SFRUTTAMENTO E ILLUSIONI, LA REALTA’ DEGLI STAGISTI

da

stage

La morte dello stagista 21enne della Bank of America, ucciso dalla fatica dopo 72 ore di lavoro consecutive, collassato sotto la doccia, probabilmente dopo essere stato colpito da un attacco epilettico, ha solamente scoperchiato il coperchio sul mondo dello stage.

Un fenomeno amplissimo, difficile da arginare e circoscrivere, ma soprattutto caratterizzato da frequenti abusi.

Un mondo composto da giovani e meno giovani sruttati, sottopagati quando va di lusso, e sovente senza alcuna retribuzione, ancora adesso, ancora dopo il decreto Monti- Fornero che finalmente pone fuori legge la vergogna dello stage gratuito.

“Una volta venivano chiamati schiavi, adesso li chiamano stagisti” confida amaramente un giovane reduce da un’esperienza poco edificante, per usare un eufemismo.

Va detto che esiste un microcosmo composto da grandi banche, uffici di consulenza finanziaria che appartiene ad una categoria rara di datori di lavoro, una categoria extralusso, che pur non garantendo un’occupazione certa al termine del periodo di prova, retribuisce decorosamente i tirocinanti con almeno 800 1000 euro al mese, al limite della sopravvivenza ma è grasso che cola.

Il ministro Fornero ha cercato di mettere ordine in questa giungla, tracciando un regolamento in materia, introducendo qualche miglioramento, anche sotto l’aspetto retributivo, da 300 a 600 euro al mese, e si parla di cifre lorde, che variano da regione a regione.

Una regolamentazione a macchia di leopardo che finora solo poco più della metà dei governatori ha trasformato in legge. Il Piemonte riconosce al tirocinante novarese 600 euro, 40 chilometri più ad Est, a Milano, il rimborso sarà di 400.

Pur sempre soldi.

E queste regole valgono e varrano solo per gli stagisti extracurriculari, quelli del dopo diploma o dopo laurea, pertanto è facile prevedere la corsa di imprenditori furbastri alla ricerca di tirocinanti curriculari, cioè studenti che non comportano obblighi da parte del datore di lavoro, neppure sotto l’aspetto retributivo.

Un mondo che può innescare un percorso perverso, che impedisce o quasi di uscirne. Un limite temporale esiste, ed è in media di un anno, ma anche qui l’ingegno degli imprenditori si è attivato, al termine del tirocinio lo stagista viene trasferito da un ufficio all’altro, con un’altra funzione sulla carta e senza la possibilità di avere un contratto.

I casi segnalati sono degni dei migliori film di Totò.

Incredibile l’annuncio messo on line da una pizzeria, ricercava un tirocinante per sei mesi a 32 ore settimanali per imparare un nuovo e gratificante mestiere: inserviente di cucina, tradotto lavapiatti.

Mentre la Calabria ha personalizzato la legge Fornero allargando la possibilità dell’acquisizione di tirocinanti anche da parte di ditte individuali, composte da un solo titolare, bontà loro, i legislatori calabresi hanno previsto una retribuzione minima, ridotta a 300 euro, rispetto ai 400 previsti dal ministro.

Si uscirà mai dal malcostume? Forse, con le denunce.

Aggiungiamo, qui da noi il fenomeno degli stagisti presi dalle scuole alberghiere è sotto controllo? voci raccolte e molto insistenti dicono di no, pare che molti imprenditori, sottopaghino gli stagisti facendo fare loro lavori al di fuori della loro preparazione, il malcostune è ancora cosi diffuso?

Il Direttore Giuseppe Bartolucci