indro Montanelli

bellaria


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