La Trappola Elettrica.

In tempi recenti e in materia di inquinamento, si è molto parlato di “polveri sottili”, ovvero: particolato, particolato sospeso, pulviscolo atmosferico, polveri sottili, polveri totali sospese (PTS), tutti termini che identificano comunemente l’insieme delle sostanze sospese in aria (fibre, particelle carboniose, metalli, silice, inquinanti liquidi o solidi).

Il particolato è l’inquinante che oggi è considerato di maggiore impatto nelle aree urbane ( da 500 micron a mezzo millimetro ): gli elementi che concorrono alla formazione di questi aggregati sospesi nell’aria sono numerosi e comprendono fattori sia naturali che causati dall’uomo (  antropici ), con diversa pericolosità a seconda dei casi.

Il rapporto fra fattori naturali ( incendi, pollini ) e antropici è molto differente a seconda dei luoghi. È stato stimato che in generale le sorgenti naturali contribuiscono per il 94% del totale lasciando al fattore umano meno del 10%. Tuttavia queste proporzioni cambiano notevolmente nelle aree urbane dove l’apporto preponderante sono senza dubbio il traffico stradale e il riscaldamento domestico (questo molto poco se si utilizzano caldaie a gas), nonché eventuali impianti industriali (raffinerie, cementifici, centrali termoelettriche, inceneritori ecc.). In genere  il particolato prodotto da processi di combustione, siano essi di origine naturale o antropica, è caratterizzato dalla presenza preponderante di carbonio e sottoprodotti della combustione e si definisce pertanto “particolato carbonioso”. Questo è considerato, con le dovute eccezioni, più nocivo nel caso in cui sia prodotto dalla combustione di materiali organici particolari quali ad esempio le plastiche, perché può trasportare facilmente sostanze tossiche che residuano da tale genere di combustione ( diossine ). Per quanto riguarda i particolati “naturali”, molto dipende dalla loro natura, in quanto si va dll’aerosol marino ( corrosione e danni a strutture cementizie), a particolati nocivi come terra o pollini, per finire con particolati estremamente nocivi come l’asbesto. Un’altra fonte sono le ceneri vulcaniche disperse nell’ambiente dalle eruzioni che sono spesso all’origine di problemi respiratori nelle zone particolarmente esposte.

Lo Scientific Committee on Emerging and Newly Identified Health Risks dell’UE che si occupa dei nuovi/futuri rischi per la salute, considera i motori a gasolio e le auto con catalizzatori freddi o danneggiati i massimi responsabili della produzione di nanoparticelle. Lo Scientific Committee on Health and Environmental Risks, Comitato UE per i rischi per la salute e ambientali,  afferma che le maggiori emissioni di polveri fini è data dalla combustione di carbone o legna da ardere, dai processi industriali e altre combustioni di biomasse. E si segnalano alcuni dubbi sulla formazione di polveri fini, ultrafini e nanopolveri che i filtri antiparticolato emetterebbero soprattutto nelle fasi di rigenerazione periodica.

In ogni caso, la determinazione dei contributi percentuali delle varie fonti è un’operazione di estrema complessità e occasione di continue polemiche fra i diversi settori produttivi, ulteriormente accentuate dai fortissimi interessi economici in gioco.

Ora questo articolo vuole mettere in evidenza che la periodica successione delle marmitte catalitiche da 1 a 5/bis che nel corso di anni e anni ha molto contribuito al fatturato delle Case Automobilistiche e dei Petrolieri ha, come tutte le cose, avuto una fine… ora siamo all’alba dell’era elettrica ( ovviamente ibrida ) e con un nuovo compagno di merenda, le industrie che fabbricano le batterie… quelle piccole bombe ecologiche che pur potendo durare oltre dieci anni, in genere non sopravvivono al quarto anno e solo Nostro Signore ha idea di come e dove vengano smaltite: come le componenti elettroniche ( sempre meno riparabili ) tipo telefoni, televisori e PC? In Africa o nelle profondità degli Oceani? A questo proposito non lasciatevi ingannare sull’inquinamento atmosferico: vi assicuro che ben altro è il pericolo che ci minaccia… il mondo finirà sommerso dai rifiuti, non certo per il supposto effetto serra.

La trappola elettrica è scattata: nei prossimi anni le ibride elettriche si evolveranno e ricomincerà la successione di modelli sempre migliori ( per chi? ): peccato che le auto non sono le principali fonti di emissioni di sostanze inquinanti come una recente indagine ha dimostrato in occasione della alternanza della circolazione delle targhe, pari e dispari, a Roma e credo anche a Milano. Io credo che in primo luogo occorrerebbe limitare fortemente la produzione dei motori diesel per autotrazione e passare a motori benzina-metano o benzina-aria compressa: non solo le auto non sarebbero più messe all’indice come maggiore fonte di inquinamento, ma le riserve petrolifere, stimate oggi fin oltre il 2080, raddoppierebbero come minimo. Tuttavia l’inquinante più pericoloso e diffuso, l’anidride carbonica ha i giorni contati grazie alla tecnologia Carbon Capture and Storage o Sequestration, di cui presto parleremo. Per il momento se dovete cambiare auto, prendete un’ibrida a metano o una C3 Hybrid della Citroen ad aria compressa.

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Per chi volesse saperne di più sulle polveri…

Fra i fattori naturali vi sono ad esempio:
polvere, terra, sale marino alzati dal vento (il cosiddetto “aerosol marino”),
incendi,
microrganismi,
pollini e spore,
erosione di rocce,
eruzioni vulcaniche,
polvere cosmica.

Fra i fattori antropici si include gran parte degli inquinanti atmosferici:

emissioni dei motori a combustione interna (autocarri, automobili )
emissioni del riscaldamento domestico (in particolare gasolio, carbone e legna);
residui dell’usura del manto stradale, dei freni e delle gomme delle vetture;
emissioni di lavorazioni meccaniche, dei cementifici, dei cantieri;
lavorazioni agricole;
inceneritori e centrali elettriche.

Massimo Scalzo