La Città del futuro terza puntata: il centro urbano.

INTERVISTA SUL CENTRO URBANO DI BELLARIA IGEA MARINA

 “RICENTRARE IL CENTRO”

1 FOTO CRISTIAN GORI 1La volta scorsa abbiamo parlato del territorio rurale, un tema inusuale per iniziare a trattare le singole problematiche di una città. Oggi vorremmo entrare nel vivo della realtà urbana, cioè nella parte urbanizzata, quella vissuta quotidianamente da cui spesso avvertiamo disagi e difficoltà di una Bellaria Igea Marina che nonostante tutto è la nostra città. perché il centro città sembra sparito come centro di aggregazione, ci domandiamo se è possibile ritrovarlo.

Architetto Gori fare un elenco delle problematiche urbane sarebbe lungo ma è altrettanto doveroso affrontare gli scenari urbani nella sua reale dimensione cercando di non nasconderci,  se vogliamo provare a migliorare la città, non crede ?

Le problematiche sono tante, questo è dovuto al fatto che la città è cambiata negli ultimi vent’anni e ciò che tutti avvertiamo è quella mancanza di un punto di incontro tra cultura sociale e l’assetto urbano. La nostra città di fatto ci corrisponde sempre meno.

Questo è dovuto al momento congiunturale negativo della crisi globale o ad altro ?

Certamente questa crisi prolungata non aiuta, ma gli inconvenienti e le problematiche urbane di cui oggi ne avvertiamo i disagi sono la conseguenza di una non proprio felice visione e gestione del territorio negli ultimi 20 anni al punto da ritrovarci una città oggetto di un fenomeno paradossale quale quello di essere cresciuta demograficamente, esaurendo tutto il territorio urbano  e contemporaneamente retratta nella sua vivibilità.

Al punto che oggi ci ritroviamo ad essere un villaggio turistico in estate e nonostante i 20.000 abitanti un eterogeneo dormitorio in inverno. Non c’è proprio nulla da salvare ?

Vorrei fuggire dal pessimismo e riprendere una riflessione  di Italo Calvino su “Le città invisibili”, dove per quanto infelice possa essere una città presenta sempre un angolo allegro da cui ripartire. Ad ogni modo occorre ripensare interamente la città, partendo da una analisi che ci permetta di comprendere i propri limiti ed individuare realisticamente le potenzialità su cui cercare di evolversi.

Nelle sue proposte elaborate per le categorie Emisfero in occasione dello studio del PSC con l’allora amministrazione Scenna lei parlava di “sistemi delle qualità” ?

Si, intendendo per qualità il rapporto tra l’esigenze che la città avanza e le prestazione fornite dagli elementi urbani. Tanto più vi è corrispondenza tra questi due ipotetici elenchi maggiore è il livello della qualità che una città può vantare.

Quali erano questi sistemi delle qualità ?

Si concentravano in quattro linee di indirizzo: in primis la mobilità (senza del quale non può prescindere nessun piano urbanistico), l’identificazione degli ambiti, la distensione del centro e uno studio generale per il territorio rurale. Un inquadramento organico che veniva poi approfondito nei singoli aspetti.

Invece riguardo al centro, mi chiedo esiste ancora un Centro in questa città ?

Più che di centro occorre parlare di centralità. La centralità non è una connotazione geografica ma rappresenta i valori e i simboli di una collettività nel modo di vivere dentro alla città. Attualmente Bellaria Igea Marina dispone di una centralità estiva che ha come sede l’arenile ma è priva di una centralità invernale.

Andiamo per ordine parliamo della centralità estiva ovvero l’arenile ?

L’arenile costituisce il fulcro della nostra identità economica, sociale e culturale; è in questo luogo che si affermano simbolicamente i valori della nostra peculiarità. Per questo sarebbe importante elaborare un progetto dell’arenile  capace di interpretare nella realizzazione dei nuovi luoghi i valori che esprimono questa centralità. A partire da uno studio sociologico di come il turista vive e si relaziona con il nostro arenile.

Mentre quello che dovrebbe rappresentare la centralità nel periodo invernale l’isola dei platani è in piena decadenza ?

Purtroppo si, i fattori di questa decadenza sono molteplici ma è certo che senza uno studio specifico di rivalorizzazione generale del viale dei platani credo sia difficile provare a migliorare la situazione e ancor più gravosa risulta il contesto del centro di Igea su viale Ennio.

Lei durante la sua breve collaborazione con l’amministrazione Ceccarelli si era occupato di redigere alcuni importanti progetti , tra cui il progetto di rivalorizzazione del centro di Bellaria e Igea con il quale poi è stato premiato a New York. Può descriverci brevemente cosa era stato previsto che l’amministrazione ha poi ignorato ?

Il progetto che ho coordinato prevedeva lo studio di rivalorizzazione dell’intero centro città di Bellaria Igea Marina. Occorre precisare che attualmente la città è caratterizzata da tre distinti ambiti centrali: isola dei platani, asta fluviale e l’asse di via Ovidio-Tibullo-Ennio. Tre centri attualmente scollegati  sui quali si prevedevano interventi di diverse scale a breve, medio e lungo termine. Si trattava di avviare un processo operativo capace di coordinare gli interventi non solo sotto il profilo strettamente urbanistico ma anche economico, commerciale e finanziario. Un progetto del centro città come “evento di luoghi” dove non solo si va ma si sta. Per fare questo erano stati coinvolti i colleghi di Gecc Lab ed Iscom Group, figure professionali di autorevolezza internazionale ma l’amministrazione non ha voluto dare seguito a questo percorso.

Ha invece dato seguito alla  sostituzione dei lampioni e al restyling di piazza Matteotti affidando l’incarico a progettisti esterni con risultati tutt’altro che esaltanti, visto che in entrambi i lavori hanno poi dovuto provvedere a correggere le opere che restano comunque poco convincenti?

Vuole che  racconti come sono andati i fatti sul progetto di “Bell’aria in piazza”? (il progetto urbano redatto per ottenere i finanziamenti per la riqualificazione di piazza Matteotti)

Se non è un segreto…

Assolutamente, mi occupai di redigere quel progetto nell’agosto del 2010 organizzando tutto uno studio sull’intero tratto del centro, dalla stazione alla fine di via Torre coinvolgendo anche via Jonio e Adriatico. Il progetto si concentrava prevalentemente sulla riqualificazione della piazza, secondo tre linee di indirizzo. Era prevista la realizzazione di una pavimentazione uniforme che facesse configurare l’intera area della piazza, l’ eliminazione delle alberature o segnaletica in modo da configurare dei coni visivi capaci di relazionare viale Guidi con via Torre e via Jonio con via Adriatico. Sostanzialmente si doveva far riemergere la configurazione dello spazio pubblico aperto che proiettava verso le vie limitrofe, ipotizzando anche una piccola tensostruttura per sottolineare l’ingresso da chi proveniva da via Jonio-centro congressi verso il mare. Si doveva lavorare per sottrazione più che per addizione di elementi urbani.

Nonostante il suo progetto arrivò primo e permise all’ amministrazione di ottenere oltre 200 mila euro per realizzare quell’intervento, come mai è stata affidata la realizzazione ad un altro tecnico per realizzare un progetto diverso da quello che l’ente provinciale aveva premiato ?

Questo non lo deve chiedere a me, io posso solamente confermare quello che lei ha appena detto.

Per concludere di cosa avrebbe assolutamente bisogno oggi il centro della città ?

Con uno slogan potrei dire “Ricentrare il centro” ovvero riconfigurare la centralità della città.

Possiamo quindi concludere, che un po’ tutto contribuisce ha questa mancanza di centralità. I tempi che sono molto cambiati basti pensare ai moderni mezzi comunicazione, non è infrequente vedere due persone al tavolo di un bar che chattano con altri amici ma non parlano tra loro, ai luoghi di ritrovo che sono cambiati non più semplici bar ma mini ristoranti spesso con musica che per quanto possa essere piacevole comunque toglie molto alla socialità, se ci mettiamo che la città appare sempre più spezzata, chiusa, il quadro appare desolante. se si passeggia sull’isola si avverte un silenzio inquietante non c’è più quella caciara di sottofondo che rendeva viva la città, un tempo partendo dalla via Giorgetti e fino alla via Arno era tutto un centro, ci si incontrava chiunque e con chiunque si parlava, oggi se vuoi vedere qualcuno devi andarlo a cercare a casa.

Redazione