La darsena terza e ultima puntata: la reticenza.

mosconi 1Nella prima puntata ho parlato di un risultato:  distruzione di ricchezza, riferendomi in  particolare agli strumenti  incentivanti di cubature edificatorie  previsti fin dal lontano 1986 per  agevolare il piano del porto turistico di Bellaria e la dispersione di risorse impiegate in studi e progettazioni e ore lavoro degli uffici comunali. Leggi (qui) la prima puntata

Nella seconda puntata ho parlato della mia esperienza nel consiglio di amministrazione di Portur, del clima di consenso creatosi intorno a questa infrastruttura strategica (darsena)  dei primi peccati originari che hanno reso assai difficoltoso il cammino per la realizzazione della darsena e del resto. Leggi (qui) la seconda puntata

Nella terza puntata porrò interrogativi e cercherò di ipotizzare il perché di un fallimento  di più  generazioni di amministratori della nostra città e del ruolo avuto dai media in questo grave insuccesso che è stata la non realizzazione della darsena. Auspicando una ricerca della verità che spesso in questa città è difficile da ottenere.

Nel 1996 i componenti  pubblici del CDA  di Portur vennero rinnovati a Nando Fabbri succedette Italo Lazzarini neo sindaco della città a me succedette Alfonso Vasini.  La parte delle autorizzazioni ministeriali era stata completata, si trattava di fare la parte successiva . Gli anni dal 1995 al 2000 furono gli anni della difficile convivenza fra popolari e diessini  che  portarono alla rottura del 2000. Il fronte moderato nonostante Italo Lazzarini sindaco uscente avrebbe  ceduto il passo ad Alfonso Vasini non riuscii a trovare l’accordo per la vera svolta moderata  in città. Non essendovi allora il doppio turno Alfonso Vasini perse le elezioni. Un mistero quello del mancato accordo in cui dal libro di Alfonso Vasini “e non per altro” (anche troppo voluminoso) non emergono  nomi e cognomi dei responsabili del mancato accordo e che hanno poi continuato a dare il loro “importante” apporto.  Tralascio l’esperienza  elettorale successiva  (2004/2009)  (non molto diversa dalla precedente) che ci ha regalato altri 5 anni  di governo Scenna,  la vittoria di Pirro della sinistra locale e la caduta verticale della città. In questa caduta è compreso anche lo stato di avanzamento della darsena.

In questi anni, che sul tema ho praticamente vissuto da cittadino,  ho constatato che in ben 12 anni  (dal 1996 al 2007)  vi è stato l’effetto Penelope con  un continuo fare e disfare la tela dell’attuazione della darsena.  le motivazioni furono  tante  e in tanti si misero di traverso. Proverò a  fare qualche nome: Croara,  Metropolis,   la proprietà Benelli, gli uffici comunali,  il malumore degli igeani sempre crescente e le campagne di stampa apparentemente contro l’edificazione selvaggia della città ma nei fatti contro la darsena.  A fare le spese di tutto ciò fu l’imprenditoria che era stata chiamata da ultima a realizzare la darsena.

E continuo a parlare del poco che so per conoscenza diretta.   Fra il 2005 e 2006  dopo 11 anni di fumate nere   si presenta un soggetto attuatore credibile: la cordata della Mulazzani  Italino SPA fresco  di una  proficua e consistente  esperienza  di  “edilizia contrattata” a Rimini che ha portato a realizzare il 105 Stadium  più consistenti opere di viabilità in zona Befane a Rimini.

Un sedicente “Comitato per la Darsena subito”  insofferente per l’empasse relativo alla darsena e  per    i continui intoppi che ne frenano l’attuazione fa un appello dal nome:” Non si riparta da zero: Darsena subito”. Questo appello viene firmato da diversi esponenti politici fra cui il sottoscritto ed ha l’obbiettivo di far dare una mossa ad un Consiglio comunale quasi paralizzato dalle fronde interne della sinistra con un sindaco che sta perdendo la sua maggioranza in consiglio comunale.  L’opposizione sente odore di elezioni anticipate e scatena una pesante campagna elettorale contro  ogni tipo di  nuova edificazione. E vede con fastidio  questa iniziativa pro-darsena. Paradossalmente “  l’edificazione necessaria”  che aveva aperto le porte all’edificazione meno necessaria nella trattativa con la proprietà Benelli  (Belverde, Gelso,  aree fra le due statali ecc.)  viene criminalizzata.  Iniziano a venire a meno  i fondamenti economici per l’equilibrio finanziario della darsena. Avviene quindi  la saldatura fra chi paventava la darsena lato Igea , fra chi non voleva la crescita di popolazione della città temendo di perdere posizioni di rendita  e di potere sull’economia locale. Un giornale distribuito porta a porta  diventa il megafono di tutto ciò che trova nell’insipienza amministrativa della giunta Scenna  terreno fertilissimo . C’è un disperato tentativo del “Comitato per la darsena subito” che trova  una forte sponda in un consigliere comunale  “quasi determinante” per la maggioranza  Scenna,    per cercare di portare a casa “l’inizio lavori”. Io personalmente ricevo pressioni per dare la mia disponibilità  a sbloccare lo stallo fra l’Amministrazione comunale e i nuovi attuatori della darsena con l’appoggio incondizionato di quel consigliere.  Si fa inopinatamente il mio nome quale eventuale “ assessore per la darsena” (in quanto persona fuori dagli interessi di parte) senza che io  abbia avuto il minimo  contatto con nessuna delle due parti.  Dopo 5 giorni di sarabanda sui giornali locali,  irritato dall’aggressione mediatica di coloro con cui avevo fatto opposizione per 20 anni,   incontro per cinque minuti, privatamente,  l’allora sindaco e mi rendo conto dell’impossibilità di esercitare quel ruolo (assessore per fare la darsena)  che qualche estimatore mi voleva ritagliare. Il resto della storia lo dovranno raccontare gli altri quelli che hanno contribuito all’insuccesso.

La crisi edilizia era alle porte ma ancora non c’era, chi è venuto dopo ed aveva una maggioranza ben salda  ha le attenuanti  di aver preso le redini quando la crisi ha cominciato a mordere ma io mi sento di affermare con assoluta certezza che non aveva il DNA per fare la darsena ed i comportamenti successivi,  che dovevano essere per forza in linea con i precedenti,   lo hanno dimostrato.  In vista delle nuove elezioni si  ricomincia a parlare di darsena e di possibili nuovi attuatori. Ma chi si vuole prendere in giro?

Nel maggio 2014 saranno passati ben 27 anni da quando un città motivata  e speranzosa chiese la darsena : tutti coloro che in questi anni hanno disperso questo patrimonio possono dire quello che vogliono:  il risultato non c’è. Cattolica, Misano, Riccione, Rimini, Cesenatico, Cervia la darsena di maggiore o minore importanza ce l’hanno (hanno avuto amministratori molto più bravi dei nostri) noi no.  in compenso ci consoliamo con un’altra cosa che non abbiamo: l’imposta di soggiorno. Un modo di far concorrenza alle altre località turistiche l’abbiamo trovato.

Giorgio Mosconi