Trappola per la CO2

Mai applicata in maniera sistematica e intensiva nei grandi insediamenti industriali, la tecnologia Carbon Capture and Storage o Sequestration ( CCS ) è un sistema che sequestra l’anidiride carbonica ( CO2 ) prodotta dai grandi insediamenti industriali per riutilizzarla nella produzione di energia.

Il primo importante passo è stato compiuto in Norvegia, dal Tecnology Centre di Mongstad ( TCM ): questa trappola per l’anidride carbonica è stata costruita nei pressi di una raffineria e di una centrale elettrica di Mongstad ed è in grado di sequestrare ben 100.000 tonnellate di CO2 all’anno, cifra che equivale a oltre l’80 % del gas prodotto dalle due fabbriche. Il “biossido di carbonio” ( anidride carbonica è un termine che non si usa più ) rilasciato nell’atmosfera dagli impianti industriali sebbene indispensabile per la vita e per la fotosintesi delle piante, è anche il secondo responsabile dell’aumento dell’effetto serra. Giova ricordare a questo punto che l’effetto serra per ora si manifesta nei cosiddetti “microclimi” ovvero città e aree e industriali, non a livello planetario, dove sembra avvenire il contrario.

L’obiettivo dell’impianto di Mongstad non è soltanto quello di stoccare la CO2 per poterla riutilizzare nella produzione di energia, quanto soprattutto di testate due diversi sistemi di CCS e identificare il più efficace sia per la produzione che per il trasporto e la commercializzazione del gas.

Il progetto CCS è stato avviato sei anni fa ed è costato quasi 80 milioni di euro: è frutto della collaborazione tra stato norvegese, Shell e Sasol e altre industrie: il procedimento si basa sull’assorbimento del carbonio da parte di due liquidi, l’ammina ( progetto della francese Alstorm ) e l’ammoniaca refrigerata ( della norvegese Aker Solutions ). Completati i test si passerà poi allo stoccaggio del biossido di carbonio in appositi siti sotterranei e, attraverso un sistema di condutture già progettato dal TCM, l’anidride carbonica prodotta e catturata in un impianto in Germania si potrà trasportare e stoccare in Norvegia, per poi essere commercializzalizzata come materia prima per nuove centrali elettriche.

Allo stato attuale delle cose se solo tutte le attuali centrali elettriche che utilizzano combustibile fossile utilizzassero la tecnologia CCS, da sole potrebbero arrivare ad abbattere del 20% le emissioni mondiali di CO2 entro il 2050 per non parlare del risparmio dell’80 % del combustibile fossile. Non ci resta che attendere e sperare…

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Massimo Scalzo