Miles Davis: Kind of Blue

dome punta di palata 1 014“La melodia è luce sprigionata anche da una sola nota

volta al fondo buio del nostro apparato fruitivo. 

Ma all’unione di due, le corde vibrano

nell’atto di dar vita…  

Intravediamo allora noi stessi

e il colore del blues”  

ranofornace

Miles Davis- Freddie Freeloader

 

kind oblue in blukin of blue in blu 2Più che aver qualcosa da dire, avrei qualcosa da imparare ancora da questo disco. L’evidenza è sotto le orecchie di tutti, magia, indicibilmente grande. L’oscuro è la ragione della sua struttura linguistica, ciò che lo determina è pane per musicisti.

Come per chi dice “Anch’io c’ero”, voglio dire a tutti “Anch’io ho scritto”, ma…

Fiumi d’inchiostro sono stati versati oramai da quel lontano 1959 per “Kind of Blue”, il capolavoro del sestetto forse più straordinario della storia della musica jazz. Capitanato da uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi, il trombettista Miles Davis, ovvero colui che a suo dire avrebbe cambiato la musica jazz almeno tre volte nel corso della sua storia, assieme al mostro sacro John Coltrane (sax tenore) al leggendario Julian “Cannonball” Adderley (sax contralto) al grande Bill Evans (pianoforte) a Paul Chambers (contrabbasso) e Jimmy Cobb (batteria) che non hanno bisogno di presentazioni e con l’apporto di Wynton Kelly (pianoforte in “Freddie Freeloader”), il gruppo lasciò una traccia indelebile sulle coscienze musicali sessantiane di tutto il mondo. Kind of Blue fu registrato in diretta a New York in sole due sessions e si capisce la ragione. Per alcuni è il testo base del sistema armonico modale nel jazz, sicuramente il più conosciuto, ma non il solo, per altri invece come il sottoscritto, è il più bel disco jazz in assoluto. Kind of Blue fu un fulmine a ciel sereno (neanche poi tanto) per la generazione prebellica di musicisti americani e tutt’ora non ha eguali per impatto emotivo sui musicofili e appassionati del genere. Qui signori, siamo di fronte all’opera d’arte che svolge la doppia funzione di essere rivoluzionaria all’interno del suo linguaggio e di evocare la bellezza alla “portata di tutti”. Non possiamo ogni tanto non tornarci sopra, specie dopo lunghe e interminabili scorribande fra i più disparati generi musicali che ci sballottano confusamente.

davis e co. 1davis coltrane cannonball chambersSe la vita può essere intesa anche come una fluttuazione di ritmi incostanti, allora è il caso di dire che quest’opera rappresenta a suo modo un cambio temporale, un momento lungo la linea evolutiva del jazz, nel quale  l’impeto frenetico dello swing, del be bop e dell’hard bop, rallenta la sua corsa fino ad approdare in quel lontano marzo del 1959 in una rarefazione sotterranea di temi orecchiabili e malinconici, che dilagano in estetizzanti improvvisazioni sospese fra le pareti immateriali di un’armonia che stenta a cambiare, tutt’altro che invadente. Il tempo rallenta i suoi ritmi, il tempo reinventa lo spazio, in cui vagano blande e fantasmagoriche note evocative, atte a indurre al più struggente transfert della storia del jazz. Noi, di tutte le generazioni, di ogni latitudine e cultura, troviamo qualcosa di personale dentro a quest’opera. Noi che non abbiamo vissuto quei giorni, proviamo inspiegabilmente una volta per tutte il gusto del protagonismo, dove finalmente uno “specchio famigliare” riflette qualcosa che ci appartiene. Insomma, sciogliamo fra le “blue note” le più dure resistenze del nostro essere.

coltrane 1Kind of Blue è una prova di libertà, un tentativo della musica di consegnare all’ascoltatore la chiave del suo segreto: “Il primato dell’uomo come individuo, sulla degenerante spersonalizzazione di massa”. Miles Davis ferrò la sua rotaia col filo d’Arianna identificativo del blues, camminando sempre nella direzione tracciata dai padri fondatori come Duke Ellington e Charlie Parker, prendendo tutti per mano ed anche oggi che stiamo da quest’altra parte,  per immetterci in uno spazio musicale dalla forte componente melodica. Note pesate e misurate, mosse da fantasmi interiori altamente evocativi prendono il posto della tradizionale e briosa gragnola. Pian piano le pause, i silenzi già presenti qui, occuperanno sempre più nuove realtà sonore in Davis, una liquefazione melodica diretta all’essenza, diventerà essa stessa musica e sinonimo di modernità. Mentre ancora in Kind of Blue, il tema del protagonista si interpone alle improvvisazioni tecnicamente ineccepibili del sax tenore di John Coltrane e del contralto di Cannonball Adderley, in cui i ritmi ormai convulsi della  metropoli americana risparmiata dalla guerra, lasciano il posto all’intima e riflessiva condizione individuale. Davis aveva capito che il nuovo problema dell’uomo dopo il superamento del conflitto bellico, sarebbe stato la sua crescente alienazione urbana e questo è un dato che gli va riconosciuto, solo un grande artista può recepire simili intuizioni.

davis evans 1Tutti sanno che Miles Davis non può essere considerato tecnicamente un mostro, certamente è stato uno dei più grandi trombettisti jazz, ma ad esempio gente come Clifford Brown lo surclassava nettamente ed anche un  Fatz Navarro o un Roy Eldridge avevano talento da vendere, tuttavia Miles era dotato di uno stile molto originale. Era un personaggio, sempre capace di autopromozionarsi, si  contornava ogni volta del meglio offerto dal mercato strumentista (lui che ne aveva i mezzi economici). Tutti sanno del suo atteggiamento dispotico e autoritario, che sottoponeva i suoi collaboratori di turno a sforzi estenuanti di prove e riprove per soddisfare la sua straripante indole perfezionista. Non risparmiò fatiche neppure ad un genio come Bill Evans a cui deve moltissimo sul piano della struttura armonica e degli arrangiamenti e a due super fuoriclasse del sax come John Coltrane e Cannonballl Adderley, a cui deve il saggio meravigliosamente fluido delle note improvvisate, dall’altissima qualità timbrica.  

adderley 2davis evans chambers“Nulla si crea nulla si distrugge” e Kind of Blue non può essere considerato una riorganizzazione iconoclasta, ma una virata della linea ortodossa del jazz, neppure tanto traumatica. Già nell’ottocento Maurice Ravel compose il suo noto Bolero col sistema armonico modale, Claude Debussy, usava scale pentatoniche ed esatonali di origine gregoriana e le prime avvisaglie di questa novità nel jazz, fecero la loro prima apparizione nel 1927 in “Caravan” di Duke Ellington, poi via via anche in  alcuni lavori del nostro antecedenti all’opera in questione. Quindi Davis e compagni conoscevano bene la musica classica e qui si sente, se egli non scoprì “l’acqua calda”, scoprì sicuramente “l’acqua tiepida”. Ciò non vuole dire che a questa “specie di blues” non possa essere riconosciuto tutto il suo grande fascino e la novità di linguaggio sui musicisti jazz contemporanei, compreso John Coltrane, ansiosi di mettere in pratica la filosofia innovativa novecentesca, un pò affievolitasi dopo la guerra. L’avanguardia free jazz degli anni ’60, sarà comunque una conseguenza della “scoperta”  devisiana. Fra i vari elementi di novità troviamo l’estrema lentezza del tempo, l’esiguità dei cambi armonici e l’uso a tratti persistente della sordina nella tromba di Davis.

davis 2davis e co. 1coltrane adderley 1adderley 1davis 4davis 5davis 6Per non addentrarmi nella solita lezioncina insulsa fuori luogo, questa mia recensione concentrata principalmente sul valore artistico della musica, si limita solo a dire che il sistema modale riguarda un diverso tipo di scale (non più tonali) e coinvolge in primis l’armonia, con il relativo apporto melodico, consiste nel non muoversi più su una sequenza di accordi, ma su una tonalità principale, ne consegue una maggiore libertà compositiva e d’improvvisazione, ma non totale. Questo basta e avanza per noi appassionati musicofili. L’etnomusicologia ha constatato che “l’armonia tonale non era il culmine dell’evoluzione musicale  umana”. L’Africa, “è sempre stata il serbatoio di tradizioni musicali modali” come così anche la musica classica indiana insita nei raga, sistemi modali sono presenti anche nella musica tradizionale pakistana. Ma ripeto, il tonalissimo blues nero, detiene il primato in occidente, come struttura più idonea a contenere i semi per una “deviazione” modale.

kind of blue labelIl rispetto che nutro verso l’assoluta bellezza di quest’opera senza tempo, mi impone a menzionare solo i titoli dei cinque splendidi brani, presenti nell’edizione vinilica originale (six eye) in mono, pubblicata nel 1959 dalla Columbia, dicendo che  due  pezzi sono blues  “Freddie Freeloader” e “All Blues” risolti modalmente,  uno è una ballad “Blue in Green”, rimasto tonale , gli altri due pezzi  sono anch’essi risolti col sistema modale, di cui “So What” è costituito da due scale modali doriche. Quindi, “So What”, “Freddie Freeloader”, “Blue in Green”, “All Blues”, “Flamenco Sketches”, sono le luci di questo immenso tesoro. L’ascolto non potrà deludervi, o perlomeno potreste partire da qui per assaporare il piacere del jazz.

rano 2valutaz. ***** (con lode) Pierdomenico Scardovi

Pierdomenico Scardovi