Adriano Olivetti, vero capitano d’industria.

Adriano_Olivetti_fotoritrattoAdriano Olivetti: ogni tanto capita qualcosa di buono nei programmi tv. E’ il caso dello sceneggiato su Olivetti.

Adriano Olivetti è preso nel suo fervore democratico e utopista, che tanto piacque e altrettanto tanto lo isolò allora negli anni ’50 in quell’Italia che non era troppo incline al favorire le condizioni della classe operaia e che semmai era più vicina allo scelbismo e ai suoi crimini di piazza.

Si è parlato poco di “Comunità”, la rivista sulla quale Olivetti gestiva il suo “comunitarismo” e che aveva un ufficio in via del Tritone a Roma.

Peccato, perché “Comunità” ha rappresentato allora una scelta piuttosto fuorischema e di franco socialismo che non aveva niente del nennismo allora imperante.

Restano poi di Olivetti le sue creature più affascinanti, come la macchina da scrivere Lettera 22, la sua creazione ha dato corpo allo sceneggiato. A proposito di Lettera 22, essa contava dei veri Afidonacios. Uno su tutti, Leonardo Sciascia: si racconta che a casa sua nello studio ne avesse ben due, una sul tavolo da lavoro dello scrittore, l’altra sistemata sotto il tavolo. A chi gli chiedeva il motivo lui rispondeva ridendo: “Non vorrei che se mi si rompesse la macchina da scrivere ne restassi senza…”.

la Lettera 22 fù più importante all’epoca del computer prossimo venturo dei nostri giorni, che peraltro Adriano Olivetti inaugurò autoctonamente sul finire della sua vita stroncata all’improvviso da un malanno micidiale.

Perché ricordare Olivetti? Perché non era un eccezione isolata del capitalismo, ma perché nel capitalismo di allora c’erano anche altri uomini come lui, tra i qualii Giovanni Pirelli. Che curò le Lettere dei condannati a morte della Resistenza.

Insomma non tutto il capitalismo era uguale, c’era anche chi ne ha fatto un uso più che apprezzabile.

Poi però, morto Olivetti, nelle sue aziende arrivò il cottimo: il salario legato alla produzione. Celebre resta, si fa per dire, una vertenza che gli operai di Massa fecero intorno al 1967 contro il cottimo per “aumenti uguali per tutti”. Per il movimento anticapitalista di quegli anni, dopo i Quaderni Rossi e che si affacciava verso il ’68, quella lotta fece da copione, a futura memoria. Adriano Olivetti voglio pensare ne sarebbe stato forse contento…

G.Bartolucci

Il Direttore Giuseppe Bartolucci