Lettera al Direttore: Gli “untori” del rancore! di Gabriele Morelli

 

Caro Direttore,

dirittovitadal mio rientro a Bellaria Igea Marina son diventato un assiduo frequentatore di “social” ed in particolare di Twitter e Facebook. Mi sono stati molto utili per una immersione veloce e profonda nella realtà della nostra comunità, dalla quale ero stato assente per lavoro da molti anni. In particolare Facebook permette un contatto ed una relazione molto stretta con parecchi “amici e amiche” con i quali puoi condividere, leggere o commentare stati d’animo, iniziative anche goliardiche, pensieri, parole, immagini e quant’altro.

Gli spaccati di realtà sociale che ne emergono sono parecchi e spesso in contrasto fra loro, ma ciò è naturale ed anche positivo. Dentro a tutto ciò, però, vi sono persone, uomini e donne, giovani e meno giovani, che sono schiavi del “rancore” e da questo stato d’animo postano frasi e immagini ed esprimono concetti sui quali occorrerebbe riflettere di più e non lasciar passare con leggerezza. Troppo spesso, tutti noi, rimandiamo alla frase ormai classica di ispirazione risorgimentale: “l’Italia è fatta, ora bisogna fare gli italiani!”, affermando con sorriso complice e colpevole, che non ci si riuscirà mai! Invece, con le loro contraddizioni, gli italiani hanno fatto l’Unità d’Italia, si sono riscattati dalla tragedia del fascismo con la resistenza, sono stati protagonisti della costruzione dell’Europa Comune ed hanno realizzato il “miracolo” economico nel secondo dopoguerra, che ci colloca secondi solo alla Germania in termini di produzione industriale.

Anche oggi, in un momento storico così importante, notevolmente difficile ed estremamente pericoloso per il futuro del Paese e delle nostre condizioni economiche e sociali, dovremmo tutti dare il meglio di noi stessi ed in particolare una maggior capacità di analisi e proposte, di iniziativa e di esempio, contribuendo con e dalle idee e convinzioni che la dialettica democratica, fortunatamente, ci consente!

Invece, complici gli “untori del rancore” di turno, trovo molti a dilettarsi contro l’immigrazione, contro l’Europa, contro la Globalizzazione, contro le varie Istituzioni, e naturalmente contro la politica (che sì, ha commesso tantissimi errori, ma è anche figlia dei nostri comportamenti e delle nostre scelte)! La fraseologia adottata è, ovviamente, piena di frasi fatte, di ideologismi superficiali e spesso anacronistici, di argomentazioni parziali e spesso non vere! Ultimamente, ad esempio, una amica di FB ha postato un articolo di “verità” sulle polemiche rispetto ai presunti denari elargiti agli immigrati clandestini, che fa giustizia delle sciocchezze dette a più non posso in questi mesi. Però, tutti coloro che si erano scatenati sull’argomento si son ben guardati dal commentarlo!

Ma i professionisti dell’ideologia del “rancore” alzano il tiro ed istigano anche a violenze verbali sempre più inaccettabili e pericolose. Assistiamo così alla trasformazione della Lega, con il nuovo segretario Salvini, che per recuperare la faccia dalle “porcate” (per usare la sua normale fraseologia) fatte dai vertici del partito, la sta trasformando in un movimento xenofobo alla Le Pen francese, senza più collegamento con il “federalismo”, che era il vero obiettivo di questa forza politica!

In seconda battuta, non possiamo non rilevare come anche il movimento 5 Stelle (almeno nei suoi vertici), stia alzando il contrasto a qualsiasi proposta che non siano le sue, usando una violenza verbale pericolosissima, specialmente se affiancata ad una ingenuità politica che richiama la democrazia dal basso, come quella dei “tribunali del Popolo” di staliniana memoria e di tante altre dittature del ‘900! La democrazia è certamente instabile e fallace, ma si sostiene con le regole della rappresentanza e dei suoi derivati di responsabilità, non con simulacri impossibili di democrazia diretta.

Purtroppo il mondo moderno è complicato e non si affronta in maniera semplicistica o semplificatoria! Servono e serviranno sempre più competenze e cultura e lo dobbiamo sapere e sperare per i nostri figli, poiché ciò significa la pace e gli equilibri tra i popoli (altro che lanci di bombe atomiche mirate, come ho potuto leggere su FB!).

Città turistiche come la nostra e tutta l’Italia, sono l’emblema dell’ospitalità e dell’accoglienza che richiama però anche la tolleranza e la solidarietà verso i più deboli! Ciò non vuol dire favorire la delinquenza, anzi più sono forti in noi queste caratteristiche, più abbiamo il diritto di chiedere anche agli altri il rispetto delle nostre regole di convivenza sociale. Pensiamo ai nostri nonni che hanno dato avvio a questo grande distretto turistico, accogliendo i tedeschi ancora freschi delle distruzioni, dei lutti e delle violenze di una terribile guerra finita da pochi anni.

Mi rivolgo anche ai politici nostrani che spesso si attardano nell’usare strumentalmente questa politica del rancore, condividendo e accondiscendendo tali comportamenti attraverso una sorta di “populismo” della paura che è falso ideologicamente oltre che realmente, in quanto i nostri figli e, gli italiani in generale, non faranno più i lavori umili cui abbiamo delegato gli immigrati (prendiamo un caso per tutti come il badantato e pensiamo come sarebbe oggi la nostra società anziana senza questo servizio svolto quasi esclusivamente da cittadini stranieri).

Infine, resta la parte nostalgica dei “bei tempi andati”, soprattutto del “quando c’era lui”! Qui ho trovato persone, anche giovani, con affermazioni da brividi e non solo per la evidente stupidità, ma anche per la inconsapevolezza del significato stesso delle parole usate! Ma non voglio fare esempi.

Caro, Direttore, so che quanto scrivo è un po’ ai “confini” del tema – Bellaria Igea Marina -, ma, quelli che ho chiamato gli “untori” del rancore, sono numerosi ed attivi anche nella nostra città, mentre io vorrei contribuire ad un salto culturale delle nuove generazioni! Un salto culturale che dovrebbe coinvolgerci tutti. Molta parte del futuro economico lo abbiamo già rubato ai nostri giovani, lasciamo alle nuove generazioni di BIM almeno un solido ambiente culturale sul quale possano basare la sfida competitiva della loro vita.

Per chiudere, vorrei trascrivere un pezzo di Aldo Bonomi, il noto sociologo milanese. E’ un brano tratto dalla sintesi dell’ultima di copertina di uno dei suoi libri: “Sotto la pelle dello Stato. Rancore, cura, operosità” – Feltrinelli Editore. Libro del 2010, ma ancora molto attuale e che consiglio vivamente di leggere.

Nella palude. La fase attuale della politica italiana potrebbe essere efficacemente riassunta così: da una parte il populismo di territorio di marca leghista, dall’altra il populismo del sogno berlusconiano. Nel mezzo una sorta di populismo giustizialista, marcato dai segni inquietanti dell’invidia sociale. Il tratto comune di questi fenomeni sta nel rinserrarsi cieco nei propri egoismi territoriali, nelle invidie di vicinato, nel gossip televisivo. Mai come ora c’è stato bisogno di politica, in grado di ripensare i comportamenti collettivi nel contesto di spaesamento prodotto dalla globalizzazione. Rancore, cura, operosità sono metafore sociali che indicano i modi differenti in cui i soggetti si relazionano di fronte alle difficili sfide poste dalla vita quotidiana. C’è un grave pericolo che bisogna evitare: la saldatura politica tra la “comunità del rancore”, con le sue paure già quotate da tempo al mercato della politica e le preoccupazioni e le angustie degli “operosi” che pur con mille difficoltà fanno impresa nella globalizzazione. Solo coniugando insieme la “comunità di cura” figlia del welfare e fatta di operatori, medici, insegnanti, impresa sociale, volontariato, che quotidianamente si impegnano sul territorio per produrre inclusione sociale, con il mondo degli “operosi” si potrà costruire una società aperta!

Gabriele Morelli

Il Direttore Giuseppe Bartolucci