Lettera al Direttore di Gabriele Morelli

gabriele morelliAl Direttore di BelligeaNews Giuseppe Bartolucci

Caro Direttore,

Fin’ora mi sono limitato ad esprimere alcuni miei sentimenti e pareri sulla questione, solamente attraverso commenti postati su FB, ma la lettera di Frida Vasini, mi spinge ad esprimere alcune valutazioni più approfondite, che si possono fare unicamente ricorrendo ad una forma più estesa di scrittura, una lettera , che spero tu pubblicherai come contributo al dibattito che la rimozione del monumento ha innescato.

Permettimi in premessa, di stigmatizzare il tentativo di Bordoni di spostare la responsabilità sulla mancata partecipazione alla riunione di un quartiere! Le motivazioni mi sembrano assolutamente risibili e assurde, ma su questo non torno, poiché ha ben scritto Claudio Lazzarini.

La questione posta da Frida Vasini, invece, merita un po’ di attenzione, poiché immediatamente sembrerebbe una valutazione di buon senso, specialmente dopo quell’inizio sulla sua prima sensazione…

Ma è il concetto di bellezza, di quando un monumento o altro può considerarsi opera d’arte, come da lei espresso, che mi preoccupa. Non serve neppure il paragone con le scatolette di “merda d’artista” a cui si riferisce il Manzoni a giustificare la possibilità di definire bella o brutta, opera d’arte o meno, un lavoro espressione di un artista (e Poiaghi lo è, la sua carriera è lì a testimoniarlo, può piacere o meno, ma così è|).

Non voglio a tal proposito ripercorrere la storia dell’arte e neppure di quella contemporanea, dove troveremmo tantissimi casi controversi che hanno acceso dibattiti enormi ed anche furibondi fra i critici, ma voglio attenermi a una questione per così dire di “metodo” che si utilizza in democrazia per arrivare ad una decisione, che ovviamente e non necessariamente può piacere a tutti, ma almeno si conosce perché si è arrivati a compiere la scelta.

Non basta Frida Vasini, l’opinione personale e poi, magari, la raccolta di un po’ di consenso che inevitabilmente porta a costruire fazioni, dove, alla fine, può vincere solamente l’arroganza della maggioranza che detiene il potere.

Belligea ed il suo Direttore, a mio avviso, si sono sempre tenuti distanti dall’esprimere una critica sul merito dell’opera ed hanno condannato, invece (secondo me giustamente), il metodo e l’atto di arroganza in sé, che questo contiene.

Siccome io credo molto nei concetti base della democrazia, quindi anche dei diritti della maggioranza nel poter decidere, non contesto neppure questo, ma solamente l’averlo fatto così, in silenzio, senza nessuna trasparenza e senza nessuna discussione seriamente preparata fra la cittadinanza.

Ricordo, a tal proposito, che il monumento (oltre al periodo storico in cui fu collocato), è stato scelto con una modalità pubblica trasparente, quella del concorso fra artisti, le cui proposte furono poi selezionate da un’apposita Commissione di valutazione. Inoltre, bello o brutto, piaccia o no, rappresenta da decenni, un pezzo dell’immagine della sede Comunale e così è entrato nella memoria collettiva dei cittadini di Bellaria Igea Marina.

Può non piacere il monumento, certo, ma questa è un’altra questione che appartiene alla sfera soggettiva degli individui e che non può essere imposta agli altri senza percorsi “democratici”, obbligatori nelle scelte attinenti alla gestione della cosa pubblica.

Riflettiamo insieme Frida Vasini, perché se si lascia che la sfera soggettiva, senza regole di garanzia per tutti, possa diventare, a colpi di maggioranza, “verità pubblica”, non facciamo un bel regalo alla democrazia ed alla convivenza sociale della nostra comunità. Attenzione che queste parole non sono politichese generico, ma questioni di fondo che poi toccano la qualità della nostra appartenenza alla comunità in cui siamo inseriti.

Insomma, è come se a chi (me compreso) non piace l’architettura fascista, usasse il potere della maggioranza, per abbattere tutti gli edifici costruiti con quella forma. Credo, peraltro, che si possa convenire come neppure nella “rossa” Emilia Romagna, si sia mai posto un tema del genere.

Il gesto compiuto dall’Amministrazione, quindi, è stato profondamente sbagliato, arrogante e violento verso la città tutta e la sua memoria collettiva e non tanto verso l’autore o quella parte che si riconosce in una certa lettura della storia, che peraltro, dovrebbe essere di tutti.

Infatti, a pochi giorni di distanza, viene fatto il manifesto delle celebrazioni del 25 aprile “dimenticando” che un fattore fondamentale della nostra libertà fu rappresentato da quei cittadini (chiamati partigiani, anche se sembra una parola, a leggere il manifesto, che sia sempre più difficile da pronunciare, a proposito di salvaguardia della memoria collettiva) che rischiarono (e molti purtroppo la persero) la vita nella guerra di Liberazione!

Gabriele Morelli

22 aprile 2014

Il Direttore Giuseppe Bartolucci