Berlusconi, tutto con molta calma.

berlusconi-servizi-socialiDecadenza e servizi sociali per Berlusconi. Per l’una e gli altri la parola giusta è “rinvio”.

Cominciamo dalla pena di 9 mesi che il Cavaliere dovrebbe scontare scegliendo l’affidamento ai servizi sociali. Bene che vada, non se ne parlerà prima di gennaio perché i tempi della decisione del tribunale di sorveglianza sono quelli. Tra una settimana l’ex premier presenterà la richiesta a Milano, nella quale saranno indicate la dimora certa e un altrettanto certa fonte di reddito. Poi Berlusconi andrà a una faccia a faccia con un assistente sociale — di qui la dizione “affidamento ai servizi sociali” — che valuterà con lui il programma più adatto per scontare la pena. Sta più sui media, che non nella sua testa, l’ipotesi di scegliere una comunità. Chi gli sta vicino in queste ore assicura che lui «non ha ancora un’idea precisa di quello che vuole fare». Del resto, Berlusconi non è un uomo qualunque. Nel suo caso c’è un pesante problema di sicurezza, una dozzina di uomini che lo segue come un’ombra per conto dello Stato, oltre ai suoi vigilantes. In modo soft, con discrezione (rara, nel suo caso, in verità), potrebbe lavorare a un progetto economico per il recupero dei più deboli. E potrebbe farlo stando a casa sua.

Quanto alla decadenza, niente da fare. Non sarà votata in Senato prima del 19 ottobre, giorno in cui a Milano si celebra il mini-processo in Corte d’appello per ricalcolare l’interdizione. Nello slittamento c’è sotto un “magheggio” del Pdl o è una fortuita coincidenza? La colpa è dei grillini. I quali chiedono che prima di affrontare in aula il caso Berlusconi, nel quale per certo si andrà a una richiesta di voto segreto, si cambino le regole stesse di quel voto. Quindi si modifichi il regolamento. Per farlo bisogna convocare la giunta per il regolamento, presieduta dallo stesso presidente del Senato Pietro Grasso. Che non lo ha ancora fatto. Ma sta per farlo. Perché una questione come quella posta da M5S non può essere ignorata o rinviata. Va affrontata. Magari respinta. Ma discussa. Ciò comporta, ovviamente, una scelta di campo anche per il Pd. Va da sé che la discussione non potrà essere frettolosa, visto che è delicata, e non è detto che possa essere esaurita in una sola seduta.

 

Ma non basta. Al Senato è prevista oggi la solita riunione dei capigruppo d’inizio settimana. Ma la questione decadenza non può essere messa all’ordine del giorno per la semplice ragione che il presidente della giunta per le elezioni e immunità Dario Stefàno sta scrivendo la relazione che chiude due mesi di dibattito in giunta dopo il voto su Berlusconi di venerdì scorso. Il regolamento del Senato gli dà venti giorni di tempo, e l’esponente di Sel certamente non se li prenderà tutti. Ma non è detto che Stefàno sia già pronto per domani sera, giorno nel quale di solito la giunta si riunisce. Slittare di uno o due giorni o rinviare tutto alla settimana seguente? Un fatto è certo, la relazione di Stefàno è complessa perché dovrà spiegare a tutti per quale motivo ha prevalso la tesi della decadenza. A questo punto però, più si va avanti nel tempo, più si legittima il Pdl a porre la sua pregiudiziale, la necessità di aspettare la Corte di appello di Milano prima chiuderela partita della decadenza.

Il Direttore Giuseppe Bartolucci