Free: Tons Of Sobs

 

dome seppia 2“Altro significa per svanire

la libertà…

in tonnellate di singhiozzi.”

ranofornace

 

Free-Worry

free color 7Il blues dilagante della seconda metà degli anni ’60 scorreva nelle vene e per i fossi della terra d’Albione, in quello che tutti  chiamano il fenomeno del “Blues Revival”. Gruppi della seconda ondata, attraverso il ponte di Alexis Korner, da John Mayall, in primis, Savoy Brown, Aynsley Dunbar Retaliation, Chicken Shack, Fleetwood Mac, Ten Years After,  seguivano una linea ancora reverenzialmente “americana”, chitarristi come Kim Simmonds, John Morshead, Stan Web, Peter Green, Alvin Lee, si rifacevano più o meno esplicitamente ai padri del delta, dove non appariva la densa e corposa pesantezza dell’amplificazione, ma quando poi i Cream aprirono la strada alla dirompenza, definendo un nuovo stile, l’hard-blues, allora Groundhogs, Black Cat Bones, Killing Floor, cambiarono registro e insieme a loro i Free di Paul Rodgers e Paul Kossoff che ne furono importanti testimoni.

free 3I Free si formarono nel 1968 a Londra, come diretta conseguenza dell’esperienza “Black Cat Bones”, artefici dell’unico bellissimo album “Barbed Wire Sandwich” del 1970, a cui non  parteciparono Paul Kossoff e Simon Kirke per la loro precedente defezione, alla coppia si unì il cantante Paul Rodgers e il giovane bassista, pupillo di Alexis Korner, Andy Fraser. Quindi in questa prima storica formazione troviamo: Paul Rodgers (voce), Paul Kossoff (chitarra), Andy Fraser (basso), Simon Kirke (batteria), inoltre  Steve Miller (piano, nel primo lp), diedero vita nello stesso anno al loro primo album “Tons Of Sobs” (island 1968), un concentrato di potenza e sintesi blues piacevolissima.

Free-Walk In My Shadow

free 2“Tons of Sobs” è il loro debutto, forse ancora un pò acerbo? Sicuramente il più sentito e spontaneo, per il sottoscritto il loro migliore in assoluto, nonostante che i seguenti lavori siano un ottimo proseguimento e maturazione del loro stile. Il genere è il blues e il loro hard-sound è caratterizzato dalla bella e graffiante voce di Paul Rodgers e dalla delirante petulanza della chitarra di Paul Kossoff, sostenuta da una bella parete di Marshall, senza trascurare la compatta e ruspante base ritmica unita alle doti compositive di Andy Fraser. Il tutto risente del languore post-psichedelico profuso dai Cream, verso un genere poco incline a contaminazioni extra-emotive, ma nel caso del “libero arbitrio musicale” assume nuove sembianze, per approcciarsi ad un orizzonte più consono alle potenti energie giovanili. I Free furono fra gli ultimi valorosi testimoni di quell’esperienza d’amore verso il genere dato dalla madre terra continentale (US), un pò troppo spesso snobbata, ma che confluirà in quell’irripetibile e “illusionistico momento collettivo” che fu Woodstock.

free kossoff 410 tracce per questo favoloso album di hard-blues, 8 originali di cui 3 firmate anche da Fraser, costituiscono l’ossatura del tardo blues inglese, il loro scioglimento avvenuto nel 1971 e subito rientrato, faranno ritardare di poco la fine di quell’epopea che fu il “Blues Revival”.

 

Free-The Hunter

free fraser 3Si parte con l’arpeggio di “Over The Green (Part 1)”, un assaggio di canto sospeso e suggestivo di Paul Rodgers che affonda nell’entrata di “Worry”, un tempo dispari che avanza impietosamente per lasciare il posto alle sentenze vocali del suo leader per  riprendere successivamente. “Walk In My Shadow”, ci porta subito al suono Cream di “Wheels Of Fire”, Kossoff non sarà Clapton, ma rimane che dir si voglia un grande chitarrista nel suo genere, se non per la tecnica, almeno per il senso di pertinenza e per l’efficacia espressiva, chapeau!“Wild Indian Woman”, prosegue la lettura del canovaccio blues, Rodgers è un cantante magnifico, potente, aperto, spavaldo, con notevoli capacità interpretative che sfiorano il soul. Il classico blues del 1941 “Goin’ Down Slow”  di Jimmy Oden, sembra uscito dalla mano di “slow hand”, che lo propose alla grande nel ’70 (quindi … smettiamola di sminuire sempre, semmai rivalutiamo senza declassare gli altri, le doti di molti talentuosi chitarristi lasciati ingiustamente nelle retrovie delle graduatorie), mentre Rodgers qui è semplicemente superlativo e il brano è reinventato, parole a parte.

free color 5L’ottimo riff di “I’m A Mover” per una “bastonata percussiva da scasso”, racconta l’avanzata senza indugi verso un’ipotetica “libertà”. “The Hunter” il blues della “Booker T. & the M.G.’s” associata alla “Stax records”, conferma le doti di compattezza dei “Free” che eseguono imperterriti ciò che è di loro competenza, esaltare al meglio le potenzialità nascoste del blues in un trascinamento bandistico esplosivo. “Moonshine”, invece è un blues lento e attendista, denso e riflessivo, in cui ognuno nella propria essenzialità fa la sua parte, senza annoiare. “Sweet Tooth”, è l’unico brano dal riff totalmente distorto esce dal cliquè dei toni caldi e moderatamente distorti della “Gibson Les Paul Standard” del 1958 di Kossoff, ma caratterizza decisamente il suono. Si giunge quindi per finire, al ritorno di “Over The Green (Part 2)”, il brano d’apertura dall’anima soul, dove Kossoff mostra brevemente anche doti di sensibilità extra-blues.

I “Free”, produrranno ancora 6 lp di cui uno live, del resto era appena iniziata la loro carriera, dopo diverse traversie e difficoltà, si arrenderanno sopratutto per il dissennato uso di droghe da parte del suo chitarrista, ormai incapace di assumere un contegno decente all’interno del gruppo,  scioglieranno la formazione classica nel 1973, Kossoff continuerà a percorrere la sua sciagurata strada che terminerà nel 1976. Ricordiamo qui la portentosa performance di “All Right Now” a Woodstock nel 1969, che li rese celebri.

rano 2Free-Over The Green Hills (Part 2)

valutaz.***** Pierdomenico Scardovi

Pierdomenico Scardovi