I nastri di Valter Lavitola che spaventano Berlusconi.

silvio-berlusconi-valter-111017080025_mediumIl faccendiere arrestato ieri per evasione dai domiciliari, conserverebbe diverse telefonate con l’ex Premier.

Quando tra un mese o un anno, al romanzo nero del berlusconismo si aggiungeranno altri capitoli, con nuovi scandali e nuove rivelazioni, sarà utile ritrovare la dichiarazione che Sandro Bondi, falco poeta della nuova Salò, ha consegnato ieri ai media: “Ci troviamo di fronte a metodi che ricordano i tribunali dell’Inquisizione, le cui vittime confessavano qualsiasi colpa ed erano indotti ad accusare altri malcapitati in seguito alla violenza che subivano”. La “vittima” in questione, che ha scomodato di sabato il redivivo Bondi, è Valter Lavitola, nuovamente arrestato. Stavolta per evasione dai domiciliari nella sua abitazione romana. E così il faccendiere già condannato per tentata estorsione a B., e tuttora plurindagato, è stato portato nel carcere di Regina Coeli. 

Aumenta il terrore a Palazzo Grazioli

In pratica, Lavitola è uscito in cortile mentre un’altra persona distruggeva la telecamera di sorveglianza fatta installare dai giudici di Napoli. Per l’avvocato, invece, sarebbe tutto normale, visto che il braccialetto elettronico del suo cliente non ha dato l’allarme. In ogni caso, il ritorno in cella di Lavitola ha peggiorato l’umore del Leader Condannato. Da mesi, infatti, Silvio Berlusconi e la sua corte sarebbero terrorizzati dai pizzini e dagli avvertimenti spediti dal faccendiere un tempo craxiano. Prima l’annuncio di un memoriale, poi l’ammissione di un archivio segreto di audio. Il curriculum di Lavitola nel centrodestra elenca fasi cruciali del berlusconismo: l’affaire Montecarlo-Fini, la compravendita dei senatori per far cadere Prodi nel 2006 (dov’è imputato con lo stesso B.), l’amicizia con il pugliese Tarantini, procacciatore di escort. Senza dimenticare gli oscuri incarichi all’estero (Brasile, Panama e Kazakistan), la consulenza a Finmeccanica e il consiglio di B. di rimanere fuori Italia per non farsi arrestare. In questo contesto, va quindi inquadrata l’uscita di Bondi. Per la serie: “Arrestate Lavitola per farlo parlare contro il Cavaliere”. Una paura che accomuna sia il falco lealista Bondi sia la colomba Fabrizio Cicchitto. Anchequest’ultimo, che con Lavitola ha condiviso una lunga militanza nella corrente socialista prima di Forza Italia poi del Pdl, ieri si è allineato a Bondi. Con gli stessi timori: “Siamo davanti a un episodio di forzatura di procedure giudiziarie che portano alla custodia cautelare in chiave persecutoria”. L’ennesimo segnale che se la bomba Lavitola esplode, devasterà la nuova Salò.

Le ipotesi sull’archivio. Si comincia con Panama

L’eventuale crollo di Lavitola in carcere, con tanto di collaborazione, farebbe perno sui ricordi del faccendiere e soprattutto sull’archivio audio di cui ha parlato per primo Sergio De Gregorio, ex senatore del Pdl ed ex socio di Lavitola. Che cosa potrebbe contenere? Chi ha raccolto le confidenze dell’ex craxiano rivela al Fatto che sono tre le piste che porterebbero ai messaggi mandati nelle ultime settimane. La prima riguarda gli appalti a Panama. Alla procura di Napoli, Lavitola è indagato per corruzione internazionale per i suoi rapporti con il presidente panamense Riccardo Martinelli, ospitato peraltro a Villa La Certosa, la residenza sarda del Cavaliere. Lavitola potrebbe aver conservato gli audio di alcune conversazioni con Berlusconi sugli appalti di Impregilo in quella repubblica. Dal raddoppio del canale di Panama alla metropolitana e a un ospedale. Affari a tanti zero. A Napoli, in merito, è stato sentito anche Massimo Ponzellini, il banchiere indagato a Milano per i finanziamenti al re delle slot Corallo ed ex presidente di Impregilo. Ai pm, Ponzellini ha confermato di aver ricevuto una telefonata di Berlusconi in merito all’ospedale. A chiedere al Cavaliere di intervenire fu Lavitola, a sua volta pressato da Martinelli.

Security e Bunga Bunga nel castello di Tor Crescenza

Nell’estate del 2010, a distanza di un anno dall’inizio degli scandali sessuali, Berlusconi decise a sorpresa di traslocare nel castello di Tor Crescenza, alle porte di Roma. Lavitola si è più volte vantato di aver garantito la sicurezza alle feste di B.. Sicurezza e anche altro, sul modello Tarantini. La conferma arriva da una telefonata fra Lavitola e la moglie di Tarantini, Nicla, così riassunta dagli investigatori: “Valter dice che Berlusconi teneva il rapporto solo per la f..a e quando lui (Valter) stava facendo la cosa del castello di Torre in Pietra veniva chiamato da Berlusconi di continuo, e continua dicendo che a lui (Berlusconi) quello che gli interessa di più è quella cosa della f..a”. Quante “chiamate continue” di B. su f..a e dintorni, ha registrato Lavitola?

I due milioni in nero a Sergio De Gregorio

Il processo di Napoli sulla compravendita anti-Prodi del 2006 spaventa molto il Cavaliere. E tra i segreti custoditi da Lavitola ci potrebbe essere anche una conversazione in cui il faccendiere convince B. a dare due milioni in nero a De Gregorio per farlo passare dall’Idv al centrodestra. Lavitola infatti fu intermediario e postino di quella trattativa, che complessivamente costò tre milioni. Uno ufficiale per il movimento di De Gregorio, gli altri due sottobanco. Rileggiamo Bondi: “All’Inquisizione (i pm napoletani) le vittime (Lavitola) confessavano qualsiasi colpa ed erano indotti ad accusare altri malcapitati (il Condannato B.)”. Ieri a Palazzo Grazioli non è stato un sabato tranquillo.

Da Il Fatto Quotidiano del 13/10/2013.

 

Il Direttore Giuseppe Bartolucci