La Città del futuro; l’asta fluviale

1 FOTO CRISTIAN GORI 1Il vero centro della città da sempre lasciato nell’abbandono senza nessuna cura e valorizzazione oggi trattiamo un ambito “scottante”, ovvero l’asta fluviale, quella che per decenni è stata oggetto di discussioni ……

Architetto come mai l’asta fluviale è ancora oggi uno dei punti dolenti della città?

Perchè si è parlato sempre molto senza mai realizzare un vero progetto urbano unitario dell’intera asta portuale, almeno del tratto corrispondente dalla via Ravenna al mare.

Questo è uno dei motivi per cui dopo quarant’anni ci ritroviamo di fatto nella situazione attuale, di un porto tutt’altro che attraente non che barriera tra Bellaria e Igea Marina?

Purtroppo è mancato un progetto  complessivo che affrontasse la riqualificazione di questo ambito, quella che da un ventennio a questa parte rientra nella tipologia urbana del waterfront. Di fatto si è operato sul lato Bellaria con interventi individuali privi di un coordinamento, concentrandosi prevalentemente su un edilizia residenziale anonima incapace di esplicitare e valorizzare i caratteri peculiari del luogo.

Ad oggi la situazione è irrecuperabile o è possibile ancora fare qualcosa di migliorativo ?

Irrecuperabile mai, diciamo che per quanto riguarda Bellaria la situazione è fortemente compromessa, mentre la parte sul lato Igea mantiene notevoli margini di miglioramento. Ad ogni modo ancora oggi Bellaria e Igea restano due entità non solo distinte ma separate della stessa città.

Nonostante il nuovo ponte mobile?

Il ponte mobile è un primo passo, prova a proiettare il proseguo del viale dei platani attraverso via Torre sull’ asta di Igea. Ma occorre impostare un piano di sviluppo unitario.

Non crede che in realtà non sia stata mai fatta una attenta riflessione su questa parte cosi nevralgica della città ?

Sarebbe comunque opportuno farla ora. Capire che cosa rappresenta l’asta fluviale, sulla quale è stato costruito non il porto canale ma un porto fluviale. Riconoscere  che esso ha rappresentato il “vettore di traduzione” degli abitanti verso il mare, affermare l’importanza del fiume Uso che segna e struttura il territorio di Bellaria Igea Marina e che conserva di fatto inalterato il suo alveo da circa 2000 anni.

Quindi un segno storico e orografico di assoluta importanza ?

Assolutamente, il fiume Uso prima ancora che un luogo racchiude in se il “genius loci”, dove viene ad insistere il baricentro del paese e sul  quale non siamo stati ancora capaci di sviluppare la centralità della città.

Mi spieghi meglio cosa intende per “genius loci” ?

Il genius loci  consiste nello “spirito del luogo”, la vocazione per il quale un determinato spazio fisico è sostanzialmente predisposta. Riguardo il porto tutti vi riconosciamo la centralità per la città ma non siamo stati ancora in grado di elaborare un progetto capace di esprimerla.

Ora però c’è un nuovo mercato ittico in virtù di un suo progetto urbano premiato che ha permesso al comune di ottenere parte dei finanziamenti per costruirlo ?

Si, fu un progetto urbano che era stato impostato all’interno di un disegno più vasto che prevedeva uno schema di riorganizzazione dell’intera area di via dei Saraceni-Ferrarin. Quando ricevemmo la notizia ufficiale che il progetto era stato riconosciuto meritevole di finanziamento provvidi ad impostare un ipotesi di riorganizzazione che prevedeva anche uno studio della viabilità della zona ma venni messo da parte e affidarono ad altri le fasi esecutive.

Come lei coi suoi progetti urbani vince i bandi, ottiene i finanziamenti, fa fare bella figura al comune e poi l’amministrazione  affida ad altri progettisti la realizzazione dell’opera estromettendola da tutto ?

Io dopo l’assegnazione dei finanziamenti grazie ai miei progetti non ebbi più modo di entrare nel merito in quanto venne affidato il tutto ad altri progettisti.

Ma la stessa cosa non era successo col progetto Bell’aria in Piazza per la riqualificazione di piazza Matteotti ? Non mi sembra il massimo della correttezza ?

Stessa identica cosa era accaduta per il progetto di piazza Matteotti, hanno affidato ad altri progettisti la costruzione di un progetto totalmente diverso da quello premiato dal bando provinciale. Oltre a non essere propriamente elegante, estromettere nelle fasi di definizione esecutiva  il progettista che ha impostato il progetto urbano (in entrambi i casi premiati) si viene a togliere coerenza progettuale,  snaturando  il disegno originale.

E purtroppo il progetto urbano per il mercato ittico fu anche l’unico progetto inerente l’asta fluviale che ottenne dei finanziamenti. Se non ricordo male successivamente il comune affidò ad altri  progettisti la redazione di progetti sull’asta fluviale per concorrere  a dei bandi; il Piano città nel 2012 e quello regionale del settembre 2011. Però in entrambi i bandi non solo non  ottennero i finanziamenti ma soprattutto a livello regionale fecero una pessima figura in quanto mancava il contenuto del progetto ?

Non essendo io il progettista incaricato per partecipare a quei bandi non intendo entrare nel merito, preferisco limitarmi a discute dei progetti urbani di cui mi sono occupato. Diciamo che in quei bandi il comune ebbe un esito meno fortunato.

E poi c’è la querelle darsena si, darsena no che ci martella da quarant’anni. Da architetto come vede la cosa, si arriverà mai ad una soluzione.

La darsena è diventata ormai il live motive degli ultimi decenni, ovviamente oggi le condizioni socioeconomiche rispetto al 2008 quando venne recintato il cantiere sono profondamente cambiate. Occorrerebbe riflettere se questa struttura potrebbe avere una sua valenza per la città e se si in che dimensione potrebbe essere perseguibile.

Ma su cosa si dovrebbe strutturare un progetto urbano per l’asta fluviale?

Il percorso da intraprendere dovrebbe essere quello di definire un progetto guida dell’intera asta fluviale, all’interno del quale si andranno a sviluppare nel tempo singoli interventi. È importante capire che all’asta fluviale occorre affidare il ruolo di ricostruire l’immagine unitaria della città attorno al suo asse di formazione, che trova nel corso del fiume la sua essenza storica, mentre ai singoli progetti di piani particolareggiati verrà assegnato  quello di conferire il carattere dei diversi luoghi coinvolti.

Anche se occorre riconoscere che l’ambito nevralgico è quello lato Igea corrispondente a via dei Saraceni ?

Certamente, questa zona è strategica non solo per l’asse fluviale ma per l’intera città, è li che si può attuare il processo di “ricucitura” tra Bellaria e Igea. Basti pensare la presenza sul tessuto circostante di elementi urbani di particolare valore storico attualmente non relazionati tra loro, non che incapaci di rivelarsi come emergenze architettoniche di pregio. Le due ville Nadiani appartenenti all’aristocrazia terriera del XIX secolo, il parco urbano con la monumentale colonia Roma del 1929, la torre saracena del XVII secolo e una porzione del antico tracciato della strada romana consolare Popilia, ovvero l’odierna via Ferrarin e l’ ex macello. Tutti elementi di pregio che andrebbero relazionati con un progetto.

Molti hanno criticato la possibilità di intervenire in quella zona in modo dissociato dal progetto della darsena mentre altri sostengono che gli indici di edificabilità siano troppo elevati. Non c’è il rischio di una cementificazione dell’area ?

Più che di cementificazione il rischio è quello di vedere crescere dei volumi edilizi sconnessi e privi di qualità.  Io non sono abituato a concepire un progetto sulla base degli indici ma sulla definizione degli spazi fisici attraverso i quali si esplicitano dei luoghi. Per questo sostengo la necessità di definire dei progetti urbani.

Quindi promuovere lo studio anche di un masterplan dell’asta fluviale?

Non solo dell’asta fluviale ma anche di altri ambiti territoriali di particolare importanza. Vede gli indici urbanistici hanno una loro importanza ma come parametro di verifica quantitativa, non garantiscono una qualità del progetto. Inoltre i testi normativi che appartengono alla disciplina della giurisprudenza non si prestano a rappresentare lo spazio, è il disegno l’unico strumento in grado di esplicitare la complessità e la polisemia dei luoghi. Ciò che è giuridico-burocratico evacua da ciò che è spaziale. Se in futuro si vorrà innalzare il livello della qualità urbana sarà indispensabile recuperare l’esercizio del disegno come componente fondamentale per la progettualità.-

Soltanto se si riuscirà a far diventare l’asta fluviale l’asse portante della città, riusciremo a superare le inutili divisioni e trovare quello spirito unitario di cui la città ha bisogno.

SCHEMA 3D AREA FERRARIN

Redazione