“Città ViVa” parla di casa Panzini

casa panzini“Loro venivano in campagna al principio dell’estate…( Il padrone sono me ! – A. Panzini)

Povero Alfredo,

chissà cosa avrebbe scritto, se potendo tornare oggi a bordo di una vecchia lancia Aprila del 39, senza il satellitare,   fosse arrivato dal mare  alla sua casa di campagna …

Dopo i tanti sforzi compiuti per tanti anni  dalle amministrazioni comunali, le associazioni, i privati, gli appassionati, per ripristinare,  ridare alla casa una funzione museale  e  creare un circuito culturale a completamento, oggi l’accesso è frustrato da un percorso tortuoso e non certo invitante alla frequentazione.

Per quanto lo scempio della chiusura del passaggio a livello, presente a pochi giorni da Pasqua, possa essere rimpiazzato da qualcosa di verde e al contempo permeabile alla vista, non renderà mai alla casa lo  sbocco al mare che aveva.

Chissà cosa ne avrebbe scritto Alfredo, che pur trovandoci trogloditi e rurali ci aveva in simpatia…

Poi col tempo ci ha conosciuto meglio e forse ha intuito che anche arricchendoci non saremmo cambiati tanto e ci ha infatti “dedicato” il Padrone sono Mè..

La sua vigna, e i campi di grano spariti, la pineta, segata già ai suoi tempi : “La selva dei nobili pini era stata comperata da un ingordo speculatore: Per trenta lire caddero in poco tempo i tronchi secolari… “, “la marina cilestrina” che a fine maggio scompare sotto una selva di banchetti di cemento…

Sicuramente non si sarebbe limitato a pensare “ Mo guarda cosa hanno combinato questi qui..”  con  la sua solita ironia  avrebbe scritto di peggio, molto peggio..

Minimo ci avrebbe fatto capire che i soldi non sono serviti a migliorarci, che siamo rimasti quelli che eravamo…

Come sempre si tratta di scelte politiche e amministrative che partono dalle considerazioni intorno alle  priorità.

L’unica priorità in questo caso sembra essere stato l’utilitarismo.

Quanto poi sia utile o meno alla città lo lasciamo decidere ai cittadini.

Redazione