Aeradria è il caos totale.

panoramica_aeradria1Tra sorprese dell’ultimo momento, nuovi buchi, e dichiarazioni varie, il salvataggio di Aeradria si allontana sempre più.

Doveva essere il giorno del giudizio, del ‘i giochi sono fatti’, in un senso o nell’altro. Invece è stato quello della ‘bomba’, sganciata sull’udienza da due curatori fallimentari, quello di Air, Andrea Ferri, e soprattutto da quello di RdR (Riviera di Rimini promotions), Giancarlo Ferruccini. In sostanza, il ‘buco’ di Aeradria potrebbe allargarsi di altri 15 milioni di euro, i debiti, appunto, delle due società satellite che sono fallite.

Ma, mentre quelli di Air erano già stati messi in conto da Aeradria (anche se secondo il curatore sarebbero ora lievitati in 6-8 milioni di euro), la vera sorpresa dell’udienza di ieri è stata RdR, la società che si occupava di co-marketing e raggruppava alcuni albergatori, dichiarata fallita la scorsa settimana. Ferruccini è stato nominato curatore di questa da appena due giorni, e ha in mano la perizia dei tre commercialisti che erano stati incaricati dalla stessa RdR di occuparsi del fallimento. Nella relazione, questi parlano espressamente di contabilità sparita o falsificata. Non solo, ma sempre secondo le conclusioni dei tre professionisti, RdR sarebbe stata soltanto una scatola vuota ad uso e consumo di Aeradria, così come Air (controllata al 51 per cento da Aeradria). ‘Scatole’ a cui, come sostiene la Procura, a seconda delle convenienze venivano addebitati i costi, mentre i vantaggi restavano alla ‘casa madre’. Tra le righe della relazione dei commercialisti, si leggerebbe anche abbastanza chiaramente che secondo loro a dare gli ordini non era il cda di RdR, ma sempre e solo i vertici di Aeradria. La regia era unica. E se questo venisse dimostrato, il ‘buco’ di RdR finirebbe, per legge, sul groppone di Aeradria, al punto che il curatore fallimentare potrebbe intentare contro la società una causa di responsabilità civile. Ferruccini sta ancora studiando la relazione e non si è sbilanciato, ma è un fatto che l’«esplosione» di ieri ha spiazzato tutti. Primo fra tutti l’avvocato di Aeradria, Giuseppe Lombardi, che ha chiesto un termine al Tribunale per poter visionare le nuove ‘carte’. Il collegio si è riservato, su tutto.

Di nuovo ci si trova nella condizione di prospettare più di uno scenario, tutti ugualmente possibili. Ma la domanda principale è se le ‘notizie’ saltate fuori ieri (che lo stesso curatore fallimentare di RdR deve ancora avvallare) dovranno o potranno pesare sulla decisione del Tribunale. Il Collegio potrebbe decidere di tirare dritto con il concordato e giudicare allo ‘stato degli atti’ il nuovo piano industriale presentato da Aeradria che ieri ha rilanciato con 5 milioni di euro, andando a chiudere quelle criticità sollevate dal commissario giudiziale, Renato Santini. Il quale ammette che la vicenda RdR è una novità anche per lui. «Su RdR non so nulla, e non so quanto questo potrebbe incidere sul concordato — dice Santini — ma si tratterebbe comunque di creditori al 30 per cento». I giudici potrebbero decidere anche per il fallimento, o di concedere ad Aeradria il tempo chiesto per difendersi.

Intanto il Procuratore Paolo Giovagnoli dichiara «Ogni volta che qualcuno va a vedere i conti e le carte scopre che le affermazioni di Aeradria sono false». Che ieri, per la prima volta, ha affiancato la collega, Emma Gualdi, nell’ennesima udienza davanti al Tribunale che dovrà decidere sul fallimento di Aeradria, chiesto a gran voce dai due pubblici ministeri che si occupano della maxi inchiesta sul Fellini che vede indagato l’intero vecchio cda, oltre al presidente della provincia, Stefano Vitali, e al sindaco di Rimini, Andrea Gnassi. Ed è già da un pezzo che gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza hanno ‘girato’ la loro attenzione sulla gestione finanziaria delle due controllate di Aeradria, Air e RdR, e soprattutto sul marchio Rimingo.com da parte di Riviera di Rimini promotions, dove, secondo gli inquirenti, potrebbero esserci passaggi illegali che potrebbero comportare altre responsabilità. Fra i tanti interrogatori fatti e quelli programmati per questi giorni, ce ne sono due che sono stati segretati. Quello di Alessandro Giorgetti, presidente di Air e quello di Massimo Vannucci, amministratore delegato di Riviera di Rimini ed ex vice presidente di Aeradria. I due sono stati sentiti in caserma dai finanzieri per due giorni. Interrogatori fiume a cui alla fine sono stati messi in ‘sigilli’ e che verterebbero proprio sui rapporti tra Aeradria e le due società satellite che loro giudicano le due facce di un unico ‘cervello’: Aeradria.

I vertici di Aeradria sono barricati in trincea.

«Abbiamo trovato altri 5 milioni di euro in un mese e mezzo per l’aeroporto. Era il massimo che potevamo fare in così poco tempo». È quanto Aeradria ha messo sul ‘piatto’ ieri, nell’udienza decisiva di ieri mattina.

Presenti al palazzo di giustizia l’avvocato Giuseppe Lombardi e i vertici della società al gran completo: il presidente Maurizio Tucci, il vice presidente Cristina Pesaresi e il direttore generale dello scalo Paolo Trapani. «Abbiamo consegnato — spiegano in una nota i vertici di Aeradria — tutte le integrazioni e i chiarimenti al piano di concordato già presentato nel mese di luglio». Compresa la famosa riclassificazione dei creditori, come chiedeva il curatore nominato dal tribunale Renato Santini. Ma soprattutto Aeradria ha presentato, «per rendere più credibile e sostenibile il nuovo piano industriale», le nuove risorse chieste dai giudici a ulteriore garanzia del ‘Fellini’. «Parliamo di 5 milioni di euro reperiti in poche settimane», rimarca Aeradria. Di questi 5 milioni, 3,3 vengono finanziati dai prestiti obbligazionari dei sei istituti di credito Carim (che da sola ha messo un altro milione), Asset, Banca di Rimini, Malatestiana, Valmarecchia e Popolare Valconca, e dall’emissione di bond, mentre «altri 1,7 milioni attraverso riduzioni di costi ottenute in soli 45 giorni dal nuovo management».

Alcune delle risorse «sono state stanziate da alcune banche che non sono coinvolte in Aeradria (né come soci, né come creditori) — sottolineano ancora i vertici della società di gestione del ‘Fellini’ — a dimostrazione dell’importanza e della valenza strategica sul territorio dell’aeroporto». Il consiglio di amministrazione di Aeradria ritiene che «quanto realizzato in così poco tempo a disposizione, possa essere sufficiente a favorire l’auspicato proseguimento dell’ attività in continuità, e il soddisfacimento dei creditori». Spetterà ora al tribunale decidere, sulla base del piano ma anche alla luce dei nuovi fatti emersi ieri in aula. Per i lavoratori del ‘Fellini’ saranno ancora giorni col fiato sospeso: «Il tribunale arrivi alla decisione e in fretta — dicono alcuni di loro — perché questa lunga attesa sta diventando per noi un’agonia».

Il Direttore Giuseppe Bartolucci