LOU REED: la fine di un viaggio

dome punta di palata 1 014“Essere normali

è un problema vostro

il problema vero è la vostra diversità.”

ranofornace

images[1]Sono trascorsi pochi giorni dalla prematura scomparsa di un’icona qual è  Lou Reed. “71 anni di eroina” portati magnificamente, anzi, no. Si possono tirare subito le somme senza esitazione dicendo che con lui se ne andata una delle più importanti figure della musica rock del ‘900.

Velvet Underground & Nico-Venus in Furs

 

“Genio inconsapevole”, protagonista per quasi mezzo secolo del panorama musicale mondiale. Ricordiamo subito che fu l’artefice, insieme a John Cale, Sterling Morrison,  Maureen Tucker e alla chanteuse tedesca Nico, del più fondamentale disco rock di tutti i tempi, “Velvet Underground & Nico”, quindi si comprende dove si và a parare e cioè nei sobborghi della New York della metà degli anni ‘60, nonché alla corte (la factory) di “Sua Eccellenza” Andy Warhol, mecenate e promoter, ideatore e disegnatore della famosissima copertina della banana, simbolo inequivocabile di provocazione e trasgressione, dove orgie e raga improvvisati erano all’ordine del giorno, come attività liberatorie e creative per artisti disparati.

Un lavoro inconsapevolmente rivoluzionario quello di Reed e soci, il quale non avrebbe mai immaginato che le registrazioni effettuate nel ’66, avrebbero portato a deviare il corso della storia della musica rock. VU & N contiene tutti i semi di quel processo di “maturazione” del rock, verso la cacofonia e il noise, che dal 1967, anno della sua pubblicazione, ispirò numerosi artisti di diverse generazioni fino ai giorni nostri. L’evoluzione di questo primo straordinario lavoro dei VU, con l’eponimo degli Stooges e all’album solista di Reed “Metal Machine Music” del 1975, portò allo sviluppo, di generi come la new wave, l’industrial, lo shoegaze, l’hardcore e soprattutto il noise, vero grande erede di quel lontano stridulo di viola che John Cale fece in “Heroin”. Il gruppo di Reed ha  ispirato gruppi come ”Suicide”, “Pere Ubu”, “Sonic Youth”, “Stereolab”. Se a qualcuno poi, interesserebbe “sentire delle belle tematiche del tipo: droghe pesanti, spacciatori, papponi, sesso estremo, puttane, transessuali, ballerine, nani e saltimbanchi, si accomodi…nessuno riesce ad eguagliare la perfezione dei Velvet Underground, nessuno, tranne Lou Reed”, unitamente ad un percorso che fra alti e bassi ha portato a definire negli anni, quella linea della musica “claustrofobica” e “rumoristica” attuale.

Ho avuto la fortuna di assistere ad uno dei suoi ultimi concerti nel 2011, proprio nel giorno della morte di Amy Winehouse e devo riconoscere che gli effetti della sua dissennata esistenza avevano intaccato il suo corpo e la sua anima, mi è sembrato di assistere alla riesumazione di un reperto mummificato, ma dopo aver ascoltato dal vivo l’esecuzione di “Venus in Furs” è stato per me come toccare il “cielo” o meglio “il centro della terra” con un dito, ho assistito al rito rinnovato di un’espressione mitologica. E a proposito di miti, nel “Simposio”, Platone racconta che i sessi alle origini erano tre, maschi, femmine e androgini (esseri con due teste, quattro braccia e quattro gambe), quest’ultimi furono tagliati in due dagli dei perché troppo forti, certi androgini erano tutto maschi e altri tutto femmine, la loro scissione li portò a cercare per tutta la vita, l’altra metà perduta. E se l’amore è la ricerca di ricongiungersi con la propria parte perduta, perché ancora oggi c’è chi vorrebbe impedire che questo avvenga? Forse perché la natura va “contro natura”? Reed da ragazzo fu sottoposto a elettroshock come tentativo di guarirlo dalla bisessualità, dopo 2500 anni da un pensiero così moderno come quello del grande filosofo greco, la questione rimane insoluta, almeno in ambito sociale. Reed non lascia nessun vuoto, ma lascia un’eredità ancora non totalmente dispersa e cioè, la poetica della“diversità” che da lui si eleva a status normale. Il viaggio continua…

Velvet Underground & Nico-Heroin

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Pierdomenico Scardovi