Il Figlio del Vento 2.

Continuiamo a parlare di Nuvolari: il suo nome, a differenza di tutti gli altri piloti, passati e viventi, non ci porta alla mente un’immagine, il viso o la macchina, bensì evoca l’immagine sfocata di un uomo dal volto sorridente e annerito, simbolo perenne di ardimento, di passione, di coraggio spinto oltre il limite della ragione e del mezzo.

Nella sua lunga carriera, esordì come autiere nella Prima Guerra Mondiale, ma divenne ufficialmente pilota nel 1920, è stato fonte di molte disquisizioni il suo rapporto con Enzo Ferrari ed è noto l’aneddoto raccontato dallo Stesso Ferrari che, quando si confrontò con il mantovano, capì che non sarebbe mai diventato il primo e pensò fosse meglio costruire macchine… le più veloci del mondo.

Il rapporto tra il Drake e Tazio, iniziato nel 1924, è stato di amicizia, stima e anche di contrasti, come in genere succede tra caratteri forti. Enzo Ferrari nel 1930 diede vita a una Scuderia Alfa Romeo e chiamò accanto a sé Nuvolari, Mario Borzacchini e Giuseppe Campari. Un team da brivido, così come da brivido sono i risultati che i tre iniziarono a inanellare. Nuvolari trionfò nella Trieste-Opicina, ed è la prima vittoria in assoluto del Cavallino Rampante.

Il divorzio, se così vogliamo chiamarlo, avvenne Il 7 agosto 1933, con una lettera di Ferrari alla Gazzetta dello Sport in cui confermava il divorzio tra la sua scuderia e i piloti Nuvolari e Borzacchini. Nivola, che già aveva autonomia sulle scelte di calendario, desiderava anche poter scegliere i piloti e questo Ferrari non poteva concederglielo. Nel 1935 i due si riappacificarono ma solo fino al 1937, quando alla guida delll’Alfa, in quegli anni inferiore alle tedesche Auto Union e Mercedes, prese fuoco due volte in due corse consecutive. La seconda volta, a Pau, Tazio riportò gravi ustioni e meditò di ritirarsi dalle corse, salvo poi farsi convincere dai dirigenti dell’Auto Union che lo volevano in squadra.

Tuttavia è possibile che il mantovano, dopo due incidenti simili con un’Alfa abbia voluto provare una macchina migliore. Nel ’36 l’Auto Union aveva dominato e nel ’37 aveva ben resistito allo squadrone Mercedes grazie all’asso Bernd Rosemeyer che purtroppo morì ( gennaio 1938 ) nel tentativo di battere il record di velocità su strada quando la sua Auto Union decollò alla velocità di 432 km/h, sembra per difetti di progetto della carrozzeria.

Ma infine il contrasto maggiore tra Ferrari e Nuvolari è stato, secondo me, per il modo con cui Nivula gli riduceva le macchine che per lui erano “sacre”… ecco ricordiamo a proposito la Mille Miglia del 1948: a Reggio Emilia il Drake bloccò di forza la 166 SC di Nuvolari o meglio quel che ne restava: era senza cofano motore, senza un parafango, con il seggiolino del meccanico divelto e soprattutto il supporto di una balestra rotto.

Oltre ogni limite umano e meccanico, questo era ( è ) Tazio Nuvolari, il Mantovano Volante, il più grande pilota di tutti i tempi, passati, presenti e futuri.

Massimo Scalzo