Se Atene Piange…

Se Atene piange… Sparta non ride. La storia, quella vera, non quella vista attraverso le lenti deformanti di certa stampa e di certi autori ( Cicero pro domo sua*) si ripete.

Ma non vogliamo parlare del passato: se Bellaria Igea Marina piange la crisi economica attuale, l’Italia non sta certo ridendo. Alla caduta della Prima Repubblica non c’erano state avvisaglie di ciò che sarebbe venuto negli anni a seguire. Anzi ci furono anni di speranza che al vecchio modo di intendere la politica e lo stato, sopravvenisse una nuova visione e un nuovo ordinamento: l’onda di ciò che era stato fatto andò avanti per almeno un decennio, similmente a ciò che avvenne negli USA quando Bill “sigaro” Clinton annunciò trionfante il pareggio del bilancio statale ottenuto tramite le scelte politiche ed economiche del presidente Reagan ( la “reaganomics” tutt’ora materia di studio nelle università ). Poi vennero altri presidenti come da noi altri personaggi e lentamente iniziò la discesa verso il baratro in cui oggi l’Italia dei Comuni, delle Province e delle Regioni si trova, ostaggio di leggi europee ma soprattutto di una politica europea che favorisce una sola nazione.

Nei primi anni novanta la Repubblica Federale Tedesca dovette affrontare il problema dell’integrazione con la disciolta Repubblica Democratica Tedesca in cui la quasi totalità della popolazione era abituata a vivere ( con poco ) lavorando il minimo possibile e possibilmente male. Quindi per oltre un decennio la Germania ebbe i suoi guai a tenerla occupata, poi è risorta e ha fatto pagare all’Unione Europea il suddetto processo di integrazione mentre di pari passo il sistema di governo italiano esaltava la Partitocrazia e gli interessi di pochi, gli eletti, la Casta, con le sue abnormi spese, le sue auto blù, le sue assunzioni clientelari, i suoi lavori pubblici malfatti e in molti casi mai portati a termine.

Ora all’alba del nuovo anno i nodi del governo bancario del “prof.” Monti e di quello del premier non eletto Letta vengono al pettine: il Fisco piange la beffa delle accise ( – 1,7 miliardi ), il calo delle tasse indirette ( – 2,1 % ) mentre i commercianti e le imprese se la devono vedere con un crollo dei consumi che va dal 5 al 10 % con la più ottimistica delle previsioni e non è finita, perchè il bilancio pubblico è stato imbottito di clausole che faranno scattare altri rincari che tra l’altro sono già al doppio dell’inflazione.

Dov’è la “spending review”? Dove sono le misure di risparmio dello Stato? Dove sono i tanto decantati provvedimenti per rilanciare l’economia e creare nuovi posti di lavoro? L’economia non si rilancia aumentando l’IVA, i bolli e le imposte, ma dando competitività alle imprese, grandi e piccole, agli imprenditori, grandi o piccoli che siano, abbassando le tasse in modo da lasciare a imprese e cittadini il denaro per acquistare beni, fare investimenti, insomma tutte quelle cose la cui somma equivale a un’economia in ripresa.

E’ giunta l’ora che Renzi spodesti Letta dal suo incarico come deciso dalla maggioranza del partito democratico e cambi il passo di questo governo mal assortito, avendo due priorità: tagliare le spese dello stato e cambiare la legge elettorale in modo che a giugno venga eletta una maggioranza votata dal popolo e non frutto di un accordo politico di cointeresse partitico.

*Parlare per la propria causa, il proprio interesse e non per altro.

Massimo Scalzo