Musica Senza: Kandinsky: il viaggio del “cavaliere azzurro”

“Intravvedere se stessi, progettare il proprio destino, leggendolo fra le pieghe dell’arte degenerata.”

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La critica non può definirsi umile o arrogante se deve svolgere il suo compito, essa analizza e si avvale di giudizi, ma sopratutto si rapporta all’arte intera, senza distinguere se questa è o non è arte, ma se è grande e influente nel vasto contesto, oppure “piccola” al servizio di una ristretta cerchia, addirittura infinitesimale a illuminare le sorti di un solo individuo. Il solo peccato che essa può compiere è negare le proprie premesse umiliando se stessa e non l’oggetto della sua contesa, l’arte appartiene prima di tutto a se stessa, poi si offre in pasto al gusto sociale e all’analisi epistemologica, spesso in dissenso.

“Il Viaggio del cavaliere azzurro oltre i confini del visibile”

kandinsky foto 2Vassily Kandinsky è riconosciuto però universalmente come il fondatore dell’arte astratta dell’occidente europeo. Nel 1910 con “Improvisation 10” o con il “Primo acquerello astratto”, ebbe inizio la più poderosa e radicale ricerca pittorica della storia dell’arte di tutti i tempi e cioè l’astrattismo. Prima di questa data epocale, l’arte figurativa ha fluttuato “nell’immaginario umano”, cercando vie di scampo improponibili, poi alla luce delle nuove scoperte, in primis la psicoanalisi, ha compiuto il passo definitivo verso la conoscenza. Gli ultimi reduci di questa millenaria “impostazione visiva” furono  parzialmente i dadaisti Francis Picabia, Man Ray, Hans Harp e totalmente i surrealisti Magritte, Dalì, Ernst, che vedevano la realtà della rappresentazione nella sua forma più assurda. Mai più fu come prima, mai più l’uomo tornò sui suoi passi, ha continuato certamente a dipingere la “natura” identificabile nelle cose del mondo ed ancora oggi la debolezza umana, per non perdersi come fece Narciso, si affida al referente del riconoscibile o perdura a crogiolarsi ostinatamente nella “fase dello specchio”, teorizzata e introdotta nella psicoanalisi freudiana da Jaques Lacan nel 1936. Ma cercarsi non è solo amarsi, è anche e soprattutto paura di non esistere, quindi “essere” nelle cose del mondo o riconoscerne anche un solo frammento , rassicura più di ogni abbraccio materno.

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La validità della pittura  per se stessa, indipendentemente dal soggetto che le serve di pretesto, è la novità assoluta, tuttalpiù il referente se si vuole trovarlo è “la ricerca ignota di qualcosa insito dentro e fuori dall’uomo”, il manifestarsi della creazione; l’immanente, appunto!

Liberare la pittura dalla schiavitù del rappresentabile, “Il colore, la forma, come la parola hanno una risonanza interiore” come anche “la musica ha usato i propri mezzi non per ritrarre le manifestazioni della natura, ma per esprimere la vita psichica dell’artista attraverso la vita dei suoni musicali”, “Oggi è l’ora di una libertà, quale può concepirsi soltanto in un momento in cui sta germinando una grande era”. Questi enunciati tratti da “Dello spirituale nell’arte” pubblicato da Kandinskij nel 1912, danno l’idea di quanto l’uomo era arrivato ad un bivio ed il suo primo passo andava a calpestare il terreno ignoto della propria soggettività interiore. Kandinsky intende formulare il concetto di “costruzione”, teorizzando la pittura come una grammatica pittorica che veicola i sentimenti dell’artista. Anche per Klee, la soggettività espressiva, è il fondamento della pittura, ma in un atto creativo di scoperta, che rivela e guida l’artista a compiere la “soluzione”. Per il nostro invece, serve formulare prima il codice, così che l’artista gestisce il segreto della pittura stessa. kandinsky 7

Il passaggio graduale dall’espressionismo naturalistico del “Blaue Reiter” all’espressionismo astratto impiegherà alcuni anni, ma tutta la sua opera ricca di sonorità cromatiche, di esuberanze formali e di luce, attraverserà il lirismo non drammatico fino all’astrazione allusiva di memorie di immagini figurative. Questo passaggio sarà accompagnato da una lucida riflessione filosofica, “L’artista non è un beniamino della vita; non  ha il diritto di vivere senza un compito, egli deve attendere un compito pesante, che diventerà spesso la sua croce. E deve sapere che ognuno dei suoi atti, dei suoi sentimenti, dei suoi pensieri costituisce il materiale sottile e imponderabile, ma solido, di cui sono formate le sue opere: che perciò non è libero nella vita, ma soltanto nell’arte”. kandinsky 9

 

Il problema maggiore di Kandinskij però non è solo la forma fine a se stessa nell’astrazione, è sopratutto legato al contenuto, ciò che sta dietro ai triangoli, alle linee, ai punti, nella tradizione simbolista. La sua teorizzazione di questi elementi in “Punto, linea e superficie” equipara la pittura alla musica, tutte due rimandano inevitabilmente al profondo psichico, amebe germinali composte di potenziale significante, ogni elemento ha un suo corrispettivo emozionale, percettivo. Ma qual’è questo significato? la risposta è nell’origine della vita: ogni forma primordiale contiene la sua evoluzione e Kandinskij ne coglie il senso fino a prima che questa assuma la connotazione dell’oggetto. In ciò risiede la spiritualità dell’uomo, quand’egli si sbarazza di ogni identificazione con il suo “mondo reale”,  perché egli diviene libero di vagare nello spazio della naturalità primigenia insita in tutte le “cose non appartenenti”. La sua teorizzazione e la sua ricerca pittorica lo pongono per diritto al vertice assoluto dell’arte moderna, quella cioè che ha definito di conseguenza un nuovo concetto di essere umano e di realtà.

Ricordiamo che fu insegnante tra il 1922 e il 1932 al Bauhaus di Weimar, poi a quello di Dessau insieme a Paul Klee e Piet Mondrian, fu costretto a trasferirsi a Parigi quando Hitler fece chiudere la scuola, nel 1937 a Monaco venne realizzata la celebre mostra sull’Arte Degenerata, dove Hitler aborrì definitivamente le avanguardie artistiche definendole fuori legge. Ma ormai “il sasso era stato gettato” e l’onda d’urto dell’arte astratta aveva scosso definitivamente le coscienze del secolo propagandosi a dismisura nel tempo. Ancora oggi echeggiamo rano 2le sue vibrazioni e forse per sempre.

Pierdomenico Scardovi

 

Pierdomenico Scardovi