B. rabbia e paura “Siete fuori” Oggi la conta (Carlo Tecce).

berluFESTA IN FAMIGLIA, AUGURI DA VERONICA.

Il risveglio inganna: “Questa notte, superati 59 giorni pessimi, ho dormito per 10 ore. Mi sento 37 anni”, fa sapere Silvio Berlusconi ai sostenitori di Napoli che festeggiano il 77° compleanno in contumacia. E mentre i figli Marina, Barbara, Pier Silvio (con la moglie Toffanin) e i nipoti bussano in villa San Martino ad Arcore per il pranzo con Francesca e Dudù e l’immancabile senatrice Maria Rosaria Rossi, il Cavaliere, recuperato il sonno, perde la pazienza e le colonne di Forza Italia. E li radia senza appello con il piglio televisivo di Flavio Briatore: “Fuori, che se ne vadano. Dove pensano di andare questi Quagliariello, Lorenzin e Lupi senza di me? Chissà che promesse avranno ricevuto da Napolitano e da Enrico Letta”.

La versione di Napoli è quella di un Capo che continua a ondeggiare, a invocare le elezione anticipate, ma fa capire di avere la stessa posizione delle lancette di un orologio: “Non ci possono addossare la colpa se le tasse aumentano. Siamo pronti a votare il blocco per l’Iva, l’Imu e anche una buona legge di stabilità se Letta la propone”. Che può dire tutto e niente. Per l’intera mattinata, un giorno senza i consigli infuocati di Denis Verdini e Daniela Santanchè, Berlusconi non regge la pressione, che diventa depressione e viene sedata (paradossi) con una telefonata di Veronica Lario e con un muro, inscalfibile, per gli amici che vengono respinti dal centralino. La notizia del giorno è l’ennesimo battezzo di Garnero in Santanchè: i nemici non la chiamano più pitonessa e nemmeno Danielona, ma Jiang Qing, l’ultima e agguerrita consorte di Mao.

B. NON SOPPORTA, però, la riduzione a esecutore dei desiderio di Jiang Qing e quasi litiga con Angelino Alfano che, fra mille capriole, si definisce “diversamente berlusconiano”: “Angelino, qui decido io! Cosa credi che mi faccia ordinare le cose da Daniela o Denis? Non scherzare. Ho dovuto rompere perché le dimissioni di massa sembravano una barzelletta, non potevamo restare sospesi con la sinistra che mi attacca e mi vuole in galera”. Il segretario Alfano tace, ormai non parla più con la Santanchè e detesta Niccolò Ghedini, che gestisce le manovre di Arcore e fa infervorare il Capo. Il Cavaliere è preoccupato. Il pranzo è un rituale senza sorrisi. Neanche il bigliettino di Michaela Biancofiore fa smuovere gli zigomi tirati e incipriati. Un mazzo di fiori e un messaggio: “Francesca permettendo, con tutto il mio affetto per lei presidente, forza!”.

Con un partito che sbanda e un Alfano che si agita, il Cavaliere interviene ancora: attraverso un comunicato stampa e poi in diretta a Studio Aperto. Insiste con le urne, fa sapere che si può vivere benissimo senza governo. E dice una bugia: “Domani (oggi, ndr) decideremo la linea durante la riunione con i gruppi parlamentari. Non ci saranno decisioni”. La conta in aula lo terrorizza. Non vuole nuovi processi, stavolta politici in mezzo ai “traditori che tifano per un governicchio”.

L’ORDINE DI GUERRA o di resa (improbabile) sarà emesso da Palazzo Grazioli. Nel pomeriggio, ore 17, farà ritorno nella sala Regina di Montecitorio per incontrare i parlamentari. Berlusconi spera sempre in un intervento di Napolitano, anche se la fiducia è inesistente: “Comanda la Consulta, perché non fa nulla? Le larghe intese le ho fatte nascere io, l’avrà dimenticato…”.

Oggi non avrà i figli accanto che, dice, l’hanno commosso con una lettera. Sarà circondato da falchi e colombe. Ci sarà sempre, però, il barboncino Dudù, ieri ornato con un fiocco azzurro per la ricorrenza del fidanzato, quasi marito, di Francesca.

Da Il Fatto Quotidiano del 30/09/2013.

 

Il Direttore Giuseppe Bartolucci