Lo stagno di ranofornace: “Il Dono”

 

Dome alba 6“Ci sono spinte interiori che immobilizzano i dubbi
impulsi talmente forti… da stringere il cerchio
dove ballano le larghe certezze.”
(ranofornace)ranina picciina

Pierdomenico “ranofornace” Scardovi – Crazy Ride – 1980 (file originale)

(Parchment-pergamena spaziale) 2015(Parchment) “”Unzione” 2015

 

Il Dono

 

Edenico è il tuo amore o madre!

Che della vita ha reso inopportuna.

Scioglie sulle ripide scansie del mio cuore

l’ormeggio

alla deriva del sole schianta.

 

Pierdomenico “ranofornace” Scardovi 1978

 

nota

Le insidie racchiuse nel pensare tutto e il contrario di tutto, ci porta a vagare smarriti fra le nebbie sperdute delle ipotetiche verità o di fronte alle molteplici strade di una realtà parallela, percepibile nella dilatazione sensoriale che potrebbe cambiare il corso della nostra vita a seconda di quale imbocchiamo. Occorre quindi far buon uso delle nostre acquisizioni e aperture. Da una parte, affidarci a valori fluttuanti ma talmente irrinunciabili da non poter rimanere sordi e ciechi, valori che hanno superato il vaglio della storia,  oltrepassato le latitudini, acquisendo un senso di certezza. Valori generalizzati a tal punto da cui non possiamo prescindere, ci scagionano e rinfrancano da responsabilità morali e intellettuali. Dall’altra, tralasciando verità speculative, tentare di costruirne a nostra utilità e misura, aggirando gli ostacoli posti dal senso comune. Verità “umane, troppo umane” che ci danno la visione dei limiti su cui ci posiamo; non sono la proiezione di fantasie gratificanti, quanto la valutazione del nostro percepire. Quindi evitare di ottenebrare la sensibilità implica riassettare al massimo le emozioni e i sentimenti agli stimoli del mondo nella consapevolezza delle nostre specifiche caratteristiche e in ciò che più orienta e predilige il nostro pensare in un certo modo; potremo allungare il percorso, sviarlo, ma non evitarlo.

Ma è il dialogo che apriamo fra le verità prive di ombre platoniche e quelle attendibili ai nostri pensieri più intimi a portarci verso una un’ulteriore illuminazione. “Un mantice di vento soffia contro il nostro respiro e si unisce, in parte vola via, in parte entra ed esce fra le scorie combuste del nostro fiato”. Lo scontro/incontro di queste due intellegibilità rende un po’ il senso e la dinamica della nostra realtà; elaboriamo dati esteriori rimettendoli in circolo come scorie mentali. Il risultato fa parte di una situazione più grande, permette di orientarci e tracciare un filo sottilissimo col nostro destino atemporale, quel tipo di destino  che non risente l’imprevedibilità degli eventi. Si presenta così l’opportunità di avvertire una qualche salvezza in questa vita, (e non di altre ipotetiche) tramite la conoscenza di fondamenti “irrinunciabili”, tra i quali il prendere in esame la nostra immersione nella considerazione “massima”, nella contrapposizione armonica fra la mistica cristiana, gnostica e non solo.

Accedere alla “totalità” del simbolico implica la confessione perentoria su cui si ergono i nostri pensieri, nei limiti dell’unica vita che ci è concessa. Intravedere la terra di nessuno che intercorre fra un pensiero e l’altro e la loro distanza, equivale al non considerare erroneamente la virtualità e la potenzialità del pensiero umano. Questa visione si contrappone alla concatenazione dei pensieri intesi come appartenenti ad un’unica catena circolare ma piuttosto li distingue come punti focali nel deserto della conoscenza. Di conseguenza, vedere Dio nelle cose e nella natura è solo lo stadio iniziale della conoscenza, coinvolgerlo nel dialogo con noi stessi significa invece, considerare la Sua irrealtà come un’entità simbolica dalla referenza incorporea, legittima e imprescindibile al senso di realtà individuale; frugare cioè, dentro le nostre convinzioni qualunque esse siano, poste sempre aldilà delle nostre contraddizioni. Un salto di qualità inquantificabile. E’ lo spirito inevitabile che si impone come il superamento di un’esigenza dell’esigenza. “Io non posso evitare di credere in ciò che so che non esiste”. Pensiamo per esempio alla “Divina Commedia”, ai vari livelli di lettura e all’inserimento nel contesto religioso di personaggi realmente esistiti. E’ il paradosso… è il simbolico! Ed anche, quando si fa della propria vita un’arte.

Continuiamo con gli azzardi. (vedi cit. “essentelink / link“L’essente dell’essenza del pensiero filosofico scioglierà talmente la coscienza, da giungere al suo più totale sfaldamento, quando appunto verrà compresa l’equazione. Nel risultato vi sta l’uomo, l’universo e Dio che balleranno senza controllo nel dubbio atroce della loro stessa identità come addendi di una reazione a catena della filosofia morente. Per il momento la sua verità interlocutoria vige ancora protetta nei segreti non del tutto svelati del linguaggio, mentre nell’arte occupa ancora un posto privilegiato. Fin tanto che i sistemi di segni riusciranno ad arginare gli effetti dell’avanzata della scienza indagatrice, il plausibile tramonto di questo mistero sarà posticipato. Così come tutti i simboli, un giorno ci saranno sogni che prenderanno il posto di quelli attuali, forse più piccoli, forse più grandi… sogni che moriranno fra le braccia delle loro stesse pretese.” (ranofornace 1979).

Ma ora prosegue la mia visita nel mondo dei sentimenti, iniziata la volta precedente con la poesia “Amore”. (link) Ed allora “Il Dono” (1978), spinge leopardianamente l’amore infinito a dilagare nella totalità dello spirito. Troppo grande e profonda è la qualità della sua onda d’urto, un movimento sinuoso  sul timpano dell’anima. Investe l’essere in modo così totale che il tempo non riesce a penetrare. Riscalda le viscere e la carne, ricuce ogni lacerazione e placa l’io ad agire in funzione della volontà (pretendere e volere). Io parlo dell’amore e dell’assenza soprattutto, che alzano lo sguardo all’uomo per liberarlo dalle pretestuosità di potenza, dalle miserie e dalle sofferenze procurate dagli odi. Prenderne atto significa svincolarsi dalle ganasce mordenti del mero bisogno, aggrapparsi ad una qualche traccia d’amore ricevuta e attuare un dialogo con questa mancanza. In ballo vi è l’affetto di un “Dono” incorporeo e diacronico, in grado di lasciare un segno indelebile; è il segno del VALORE… il vero punto della questione.

“Crazy Ride” “Folle Corsa” (1980). L’energia vitale nella musica si può incanalare sui binari di un flusso travolgente. Gli oltre sei minuti di “eccesso” chitarristico sospesi nel delirio interiore, si espandono con un ritmo incalzante e ossessivo che danno la dimensione della tensione provata. Il fraseggio è un grido, a volte un lamento. Unica esecuzione hard-heavy-psych improvvisata e non più riveduta, da me effettuata in condizioni di perfetta sobrietà mediante training autogeno per raggiungere la giusta concentrazione e grado adrenalinico (totalmente esente da qualsiasi sostanza psicotropa). In tempi gloriosi queste performance erano eseguite dai chitarristi heavy-rock-psichedelici dopo avere assunto massicce dosi di acidi. Pierdomenico Scardovi (chitarra elettrica, basso, batteria).

“Unzione” 2015 – della serie (Parchment) (carta trattata su metallo trattato). Prosegue la mia attuale linea di atteggiamenti creativi che valorizzano il momento artigianale come parte costituente e inseparabile dell’opera. La forma  di questa figurazione risponde a quesiti appartenenti al processo creativo vero e proprio. Occorre però considerare Il prodotto della percezione visiva, dipendente dall’immagine interna, come la variante/risultante dell’opera.

Voglio concludere questa trattazione sul “sentimento infinito” con un’opera emblematica e un’altra poesia d’amore.

foglia 1976

“Foglia” 1976 (opera informale)

Sguardo

È una foglia
che nel cielo svela
il pudore delle stelle.

1976

 

“Non potrei essere infelice io un giorno, in una nuda stanza, solo nel mio letto… se sopra il comodino, un santino e un rametto d’ulivo secco, appoggiati dietro ad un bicchiere d’acqua con dentro la dentiera, vegliassero una qualsiasi mia preghiera.” (ranofornace)

sasso 1rano 2Grazie dell’attenzione.

Pierdomenico Scardovi

 

foto in evidenza “Lampo sul mare” di Federica Scardovi


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Pierdomenico Scardovi