Pink Floyd: The Piper at the Gates of Dawn

dome punta di palata 1 014Quando brilla una stella vuol dire che è già morta  ha detto qualcuno

ma la stella di Syd Barrett brillava maledettamente già, in quei lontani giorni…

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Pink Floyd-Astronomy Domine

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Il genio dei Pink Floyd fu la “meteora” Syd Barrett, estromesso dal gruppo per esacerbato uso di sostanze psicotrope, dopo che il suo equilibrio psichico era stato minato seriamente. Il genio fu Syd Barrett, cercatore dell’assoluto, principale autore di quel capolavoro senza tempo che è “The Piper at the Gates of Dawn”. I Pink Floyd senza di lui, saranno altra cosa, si, il più grande gruppo prog-psych-pop inglese di sempre, ma non senza il loro primo album consacrato alla storia come l’opera magna che più di ogni altra può essere considerata, il testo base, il vertice assoluto della psichedelica inglese e non. Diverse sono state le sue forme espressive, ma se vogliamo riassumerle in un solo album, nessun altro meglio di questo, definisce tutte le caratteristiche peculiari del “genere” in questione. “The Piper at the Gates of Dawn” è il paradigma, un album freddo, straordinariamente moderno.

pink-floyd con syd barrett 3La Psichedelia, prima di essere un genere musicale, è una condizione interiore, uno stato emozionale, che si realizza anche e sopratutto attraverso l’assunzione di droghe che alterano la coscienza, gli effetti creativi sono guidati dall’espansione dei sensi che cercano soluzioni musicali dai contenuti psichici più autoriflettenti. La “summer of love” degli hippie di San Francisco aveva diffuso il suo messaggio free-hedonism nel mondo, ma il prezzo da pagare per alcuni risultò alto e la storia lo ha dimostrato, Syd Barrett ancor più di altri musicisti, per allargare i confini della percezione mentale con l’LSD, per intima predisposizione imboccò la via di non ritorno. Il suo dissennato atteggiamento autodistruttivo lo condusse però a partorire l’opera più anti catartica e agghiacciante quale fu il primo lp dei Pink Floyd, nel 1967, l’astronave con cui chiunque avrebbe staccato i piedi da terra, per viaggiare verso inquietanti spazi siderali e volteggiare fra cupe brughiere interstellari.

untitleduntitleduntitleduntitledsyd2Prima di intraprendere il viaggio, occorre dire  che “The Piper  at the Gates of Dawn” fu registrato con tecniche innovative per l’epoca, ma fu anche il frutto di sperimentazioni artigianali elaborate dalla folle mente del suo leader e dalla perspicacia del gruppo, che fino a quel momento aveva assecondato ogni sua esigenza tecnico-compositiva. Il grande debutto è ritenuto dagli storici un album seminale che ha profuso intuizioni espressive colte dalle future generazioni di musicisti space-rock, dagli Hawkwind  fino agli Ozric Tentacles, alla Kosmische music tedesca, Amon Duul, Can, Tangerine Dream. Le 11 perfette tracce/meteore costituiscono il trip psichedelico ideale per ogni amante di psichedelica d’epoca, confezionato a basso costo, senza dover necessariamente far uso di sostanze pericolose e già questo la dice lunga sul potere allucinatorio di questa musica straordinaria, quanto non sublimante.

Pink+Floyd++Photo+Three++CreditLa prima traccia “Astronomy Domine” è subito un capolavoro, spedisce l’ascoltatore senza mezzi termini in direzione-radio-extraterrestre, la schitarrata di Syd come una lama, scandisce a fendenti i granitici colpi del tempo del basso fra segnali al sonar e voci catatoniche. “Lucifer Sam”, parte con la scansione “metallica” della chitarra di Barrett in un riff austero e cupo in cui brillano voci molto british come fiori della notte, decorano i rintocchi reiterati di un basso profondo e incalzante sulle effusioni graffianti di tastiera. “Matilda Mother” il canto iniziale pinkfloydiano di Barrett su un tappeto sognante d’organo Hammond, svia improvvisamente dalla linea melodica verso oscure e minacciose sequenze spaziali. “Flaming”, è un collage di voci e rumori su un ritmo tribale accompagnate al piano che evolve nel tunnel spaziale delle tastiere di Wright dove si materializzano lemuri deliranti. “Pow R. Toc H.” è un giro di basso reiterato e piano blues che sfocia in aperture solenni   d’organo e grida da rito indiano, avvolti nell’atmosfera suspense da ecomostro industriale. Il canto di “Take Up Thy Stethoscope and Walk” non melodico, apre alla chitarra gracchiante di Barrett che raschia le sue corde in preda ad un lisergico delirio.

imagesCAMNP0HZLa seconda facciata si apre con  l’assoluto capolavoro di arte visionaria “Interstellar Overdrive”, un crogiolo di armonie precarie discendenti, un viaggio acidissimo a ritroso di oltre 11 minuti ai confini della realtà umana , una sorta di specchio deformato verso l’inconscio in cui si riflettono misteriose paure disegnate dalla mente del suo autore, tempeste stellari, asteroidi che si scontrano, rumori cosmici, senza più un  filo di contatto con la terra o con la coscienza. “The Gnome” è una canzonetta ripresa da una favola de “Il Signore degli Anelli” e “Chapter 24” è un’altra canzonetta presa da una preghiera indiana dal testo oscuro, in stile minimal molto in anticipo sui tempi, come anche le nacchere di “The Scarecrow” cadenzano un motivetto minimal dalle fattezze allucinate e infine “Bike” una gag apparentemente comica dal tono freak di meno di un minuto, un salto nel vuoto tipo, “Alice oltre lo specchio” sarà la metafora sonora premonitrice e inesorabile verso un commiato.

Syd_Barrett_Abbey_Road_1975Come un peso inutile l’astronauta Barrett sarà sganciato nel vuoto dal resto dell’astronave, per un viaggio solitario verso l’incommensurabile assurdo. Da questo momento in poi, il nostro non riprenderà più il filo d’Arianna per un ritorno nel gruppo, a parte un paio di apparizioni in ” A Saucerful of Secrets”, ma riuscirà poi a creare ancora due splendidi gioielli in solitaria esperienza. Fino a poco tempo fa i vari Roger Waters, Nick Mason, Richard Wright ed il valido sostituto David Gilmour, piangevano lo sfortunato amico perduto, forse per senso di colpa, o forse per riconoscere pubblicamente gli straordinari meriti che ebbe Barrett alla causa psichedelica come forma evocativa. Oggi la sua opera pinkfloydiana è ritenuta all’unanimità, il massimo capolavoro della psichedelia mondiale per il “genere space”. La sua dipartita lo ha definitivamente consegnato alla leggenda ed è ancora  immensa la luce che la sua stella emana!

 rano 2valutaz. ***** (con lode) Pierdomenico Scardovi

Pierdomenico Scardovi

Commenti

  1. […] underground londinese nel ’67 all’UFO Club, in compagnia dei Soft Machine e Pink Floyd (qui), lui che si definiva “The God Of Hellfire”, lo ricordiamo nelle sue esibizioni […]

  2. […] base della psichedelica anglosassone (assieme a “The Piper at the Gates of Dawn” dei Pink Floyd qui e “Are You Experienced” di Jimi Hendrix pubblicato a Londra), che definisce lo stilema […]