Commercio e contraffazione.

Secondo uno studio recente due prodotti contraffatti su tre provengono dalla Cina e l’mpennata degli acquisti dei prodotti low-cost è causata della crisi.

negozIl 65 per cento dei prodotti contraffatti in arrivo nel mercato europeo provengono dalla Cina che si conferma essere la centrale mondiale della falsificazione. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base della relazione annuale della Commissione europea sulle azioni delle dogane per il rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (DPI) nel 2012. Le dogane dell’Unione Europea hanno sequestrato quasi 40 milioni di prodotti per un valore delle merci intercettate vicino al miliardo di euro. I prodotti maggiormente contraffatti in termini di valore sono gli orologi (20 per cento), borse e portafogli (15 per cento), vestiti (12 per cento), profumi e cosmetici (7 per cento) e sigarette ( 6 per cento). Con la crisi in atto nel nostro paese sono inoltre in crescita le contraffazioni alimentari con un aumento del 170 per cento del valore dei cibi e bevande sequestrate dai carabinieri dei Nas nei primi nove mesi del 2013 rispetto al 2007.

cosmetVa segnalato che rispetto al 2010 ( da  Confcommercio-Format R.) è aumentato l’acquisto di prodotti parafarmaceutici (+30 % ) e di farmaci ( +20%) di dubbia provenienza con tutti i rischi inevitabili sotto il profilo della sicurezza. I capi d’abbigliamento importati annualmente in Italia sono di provenienza cinese. I prodotti, oltre a essere dei clamorosi falsi, sono spesso trattati con sostanze chimiche non idonee al contatto con la cute umana, e possono dare origine a fenomeni allergici o di intossicazione. Un esempio sono le ammine aromatiche, sostanze liberate dai coloranti durante le fasi produttive ed il successivo utilizzo dei capi d’abbigliamento.

 

negozi-cinesi2Queste ammine, assorbite a livello cutaneo, sono ad effetto cancerogeno soprattutto nei confronti della vescica. Secondo la CNA Federmoda, nel 2005 oltre la metà dei prodotti presenti sulle bancarelle era contaminato da questa sostanza, che risulta essere particolarmente abbondante nei capi di colore nero.
Ed è strano che di un maxisequestro di abiti cinesi in un magazzino alla periferia di Roma, non se ne sia più parlato. Perchè è strano? Semplicemente perchè i NAS avevano evidenziato evidenti tracce radioattive.

Insomma se da un lato l’Unione Europea non controlla che i nostri marchi, specie quelli alimentari, non vengano contraffatti ( 50 miliardi di euro di danni ) dall’altro nessun tipo di politica decisa che non sia solo di facciata, viene attuato nei confronti della Repubblica Popolare Cinese.

Massimo Scalzo