Monza 2013 – La Red Bull vince ma…

312 F1di massimo scalzo.

E’ andata come doveva, anzi poteva, andare. I 4 decimi abbondanti che separavano a Spa la Ferrari dalla Red-Bull si sono ridotti a due: forse la pista più favorevole alla Ferrari o, sarebbe auspicabile, un primo piccolo ritocco di Allyson. Comunque si dimostra ancora una volta la forza del binomio Vettel/RB9 ma anche che Fernando è l’unico che può riuscire a stargli dietro. Mi auguro che la creatura di Newey sia ormai giunta all’apice della sua carriera, al limite oltre il quale non è possibile andare, quindi ora tocca a Allyson trovare i due decimi mancanti, magari tre, tanto per andare sul sicuro considerate le piste a venire. Quello che ho visto oggi è ciò che spero di rivedere: due piloti determinati e nessun errore del muretto: il cambio delle gomme è stato gestito bene, forse poteva essere fatto più a ridosso di quello di Vettel, ma alla Ferrari, dati alla mano devono aver deciso che era meglio osare e comunque del senno di poi…

Massa ha compiuto una partenza che migliore non si poteva chiedere arrivando a mettere in difficoltà il campione del mondo mentre per fortuna l’ottimo Hulkenberg esita e Fernando può superarlo subito mettendosi in caccia delle Red-Bull e alla Roggia, all’esterno, si sbarazza d’autorità di Webber. Nelle retrovie Raikkonen tampona la McLaren di Perez compromettendo una gara che comunque vede le due Lotus in difficoltà: ma del resto non stanno meglio ne le Mercedes ne le McLaren. Alonso riesce a viaggiare sui tempi di Vettel e forse anche qualcosa in più, poi il tedesco comincia ad allungare. Particolare curioso la luce rossa lampeggiante che si usa in caso di pioggia della RB è accesa. La monoposto austriaca guadagna sulla Ferrari 2-3 decimi nel tratto T3 che comprende la Variante Ascari e la Parabolica ed è su questi decimi che il tedesco amministra e controlla la gara fino alla fine nonostante che dopo il pit-stop si manifestino dei non ben chiari problemi al cambio prima a Webber e poi a Vettel cui viene chiesto dai box di cambiare le marce quando compare la luce rossa. Prima della partenza sulla sua auto sono state cambiate le ultime tre marce ed era stato il cambio ad appiedarlo a Silverstone. Sembra quindi questo l’unico tallone d’Achille della monoposto austriaca che proprio nel cambio alloggia due delle tre batterie del Kers. Massa perde il terzo posto a favore dell’incalzante Webber al pit-stop e nell’ordine arriveranno al traguardo con le Ferrari si in crescita di prestazione ma purtroppo non abbastanza.

La gara ha dimostrato che i motori Ferrari sono migliori di quelli Renault ( a meno che non siano montati sull’aereo RB9 ) mentre notevole è stata la prova di Hulkenberg con la Sauber. Anche se la Ferrari aveva dichiarato a fine luglio che non era interessata al pilota, direi che potrebbe essere il degno sostituto di Massa nel caso Kimi dovesse restare in Lotus. Voci del paddock darebbero per il secondo sedile Ferrari, Massa al 50 % ( se corre come oggi ) Kimi al 40 % ( ma sembra che abbia già firmato ) e Hulkenberg al 10 %. Voci, comunque.

Tirando le somme in ottica mondiale, non me la sento di dare troppe colpe al presidente Montezemolo di quanto finora accaduto e della situazione presente: c’era quando Lauda vinceva, c’era quando Schumacher e Raikkonen vincevano e c’era anche negli anni bui, passati e presenti. La variabile certa, a mio parere, va ricercata in chi, dopo Jean Todt,  dirige la Gestione Sportiva: il suo unico mondiale, quello di Raikkonen, era scritto sulla carta in quanto la Ferrari era l’unica, fino al trafugamento delle famose 700 pagine, a conoscere gli pneumatici Bridgestone.

Ora si torna su circuiti ad alto carico aerodinamico e una piccola luce di speranza resta accesa: spetta ad Allyson e Fernando  farla diventare un faro, con l’aiuto di Massa ( che in teoria deve far vedere ad altri team quello che vale ) che oggi ha compiuto una gran gara, soprattutto riuscendo a mettere in difficoltà – il che non è poco – il campione del mondo in carica costringendolo ad allungare la frenata alla prima variante.

Massimo Scalzo