Ecco perchè Lallo Petrucci ha vinto il premio “Alfredo Panzini”

Cerchiamo di spiegare perchè Lallo Petrucci ha meritato il premio Panzini Mai nessuno è stato profeta in patria “Lallo” non fa eccezione è più famoso nel mondo che qui a Bellaria Igea Marina La storia di Lallo è la storia dei catamarani Italiani, è lunga e bella e comincia in Romagna 40 anni fa.

cata7Erano arrivati in Italia da oltre oceano alcuni esemplari di Hobie 16, assieme agli Shearwater inglesi e agli Exocet francesi. Questo nuovo modo di navigare sportivamente, a velocità impensabili fino allora e, tutto sommato, comodamente, non poteva non destare curiosità in Romagna, dove la velocità era (ed è) un culto, le brezze termiche sono una costante e le lunghissime spiagge consentono atterraggi e partenze in sicurezza; ma c’è di più: la Romagna poteva contare su un consolidato know-how, poiché costruiva già i pedalò, imbarcazioni a due scafi di vocazione turistica spinte a pedali o a remi, che permettevano a intere famiglie di fare il bagno a qualche distanza dalle affollatissime rive.

Ad intuire le potenzialità del nuovo mercato furono tra i primi Corrado Sirri e Giorgio Pirini di Cesenatico, e Lallo Petrucci di Bellaria, gli ultimi due titolari rispettivamente di Cantiere nautico e di una ditta specializzata nella produzione di strutture inox per alberghi. Dopo le incertezze dell’avvio l’impresa partì anche grazie al supporto costante dato dalla “Congrega Velisti” di Cesenatico, covo di carbonari (così erano visti allora i fans dei poliscafi) che discutevano, proponevano, provavano, consentendo così di mettere a punto un prodotto che avesse le caratteristiche di costo, sicurezza e fruibilità richieste dal mercato interno ed estero. Le doti di velocità e affidabilità del catamarano vennero definitivamente riconosciute grazie ad un’impresa che fece epoca: un gruppetto di quattro “congregati”, Massimo Nicolini, Pino Montacuti, Claudio Conti e Bruno Bisacchi, partirono da Cesenatico in una notte di ottobre del 74 per traversare l’Adriatico e approdare il giorno successivo a Crikvenica, in Jugoslavia: la dimostrazione che il catamarano era una barca “vera” era stata data, niente poteva più fermare l’affermazione dei catamarani.

Alcuni costruttori si fermarono alla creazione di un mezzo robusto e facilmente commerciabile, altri si dedicarono alla ricerca di costanti miglioramenti nelle forme, alla limatura dei pesi, all’ottimizzazione del complesso scafo-albero-vela e crearono barche stupende e vincenti: tra questi Lallo Petrucci.

Il palmarès di Lallo per i suoi successi italiani, europei, mondiali, è impressionante; ma la vetta è stata raggiunta in due occasioni: nei primi anni 2000 un 18 piedi hi tech (carbonio, composito, autoclave), viene giudicato e nominato da una giuria internazionale “Barca dell’anno”; questo avviene negli Stati Uniti, notoriamente mercato difficilissimo per i catamarani europei

La stessa barca sarà così apprezzata da costituire il mezzo sul quale correre negli anni successivi la Piccola Coppa America, il massimo avvenimento sportivo del settore, nel quale Petrucci coglie la seconda occasione: dopo la sfida del 2003, nella quale gli Americani vincono per 4 a 3, finalmente, nel 2004, si aggiudica la prestigiosissima Coppa, un sogno inseguito da vent’anni.

BIMARE e “AMERICA’ S CUP”

Kattu-Maran, da queste due parole che in polinesiano significano ” Tronchi legati” deriva la parola catamarano. L’Italia e precisamente la Romagna possono vantare la nascita di questo sport velico a livello europeo. Negli anni sessanta un gruppo di amici velisti di Bellaria e Cesenatico hanno costituito una associazione che si proponeva di divulgare II catamarano, la ” Congrega velisti”. Successivamente dagli stessi congregati è nata la Cat A Italia, il gruppo sportivo preposto all’organizzazione delle regate. Poco tempo dopo un gruppo di tedeschi del lago Ammersee e una associazione di velisti di Sidney hanno aderito alla iniziativa della Cat A Italia che li ha invitati, tutto spesato, a Cesenatico. Questo è stato II primo vero incontro a livello mondiale della categoria. II team Bimare coordinato dall’omonimo cantiere di Bellaria costruttore del famosi classe A.

Ha gestito in tutti gli anni successivi quella che si può definire una scuola di alta specializzazione ottenendo a livello mondiale, risultati esaltanti. Un nutrito palmares di titoli mondiali, europei, nord americani, nazionali, ottenuto dai nostri velisti negli anni ottanta e novanta ha consentito all’Italia di avere il primato mondiale della categoria.

Nell’anno 2000 6 nato un progetto ambizioso, l’idea di sfidare gli americani alla “Little America’ s Cup”. La Bimare ha progettato il “18 HT”, un avveniristico catamarano interamente realizzato in fibre di carbonic con l’impiego di autoclave e materiali compositi. I test effettuati durante tutto il 2001 hanno convinto che la sfida poteva essere lanciata. Non è stato necessario, gli americani ci hanno preceduto.

Spedito per via aerea ii primo esemplare negli Stati uniti, è stato messo a confronto con la concorrenza americana dominando tutte le gare. Ammesso quindi alla selezione tra le 10 barche MIGLIORI che si svolge ogni anno nel mese di novembre per eleggere la “barca dell’anno” la giuria senza esitazione ha assegnato titolo di “BOAT OF THE YEAR”TAKE OVERALL BOAT OF THE YEAR HONNORS alla barca italiana. Non era mai avvenuto prima.

II seme aveva date I suoi frutti, i TRUST della America’s Cup hanno invitato la Bimare a proporre ufficialmente la sfida. E’ stato costituito subito un team di tre equipaggi composto da tre catamarani e (i 6 migliori regatanti del memento) tra i quail Max Sirena. Patrocinati dal comune di Bellaria e sponsorizzati dalla Bimare. Barche ed equipaggi sono arrivati a Newport 10 giorni prima dell’evento.

La sorpresa e stata grande quando si è visto che anche gli americani avevano adottato per la sfida le barche della Bimare.

La vittoria era quindi affidata al valore del regatanti.

Era l’anno 2003, abbiamo perso di misura, gli americani ci hanno battuto per 4 a 3. II team non si è perso d’animo e dopo lunghi allenamenti durante l’inverno e stata riproposta la sfida per il 2004 sempre nelle acque di Newport. Questa volta è andata bene, la coppa è arrivata a Rimini, che nel luglio 2005 ha ospitato, quale defender, la sfida, per la prima volta in Italia. Purtroppo non siamo riusciti a conservarla, gli americani, col dente avvelenato, se la sono ripresa. Il team Bimare aveva comunque ottenuto una grande soddisfazione, un sogno lungo 20 anni.

Avremmo potuto riprovarci, ma occorrevano troppi soldi e lo sponsor che ci aveva sostenuto, (Red bul) durante la manifestazione di Rimini purtroppo non ha rinnovato l’impegno.

II sogno di quel gruppo di amici di Cesenatico e Bellaria, i congregati, era però pie ambizioso, L’America’s Cup si correva ancora con i monoscafi Azzurra, Luna rossa ..A quell’epoca eravamo tutti grandissimi tifosi di Cino Ricci e passavamo le notti in bianco per vedere le performance di Azzurra ,ma nella nostra testa girava sempre la stessa domanda; perché la regata più importante del mondo la si fa con barche cosi lente? Le gare vanno fatte in formula 1 e non in 500! I ragazzi della Bimare avevano visto giusto. L’estate scorsa abbiamo visto finalmente i catamarani in Coppa America. Ora siamo soddisfatti, convinti di avere dato un grosso contributo al raggiungimento di questo risultato.

Il sogno si è realizzato con pieno merito, Lallo Petrucci si è affermato nel mondo, onore a lui e ai suoi catamarani.

Il Direttore Giuseppe Bartolucci